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Sea Ray 390 Sundancer
Siamo nel 2010 quando Barche a Motore sale a bordo del Sea Ray 390 Sundancer, il modello più piccolo della gamma Sport Yacht del cantiere statunitense, con il cuore sportivo e l’abitabilità dei suoi fratelli più grandi.
Tratto da Barche a Motore 2010, n. 3, aprile, pag. 110-117.
La prua si alza un po’ in fase di accelerazione improvvisa
C’era una volta un modo di fare barche che veniva definito “tipicamente americano”, dove l’attenzione era tutta rivolta alla funzionalità, a scapito di quella cura dei dettagli e delle finiture che da sempre ha caratterizzato il nostro modo di concepire la barca. C’era una volta, appunto. Me ne rendo conto osservando il Sea Ray 390 Sundancer che sono venuto a provare a Genova: non ha semplicemente soluzioni intelligenti, ma anche alcuni accorgimenti che mi sarei aspettato più facilmente su barche di cantieri italiani, come le finiture degli interni o la tv ad incasso nel salottino a centro barca.
Progetto: ◊◊◊◊◊
Il profilo del Sea Ray 390 Sundancer è decisamente sportivo. Mi ricorda in parte i piccoli bowrider, marchio di fabbrica del cantiere americano, dei quali sembra essere il fratello maggiore (non dimentichiamo che si tratta del più piccolo dei modelli della gamma Sport Yachts di Sea Ray). Un’impressione rafforzata senza dubbio dal disegno delle murate, che da prua scendono fino alla plancetta di poppa e dal particolare hardtop che ripara tutta la zona di guida. La carena è sportiva, come indica il suo deadrise di 21°. Un discorso a parte va fatto per gli interni, che prevedono una cabina matrimoniale a prua e due posti letto sotto la postazione di pilotaggio, separati dalla dinette da una tenda: una soluzione tipicamente “made in USA”, che su un cruiser di 12 metri da noi fatica un po’ a piacere. In realtà, se ci si pensa, la privacy è garantita comunque, essendo la cabina armatoriale chiusa da una porta.
Una doppia controstampata in sandwich con anima in poliuretano espanso a cellula chiusa è stata utilizzata per la coperta e per l’ossatura di madieri e longheroni. A conferire una maggiore rigidità al tutto sono gli strati alternati di tessuti a fibre intrecciate, mat e tessuti biassiali. Gli interni sono caratterizzati da colori chiari e da un ampio uso di legno di ciliegio.
1. Il disegno del pozzetto è particolare, con la presenza di due divani contrapposti. 2. Un mobile bar è incassato nella murata di sinistra e ospita, oltre al lavello, anche un frigorifero. 3. Postazione di guida futuristica e grande spazio per gli strumenti: questo hanno scelto i progettisti americani. 4. Il pilota ha a disposizione una poltroncina trasformabile in poggiareni, mentre un divanetto è in grado di accogliere due passeggeri.
Coperta: ◊◊◊◊
Per salire a bordo sfrutto la grande plancetta poppiera, che ospita una passerella telescopica esclusiva che Opac Mare disegna apposta per i modelli Sea Ray. Posizionata lateralmente, permette di aprire comodamente i due grandi gavoni presenti nello specchio di poppa e lascia sgombro il passaggio centrale che porta in pozzetto. Proprio il pozzetto mi ha piacevolmente colpito: rispetto alle nostre abitudini, Sea Ray ha deciso di realizzare un divano a La dritta, di fronte al quale ce n’è un altro da due/tre posti. Una soluzione particolare che, se da un lato non prevede la presenza di un prendisole in pozzetto, dall’altra assicura un grande comfort per i pasti o per serate in compagnia. A questo si aggiunge, sempre a sinistra, già al riparo del grande hardtop, un mobile bar dotato di lavello e frigorifero. Comoda, in navigazione, la postazione di guida, che conta su una poltroncina singola per il pilota, trasformabile in un poggiareni, A questa si aggiunge un ulteriore divanetto doppio fronte guida per i passeggeri. La plancia di comando è “spaziale”, con linee particolari e lo spazio per installare ben due schermi di grandi dimensioni oltre alla strumentazione di controllo dei motori e dei livelli. A questo punto, guardandomi intorno mentre uscivo dal porto, mi sono accorto che “mancava” un passaggio per raggiungere i passavanti. “Strano si debba camminare sui cuscini dei divani…”, ho pensato. Infatti, guardando più attentamente, ecco svelato il mistero. La sezione centrale del divano di dritta si può togliere, creando così un comodo gradino che porta, appunto, al passavanti di dritta, ben servito dai tientibene sull’hardtop. A prua non poteva mancare una superficie prendisole davvero grande, che non fa rimpiangere la mancanza di una seconda in pozzetto.
In alto a sinistra, la dinette a dritta del quadrato, servita da un tavolo ovale di buone dimensioni. In alto a destra, la cucina, con tanti spazi di stivaggio. In basso a sinistra, il salottino a centro barca, che si può trasformare in un comodo letto doppio. In basso a destra, la cabina armatoriale, spaziosa e ben illuminata.
Interni: ◊◊◊◊
Che spazio! Ecco il primo pensiero che mi attraversa la mente scendendo nella dinette del 390 Sundancer. Alla mia sinistra trovo la cucina equipaggiata di tutto punto, con lavandini, due fuochi, forno e frigorifero, di fronte alla quale ecco la classica dinette con tavolo ovale regolabile. A centro barca i progettisti americani hanno optato per un salottino con divano a L trasformabile in un letto doppio. Nonostante sia collocato sotto alla postazione di guida, le altezze sono buone; un piccolo armadio permette di appendere diversi capi di vestiario. La cabina di prua ha invece un grande letto matrimoniale (194×175 centimetri le sue misure e notevoli spazi di stivaggio. Il locale toilette è sinistra, separato dalla doccia, che invece è a dritta dell’ingresso alla cabina. L’insieme è molto gradevole, caratterizzato da colori chiari sia dei tessuti sia del legno di ciliegio.
Impiantistica: ◊◊◊◊
Le dotazioni di serie sono, come da tradizione del cantiere americano, molto ricche e consentono crociere anche lunghe nel più totale relax. Un accenno particolare però devo farlo sull’insonorizzazione della sala macchine, notevole anche in fase di spinta. Tra gli optional viene data la possibilità di avere il pozzetto e la piattaforma poppiera in teak e i winch di tonneggio.
Motorizzazione: ◊◊◊◊
Al momento è disponibile una sola motorizzazione, che prevede una coppia di Cummins QSB da 380 cavalli, accoppiati a trasmissioni Zeus dell’ultima generazione. Questo ha permesso al cantiere di non montare l’elica di prua. La presenza del joystick, infatti, fa in modo che la barca sia in grado di manovrare con facilità anche in spazi ristretti (l’ho provato rientrando al marina) e addirittura di traslare.
Prestazioni: ◊◊◊◊
Il cielo grigio che mi ha accolto a Genova faceva temere il peggio. Invece, per fortuna, il vento non si è alzato e a parte un po’ di onda lunga, residuo di qualche sventagliata al largo, il mare si è mantenuto abbastanza tranquillo. A bordo del Sea Ray 390 Sundancer siamo in tre, con un quarto del carburante imbarcato e la carena abbastanza pulita il giorno prima. L’uscita dal Marina Genova Aeroporto è lunga e con i motori quasi al minimo. Il controllo al timone è comunque totale e non ho bisogno di effettuare alcuna correzione. Una volta usciti in mare, spingo subito a fondo le manette: la risposta è immediata. L’unico neo è il sollevamento un po’ eccessivo della prua in fase di accelerazione: problema che si risolve ovviamente da solo con l’ingresso in planata della barca. L’accelerazione è costante e mi ha permesso di raggiungere i 29,4 nodi a 2800 giri. Con carena e eliche perfettamente pulite ritengo possa superare agevolmente i 30 nodi, perché questi motori possono girare fino a 3000 giri circa. La maneggevolezza è comunque notevole, con un raggio di virata stretto che mi ha permesso di manovrare senza alcun affanno per superare le onde. La carena a V profonda ha senza dubbio fatto il suo lavoro, dimostrando caratteristiche adatte ad affrontare anche un mare più impegnativo rispetto a quello che mi sono trovato davanti. Poi ho deciso di lasciare il timone al comandante e di fare un piccolo esperimento. Mentre lui portava la barca al massimo, mi sono seduto in pozzetto per verificare il comfort in navigazione dei passeggeri: prova superata; nonostante una serie di manovre sportive non ho mai avuto bisogno di afferrarmi ai tientibene.
Quanto costava
Il Sea Ray 390 Sundancer veniva venduto al presso di 615.000 euro (IVA esclusa).
di Alessandro de Angelis
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