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Benvenuti all’interno della rubrica Classic Boat, la “custode” storica e culturale della testata, un luogo dedicato all’approfondimento delle figure, delle barche e degli sviluppi progettuali che hanno segnato l’evoluzione della nautica a motore. In questo articolo, per aiutarvi a navigare al meglio un panorama vastissimo quale quello del mondo classico, approfondiremo cinque casi d’eccezione, ovvero 5 “prime volte”, 5 barche la cui comparsa ha segnato la nascita ed il successo di una gamma, di un cantiere e, talvolta, anche di un genere…
Classic Boat Cult | Da Bertram a Sunseeker, 5 ‘prime volte’ che hanno fatto la storia
Ci sono barche che non appartengono soltanto ad un cantiere, ma sanno inscriversi in tradizioni più ampie, inserendosi in genealogie culturali talvolta più rilevanti se viste dalla distanza, piuttosto che nel dettaglio. Lo abbiamo già visto nel nostro scorso articolo, “Dal primo Magnum al Riva Ferrari: la stirpe nobile delle barche veloci”, e, attraverso un taglio differente, lo rivediamo ora con i seguenti cinque scafi, brillanti non soltanto di per sé, ma anche in quanto pietre angolari di una svolta importante. Ecco, quindi, 5 barche che sanno andare oltre se stesse, facendosi indici di uno specifico momento in cui qualcosa è cambiato, portando un cantiere all’abbandono delle regole e al dar vita ad un qualcosa di nuovo e, con il senno di poi, rivoluzionario a modo suo.
In quest’ottica, abbracciando il Bertram 31, il Rio Espera, il Princess 45, il Pershing 45 ed il Sunseeker 63, ecco un primo sguardo a cinque di questi scafi, ognuno a suo modo capostipite di qualcosa, ognuno una “prima volta”. Attenzione però, non vogliamo certo esser qui esaustivi. Questo è un primo assaggio, un La che vuole farsi corale, accogliendo i vostri consigli, le vostre opinioni e le vostre idee in merito. Avete altre capostipiti in mente, barche il cui impatto andrebbe esplorato e/o approfondito? Scriveteci a cl*********@***********re.com
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Sunseeker Predator 63
Bertram 31 | 1961, 9.4 m
Ci sono invenzioni che cambiano il corso della storia, altre che passano in sordina. Quest’ultimo non è il caso del Bertram 31, il primo scafo dell’omonimo cantiere, la barca che cambiò il mondo del diporto per sempre.
Il germoglio di questo successo lo troviamo oltreoceano, a Newport –nel Rhode Island– sul finire degli anni cinquanta. E, qui, nel 1958 per esser precisi, in occasione dei trial dell’America’s Cup troviamo Richard “Dick” Bertram, imbarcato sul 12 Metri S.I. Vim. Ed è proprio da bordo di questa perla della nautica a Vela che Richard Bertram scorge un piccolo tender di 23 piedi attraversare la baia con velocità e stabilità eccezionali. Eccezionali, s’intende, a causa delle difficili condizioni meteo del momento. Non si era mai visto nulla di simile, nessuna barca poteva farcela.
Si trattava di un innovativo progetto di C. Raymond Hunt, uno scafo caratterizzato da una V profonda (deep-V) con un deadrise di 24 gradi che si estendeva per l’intera lunghezza dell’imbarcazione. Colpito, Bertram commissiona così a Hunt il prototipo di un 30 piedi sviluppato secondo lo stesso principio. Nasce così Moppie, un successo clamoroso che spinge Dick Bertram a commercializzare il progetto, non più in legno, ma in vetroresina. È ormai il 1961 e nasce così il cantiere Bertram e, sua colonna portante, il Bertram 31, un gioiellino di 9.4 metri, primogenito eccezionale. – Scopri di più sul Bertram 31 e sul cantiere, leggi QUI il nostro articolo di approfondimento
Sarnico, Lago d’Iseo. Qui nasce la storia di Rio Yachts (all’epoca Avionautica Rio, QUI la storia), anche questa in quel 1961. Una storia che, come lo stesso cantiere documenta, nasce con il Rio Espera, il primo modello del neonato cantiere, pietra inaugurale dell’epopea della ‘liuteria nautica’ firmata dai coniugi Scarani.
Primogenito di quella che diverrà l’odierna serie ‘classic’ di Rio, il piccolo Rio Espera è la grande chicca dei primi anni, uno scafo di estremo successo, elegante, raffinato e quintessenziale del periodo. Lungo 6.6. metri –in origine, poi 6.9 in seguito a debiti aggiornamenti–, qui legno è la parola d’ordine, il primo elemento ad emergere, cuore pulsante di uno scafo più che classico. La prua è breve, disegnata da un dritto prodiero con poco slancio, eppure subito equilibrata dal parabrezza e dalla lunga coperta, pulitissima nella versione standard, o servita da un prendisole sopra il vano motore, nella versione TA. Un complesso che, nel suo intero, disegna uno scafo elegantissimo, una ‘prima volta’ del cantiere che, giustamente, darà subito vita a numerose ‘sorelle’, barche altrettanto eccezionali, quali il Rolls Rio ed il Rio Bonito per citarne alcune. – Scopri di più sul Rio Espera e sul cantiere, leggi QUI il nostro articolo di approfondimento
Rio Espera
Princess 45 | 1982, 14 m
Con il Princess 45 si affronta forse la “prima volta” più delicata; una prima volta che non fa infatti riferimento ad una primogenia di gamma o produzione, ma che guarda a diversi e differenti primati, qui forse ancor più importanti che fossero i precedenti due. Il Princess 45 non è infatti il primo scafo ad aver lasciato il cantiere, un primato che spetta al Project 31; e tanto meno è il primo Princess a chiamarsi così, un merito che va invece al più piccolo Princess 32. Il Princess 45, però, è comunque qualcosa di più.
Firmato da Bernard Olesinski il Princess 45 è infatti il terzo scafo a lasciare il cantiere di Plymouth, ma è contemporaneamente una svolta epocale per il marchio, che qui, per la prima volta, diverrà non più Marine Projects, ma Princess Yachts. Il Princess 45 è infatti lo scafo del decollo, la pietra miliare che cambia il corso del brand: è lo scafo che rivoluziona il concetto di flybridge inteso fino ad allora e, soprattutto, è lo scafo di serie più grande allora mai costruito nel Regno Unito. Una serie di primati minori ma che, nel complesso, lo rendono invece la più importante pietra miliare del marchio, una ‘prima volta’ diversa, ma altrettanto eccezionale. – Scopri di più sul Princess 45 leggi QUI il nostro articolo di approfondimento
Princess 45
Pershing 45 | 1985, 13.8 m
Pershing è oggi un colosso evocativo di sensazioni e stili ben specifici: scafi slanciati, linee sportive, lusso e divertimento. Un’eredità che il brand si porta dietro da quarant’anni circa, quando uno scafo ben preciso prese vita, cambiando tutto. Era il 1985 e veniva varato un incredibile progetto di Fulvio De Simoni, un 13.8 metri sportivo e cabinato, capace di 37 nodi e, soprattutto, di rivoluzionare il mercato. Il Cantiere Navale dell’Adriatico lanciava una sua novità assoluta, il Pershing 45, il primo Pershing.
Quella nata con il Pershing 45 non fu infatti soltanto una linea, ma fu in primis un manifesto fondativo, veniva data vita ad una tipologia inedita: il motoryacht veloce, sportivo e lussuoso, uno scafo incaricato di fondere le prestazioni di un vero offshore con l’abitabilità e il comfort tipici dei grandi cruiser classici. Un manifesto azzeccatissimo, un successo e una ‘prima volta’ eccezionale. – Scopri di più sul Pershing 45 e sul cantiere, leggi QUI il nostro articolo di approfondimento
Pershing 45
Sunseeker Predator 63 | 1994, 17.5 m
Sunseeker è oggi uno dei nomi più riconoscibili della nautica sportiva britannica, sinonimo di scafi veloci, profili tesi e di una certa idea di lusso; ma gran parte di questa identità si condensa in un preciso anno d’origine: il 1994, quando vide la luce il primo Predator 63, capostipite di quella omonima linea, Predator, poi destinata a durare oltre trent’anni. Non fu una semplice novità di gamma, bensì l’inizio di una nuova genealogia, di cui il Predator 63 si fece subito vessillo, introducendo un linguaggio formale influenzato dall automotive –fatto di linee morbide, tese e curvilinee– allora del tutto nuove nel lessico del brand. Un linguaggio che, 30+ anni dopo, il marchio non ha perso, tenendo infatti viva quella stessa linea Predator che, con il 63, vide appunto gli albori. – Scopri di più sul Sunseeker Predator 63, leggi QUI il nostro articolo di approfondimento
Sunseeker Predator 63
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