Classic Boat Archive | 2011 – Sea Ray 235 Weekender (7,4 m) TEST

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Sea Ray 235 Weekender

Debutta nel 2011 questo sette metri e mezzo di puro divertimento, dove tutto è pensato per rendere il più piacevole possibile una giornata a bordo. Barche a Motore lo ha provato per voi.

Tratto da Barche a Motore 2011, n. 2, febbraio, pag. 110-114.

In alto, gli interni del Sea Ray 235. Sotto, la barca in navigazione.

PREGI:

  • Layout pozzetto molto vivibile
  • Dinette aperta smontabile e facilmente riponibile sotto la seduta
  • Accesso alla prua molto pratico e sicuro

DIFETTI:

  • Struttura tendalino ingombrante e bruttina
  • Volumetria sottocoperta un po’ troppo essenziale

Una volta li apostrofavano “vorrei ma non posso”. Sono i piccoli motoscafi che su misure “under 8” (nel senso di metri) cercavano di riprodurre fattezze e sensazioni dei modelli più grandi. Vecchi stereotipi che possono essere abbandonati e con questo 235 Weekender la categoria inaugura una nuova stagione dove tutto, non solo è possibile, ma rischia di diventare anche terribilmente divertente.

Progetto: ◊◊◊◊

Cosa c’è da inventare in 7,50 metri di lunghezza? Poco. Consci di questo, in Sea Ray hanno puntato su una barca dalle linee sobrie, che sono riusciti a personalizzare in ben tre versioni attraverso altrettanti “pacchetti” di allestimento. Quella in prova è la Overnighter che prevede in pozzetto un mobile con frigorifero, cucina e lavandino nonché il serbatoio dell’acqua. In alternativa la Mediterranean Lounge con divano a L che, abbassando il tavolo, diventa uno spazio prendisole e sotto trovano spazio ampi gavoni; e infine la Fishing, pensata per gli amanti della pesca, con due cassetti per ami ed esche, imbottiture sul perimetro del pozzetto, un tagliere sopra il vano motore e sei portacanne.

Costruzione: ◊◊◊◊

Sulla qualità dei manufatti Sea Ray non si discute, magari non brillano per sigle avveniristiche, ma la vetroresina è di quella ben lavorata e basta uno sguardo superficiale anche a questo Weekender per averne la conferma.

Gli esterni del Sea Ray 235 sono pratici e confortevoli.

 

Coperta: ◊◊◊◊◊

È qui che il Sea Ray 235 offre il meglio di sé. Se devo essere sincero sarei disposto ad affrontare un solleone pur di non vedere la bella linea rovinata dalla struttura del tendalino e voglio credere che una soluzione che lo renda meno vistoso quando non è in uso la si debba trovare. Detto della cosa che non mi piace, tutto il resto è dove è giusto che sia e dove è più funzionale. A cominciare dalla plancetta di poppa dimensionata per offrire un comodo riferimento per il bagno, ma anche per lo sci nautico. Pratico il sistema del divano con i cuscini, che lasciano il posto a un gradino che facilita l’accesso, mentre l’elemento centrale nasconde sotto la seduta il piano del tavolo del pozzetto con il relativo supporto (che serve anche per il tavolo sottocoperta). Il divano è a L e si allunga sulla murata di dritta fino alla seduta del driver, che ha il cuscino ribaltabile, così da favorire anche la guida in piedi. Bella quanto semplice la plancia, che allinea gli strumenti del motore e lascia spazio anche per altri accessori. A sinistra, c’è un’altra poltroncina per il passeggero corredata di portabicchieri, mentre al centro il tambuccio scorrevole è conformato con tre gradini, che consentono di accedere facilmente allo spazio prodiero attraverso l’apertura del protettivo parabrezza. Si viene così a costituire una zona solarium direttamente comunicante con il pozzetto. Resta da dire del grande vano motore e dell’ampio gavone che si apre sul piano di calpestio del pozzetto, che sul modello in prova era ricoperto da moquette ma che, come altro optional, potrebbe esserlo anche in teak.

Interni: ◊◊◊

Non mi aspetto molto e, in effetti, la cabina, soprattutto se trasformata in un unico piano imbottito, sembra abbastanza limitata. Basta però allestire il tavolo e subito cambia aspetto, mettendo in mostra un buon dimensionamento, tanto da poter essere un riparo tutt’altro che di fortuna nel caso di un cambio repentino del tempo. C’è anche il wc chimico e le due cuccette sono comunque ben dimensionate e quindi una notte a bordo non è un’ipotesi da scartare.

A sinistra la plancia di comando, essenziale ma completa. A destra, il pratico tavolino a scomparsa.

 

Impiantistica: ◊◊◊◊

La forza di un cantiere come Sea Ray è la grande produzione di serie, che garantisce elevati standard qualitativi, e un modello “popolare” come questo 235 vede esaltata questa caratteristica. Gli impianti di bordo non sono molti ma tutto quello che c’è è eseguito con cura.

Motorizzazione: ◊◊◊◊

Il modello in prova montava un MerCruiser V6 a benzina da 4,3 litri e 220 cv con piede poppiero Alpha, la motorizzazione d’accesso. Il cantiere in alternativa offre anche la versione V8 di 5 litri e 260 cv con piede poppiero Bravo III, a cui si aggiungerà anche un turbodiesel Cummins a 4 cilindri e 170 cv. Scartando la terza, per tipologia di utilizzo e prezzo, sono curioso di verificare le prestazioni del 220 cv, che non sembra incontrare troppe simpatie rispetto al più potente V8.

I dati della barca e le prestazioni misurate.

 

Prestazioni: ◊◊◊◊◊

Lago di Garda con tramontana mattutina che a Peschiera crea un’onda formata, ottimo banco di prova per il piccolo Sea Ray 235. Non c’è neppure il tempo di dare fondo alle manette per capire che le sensazioni sono quelle giuste: la progressione è decisa, in meno di 10 secondi siamo in planata a una velocità di 15 nodi e a 3500 giri. Provo a rallentare per verificare la planata minima, che si mantiene a 2700 giri e 11,5 nodi con un consumo davvero contenuto: 27 litri all’ora. È il momento di provare a incrociare la nostra scia per mettere un po’ alla prova la carena che già con le onde del lago aveva dato dimostrazione di trovarsi a proprio agio. Il passaggio è sempre morbido anche contro quelle incrociate e più maligne. Tutta la struttura si mostra solida e, anche se gli spruzzi si alzano alti, nel pozzetto mi sento molto protetto e in effetti nulla si bagna. Con questo 235 Weekender c’è proprio da divertirsi e la motorizzazione V6 è più che sufficiente: anche se la differenza di prezzo non è elevata rispetto al V8, le economie di esercizio mi fanno propendere per questa soluzione.

di Alberto Mondinelli


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