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Il nostro focus, in questo Speciale “Migliorare la Barca” sull’organizzazione della coperta. Ecco i consigli e le attrezzature per gestire al meglio gli spazi e ottenere il massimo comfort.
La zona della barca dove lo spazio si moltiplica
Quando passeggiamo per le banchine dei porti la prima cosa che ci salta all’occhio è la coperta delle imbarcazioni; è da qui che uno sguardo ben attento può avere l’idea molto chiara di cosa l’armatore vuole dalla sua barca. La decisione di come attrezzare la coperta su una barca nuova, in accordo con le varie op- zioni rese disponibili dai cantieri, o la ricerca di quella che fa per noi su imbarcazioni usate, sono tra i primi tasselli del “puzzle barca” che ogni armatore deve andare a comporre. Scelte che devono mediare tra comfort, semplicità di utilizzo, prestazioni, manutenzioni, costi e, ormai molto importante, estetica, sono a volte dei rompicapi. Su una barca a motore, ad esempio, la prima domanda può essere questa: fuoribordo sì oppure no? In base a quello, infatti, ci troveremo davanti ad una poppa completamente diversa con un accesso al mare differente. Non è solo una questione di prestazioni, infatti, ma anche e (forse soprattutto) di come vogliamo goderci i momenti in cui spegniamo i motori e ci godiamo la rada.
Il layout della coperta
Il biglietto da visita di uno scafo moderno, dal gommone natante al megayacht è la poppa. Si accede da lì nella maggior parte dei casi e tra plancette e beach club i designer hanno avuto un bel da fare negli ultimi anni al stare al passo con le diverse esigenze che si sono venute a creare. Sulle piattaforme poppiere torneremo in un capitolo dedicato più avanti, sempre in questo articolo. Tra gli elementi che stanno influenzando di più la zona poppiera c’è sicuramente il boom dei water-toys: a bordo ne servono tanti, anzi tantissimi e da qualche parte bisogna pur stivarli. I fuoribordo liberano la sala macchine per avere dei giganteschi spazi storage solitamente posizionati sotto il prendisole di poppa. Non c’è barca che non ne abbia almeno uno nella concezione mediterranea e spesso sono modulari così da poter trasformare in un qualsiasi momento la nostra barca in solarium enorme. Come tocco di classe c’è l’effetto “isola galleggiante” dove la base del prendisole è scavata a creare un effetto estetico di leggerezza, aiutati dalle luci. Anche quest’ultime ormai sono regine incontrastate del ponte principale, per renderla più spettacolare, ma anche vivibile. Anche unità più piccole, poi, non rinunciano ad uno o più frigoriferi. Lo spazio si trova, in qualche modo, ma il frigo deve esserci e i produttori di accessori oggi offrono degli ultra-compatti che occupano pochissimo spazio e consumano poco. Ormai è diventata uno standard da parte dei cantieri l’offerta di diversi layout della zona “centrale” della barca, che differiscono in base all’uso:
– l’open puro dove possono essere create zone d’ombra con dei pali in carbonio e tendalini ri- muovibili. – le T-top, barche dotate di un piccolo tettuccio centrale che ripara solitamente la plancia di comando e la parte subito sotto il wet-bar e la zona pranzo. Questo vale per i 25-30 piedi così come per scafi ben più grandi. L’estensione ulteriore delle zone d’ombra anche in questo caso è affidata a tendalini che si possono levare. – le cabinate con un grande salone chiuso a centro barca che lo è solo formalmente. Le finestrature ormai sono pensate per essere movimentabili in tutte le posizioni e aprono in molti casi quasi ogni angolo (parabrezza escluso), compreso il tettuccio. In caso contrario è consigliabile dotarsi di aria condizionata.
Trasformare la coperta da semplice superficie a spazio vivibile richiede alcuni accessori strategici. La plancetta estende lo spazio utile a poppa e facilita l’accesso all’acqua per il bagno; la scaletta elettrica permette di risalire a bordo senza fatica, essenziale quando nuoti o usi il tender.
Ad ampliare la superficie calpestabile ci pensano poi le terrazze abbattibili, un tempo prerogativa dei grandi e grandissimi yacht, oggi sono presenti senza difficoltà anche sui natanti. Tutti le vogliono e le usano perché nelle barche con i fuoribordo sostituiscono o integrano la piattaforma ed in ogni caso ampliano esponenzialmente la quantità di spazio a disposizione. Alcune barche ne hanno di più “contenute”, altre solo una per un layout asimmetrico. Attenzione particolare ce l’ha anche la prua che sono un pozzetto secondario fornitissimo: non serve il panfilo per trovare il secondo frigo. In più, visto il volume sempre più grande delle cabine sottostanti, i modelli di ultima generazione usano delle finestrature nella tuga per illuminare naturalmente gli interni, spesso con vetri che non lasciano vedere l’interno da fuori. Quest’area sta conquistando sempre più importanza perché è vista come un luogo di massima privacy. Quando siamo in porto, seduti a poppa, vediamo e siamo visti da tutti quelli che passano. A prua, invece, la discrezione è maggiore, così come la tranquillità. In tutte le situazioni la parola che domina è modularità: ogni ambiente può cambiare forma e destinazione d’uso in base al momento ed all’esigenza. Sta alla qualità del progetto rendere più o meno facile questo processo. Ripensare un piano di coperta può includere anche rivedere le soluzioni presenti per migliorare dei passaggi, recuperare degli spazi inutilizzati e creare un flusso migliore a bordo per un’esperienza di crociera ottimale.
Come “vestire” la barca
Quando si sale a bordo di una barca, una delle prime sensazioni che si percepiscono arriva proprio dalla coperta: cosa si ha sotto i piedi, quanto scalda, quanto tiene il bagnato e come si presenta alla vista. Che si tratti di estetica, praticità o semplice comfort in navigazione, il rivestimento della coperta è uno di quegli elementi che cambiano radicalmente il carattere della barca. Oggi le scelte più comuni sono quattro: teak naturale, vernice antiscivolo, teak sintetico e sughero. Ognuna ha il suo mondo di pregi e difetti, e spesso non esiste un materiale “migliore” in assoluto, ma quello più adatto all’uso che si farà dell’imbarcazione.
Il teak naturale
Il teak è la scelta classica, quella che dà subito la sensazione di essere su una barca curata, calda e accogliente. È il materiale che, più di tutti, regala quel fascino intramontabile. Quando ci cammini sopra, anche a piedi nudi, capisci perché è così amato: è morbido, non fa scivolare e innegabilmente già da solo ci fa sentire a bordo. Il rovescio della medaglia è che tutta questa bellezza ha un prezzo, letteralmente. È il rivestimento più caro, richiede una manutenzione costante, e con il tempo tende inevitabilmente a consumarsi. Il consiglio è di non lesinare sullo spessore che andremo a scegliere: 10mm dureranno molto di più di 8mm! Inoltre è pesante, e su certe barche questo può fare la differenza nelle prestazioni. È una scelta di cuore e di gusto, più che di razionalità pura.
Geal Coat e antiscivolo
All’estremo opposto del teak c’è il geal coat e antiscivolo, il regno della praticità. È leggero, economico, richiede poca manutenzione e offre un grip eccellente, soprattutto sulle barche pensate per navigare facendo manovre frequenti. È la tipica soluzione funzionale, quella che permette di avere una coperta sempre in ordine senza troppi pensieri. Non è però eterno, si può perdere grip nel tempo e dovrà essere ripristinato: esistono vernici applicabili a rullo (come la kiwi grip) che rendono forse meno bello, ma più pratico il lavoro. Certo, questo rivestimento non avrà mai il calore del legno e a piedi nudi può risultare un po’ ruvido, però chi privilegia la sostanza rispetto all’apparenza la sceglie ad occhi chiusi.
Scegli il rivestimento che fa per te e la tua coperta! Teak classico, elegante ma da trattare con cura, sintetico, identico nell’estetica ma senza manutenzione e resistente agli UV? E ancora, sughero, antiscivolo naturale, fresco e sostenibile oppure schiuma EVA, morbida e colorata, ideale per le barche più sportive, o deck paint con grip, economica e personalizzabile?
Teak sintetico
Negli ultimi anni il teak sintetico si è imposto come una valida alternativa. L’idea è semplice: stessa estetica senza le complicazioni del vero teak. Richiede pochissima manutenzione, non si ingrigisce, non va trattato, non si macchia di unto e può essere riparato. In più, permette giochi di colori e layout impossibili da ottenere con il legno naturale. Di contro, la sensazione al tatto non è esattamente la stessa e, soprattutto d’estate, può scaldarsi molto, cosa che per qualcuno è un dettaglio da non sottovalutare. Anche la durabilità varia molto da marchio a marchio: un buon sintetico può durare anni, uno scarso può deformarsi con il caldo o scolorire rapidamente.
Sughero marino
Il sughero è il materiale che forse sorprende più di tutti: morbido, leggero, isolante, e incredibilmente confortevole. Camminarci sopra è un piacere e, nelle giornate calde, resta fresco come pochi altri materiali. È anche una scelta molto apprezzata da chi cerca soluzioni sostenibili. Ha però il suo carattere: è più sensibile ai segni e alle ammaccature, richiede qualche cura specifica e, esteticamente, non convince sempre tutti. È una scelta moderna, pratica, molto orientata al comfort, fa sicuramente meno “nautica tradizionale” rispetto al teak.
Come scegliere la passerella giusta
La passerella è uno di quegli accessori presenti in coperta che alcuni sottovalutano, ma si notano solo quando serve davvero. È il ponte tra la banchina e la barca, il primo passo a bordo e anche l’ultimo. Sembra un dettaglio, ma chi vive la barca tutto l’anno sa quanto possa fare la differenza in termini di comodità, sicurezza e serenità, soprattutto quando la banchina non è proprio “a misura di barca”. Esistono molte soluzioni, ma le più diffuse si possono dividere in tre grandi famiglie: passerelle amovibili, passerelle fisse e passerelle elettriche/elettroidrauliche. Ognuna ha i suoi vantaggi e le sue particolarità, e la scelta dipende molto dal tipo di imbarcazione e dall’uso che se ne fa.
Passerelle amovibili
Sono le più semplici, leggere e versatili. Si montano e si smontano in pochi minuti e, quando non servono, spariscono sottocoperta o in un gavone. Sono perfette per chi naviga molto tra porti diversi o per chi ha una barca piccola o media e non vuole aggiungere peso e ingombri permanenti. Il bello delle passerelle amovibili è proprio la libertà: le trovi in alluminio, carbonio, legno o materiali compositi, pieghevoli, telescopiche o addirittura gonfiabili. Soluzioni come quelle che montano un solo bicchierino che si inserisce in coperta e dei cuscinetti a sfera che vanno ad appoggiarsi in banchina possono essere utilizzate anche senza amantiglio. Si adattano praticamente a tutto. L’unico vero limite è la praticità: montarle ogni volta può diventare noioso, soprattutto per chi fa molte soste brevi, e quando il mare è mosso salire e scendere può richiedere un po’ di attenzione in più.
Quando si sale a bordo di una barca, una delle prime sensazioni che si percepiscono arriva proprio dalla coperta: cosa si ha sotto i piedi, quanto scalda, quanto tiene il bagnato e come si presenta alla vista.
Passerelle fisse
Sono montate stabilmente a poppa, spesso su un supporto dedicato. Sono la scelta ideale per chi usa spesso la barca in porto o per chi vuole avere sempre tutto pronto senza dover tirare fuori nulla dai gavoni. Il lato positivo è evidente: scendere e salire diventa più facile e immediato, anche con bambini o ospiti non esperti. Offrono un’ottima stabilità e fanno una bella figura, soprattutto sulle barche più grandi. Scelte estetiche a parte, possono anche integrarsi con i sistemi ad argano per sollevare il tender dall’acqua. Richiedono però spazio a poppa, possono interferire con alcune manovre, oltre al fatto che, essendo sempre esposte, richiedono cura in più.
Le piattaforme elettro-idrauliche
Il level pro della comodità. Con un pulsante si estendono, si ritraggono e si regolano in altezza, trasformando l’accesso a bordo in un gesto semplice e sempre “ordinato”. Nelle barche a motore ormai sono il must-have di tutti gli scafi di ultima generazione, che siano adventure boat o walkaround in genere a partire da lunghezze intorno agli undici metri. Non importa che abbiate i fuoribordo o gli entrobordo, ci sono produttori che possono offrirvi la soluzione giusta per qualsiasi vostra esigenza. Non è un semplice “accessorio”, ma una svolta che cambia la vita sia in rada che in navigazione. Alcune installazioni di queste piattaforme possono anche essere realizzate con il retro-fit, ma attenzione. Mettere a poppa soluzioni di questo tipo semplifica sicuramente alcuni aspetti, migliorando l’accesso all’acqua e la vivibilità, ma al contempo cambia le carte in tavola in fatto di pesi, trovandosi all’estrema poppa. Cosa vuol dire questo? Che la vostra navigazione ne potrebbe risentire a partire dall’assetto in navigazione. Il vantaggio delle barche nuove risiede, infatti, nello studio in fase progettuale di queste soluzioni che sono ideali per chi vuole avere una poppa elegante, stabile e funzionale senza fatica. Possono anche loro fungere da sollevatore per il tender, aggiungendo un ulteriore livello di versatilità. Da quelle che creano dei gradini per entrare in mare, verso il basso, a quelle che salgono invece verso la banchina quando ad esempio è rialzata, ce n’è davvero per tutti i gusti. Se dobbiamo trovare un difetto, in questo escamotage apparentemente perfetto, sicuramente dobbiamo andare alla voce “costo”. Sì, perché tutte queste magnifiche “diavolerie” hanno un costo decisamente più elevato di una piattaforma standard, incidono molto nel prezzo d’acquisto di una barca e richiedono un’installazione professionale, oltre a una manutenzione più attenta: idraulica, elettrica, giunti… insomma, qualche pensiero in più, ma ripagato dalla comodità.
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