Coronavirus, quando potremo tornare a navigare? Il parere del meteorologo

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Riccardo Ravagnan, esperto meteorologo di Meteomed, ci spiega come l’arrivo del clima più caldo e umido potrebbe attenuare gli effetti del Coronavirus in Europa e quindi farci tornare alla normalità (e alle nostre barche) prima.

“Nei bei giorni d’estate
Con moto assai lento
Col sole gira il vento”

Questo detto marinaro racconta della brezza termica in quelle giornate calde d’estate che in questi giorni sogniamo anche la notte. Quando potremo tornare a navigare?

Ad aggiungere un pezzo del puzzle sulle variabili che possono farci uscire da questa profonda crisi sanitaria è una riflessione di Riccardo Ravagnan di Meteomed. Un contributo che pubblichiamo volentieri perché ci avvicina un pochino alle nostre barche ormeggiate e proiettando la nostra mente al momento in cui torneremo a navigare.

COME IL CLIMA POTREBBE AIUTARCI CONTRO IL CORONAVIRUS

“La Pandemia in Europa si sta avvicinando ad un cambiamento climatico. Con l’arrivo della primavera potrebbe verificarsi una riduzione della trasmissione del COVID-19 (2019-nCoV ora denominato SARS-CoV-2) per effetto dell’aumento della temperatura e dell’umidità relativa dell’aria.

Gli studi scientifici fanno riferimento al valore R, cioè il numero di riproduzione giornaliero. Tanto più è elevato il suo valore, tanto più è rapida ed efficace la trasmissione dell’infezione. Gli scienziati Jingyuan Wang, Ke Tang, Kai Feng e Weifeng Lv delle università di Beihang e Tsinghua ritengono che un aumento di un grado della temperatura ed una unità percentuale di umidità relativa possa abbassare il valore R di 0,0383 e 0,0224, rispettivamente. (QUI LA FONTE)

Come facciamo a valutare la consistenza di questo decremento?

Le attuali stime del tasso di mortalità causa COVID-19 – (misura della percentuale di persone infette che alla fine muoiono) – suggeriscono che il questo ceppo di coronavirus è meno mortale rispetto altri patogeni su larga scala (appartenenti tutti ai Betacoronavirus) come ad esempio la SARS (SARS-CoV sindrome respiratoria acuta grave del 2002), la MERS (MERS-CoV sindrome respiratoria del Medio Oriente 2012) ed Ebola. Ma l’infezione sembra diffondersi più facilmente di altre malattie, inclusa l’influenza stagionale. I calcoli del valore di diffusione R mostrano un intervallo di 2–2,5 (alcune pubblicazioni parlano di una media di 3.28), rispetto a SARS con 2 – 4 e MERS 1 – 6.

Il valore di R varia molto in base al campione di dati, in base al territorio preso in esame e andrebbe continuamente aggiornato. Viene calcolato utilizzando modelli che tengono conto della durata del contagio di una persona infetta, della probabilità che queste contagino persone con cui sono state in contatto e della frequenza con cui entrano in contatto con altre persone.
In questo contesto possiamo facilmente capire quanto possa influenzare temperatura e umidità nell’abbassamento del valore R per ogni grado di T°C e per ogni percentuale di umidità relativa dell’aria.

Quando il rate di contagio è più basso?

In condizioni climatiche calde e umide, il rate di contagio è più basso, anche in modo significativo, per contro aria fredda e secca favorirebbe la trasmissione del Coronavirus (attenzione: questo NON significa che nelle zone calde non ci sia il virus!).

Un comportamento questo del tutto analogo all’influenza: i virus influenzali sono infatti più stabili in aria fredda e le goccioline emesse dal nostro respiro, che possono contenere il virus, fluttuano più ampiamente in presenza aria secca. Oltretutto in presenza di aria fredda e secca il nostro sistema immunitario risulta più debole.

Sulla base d queste evidenze, le aree con il parametro R più elevato (quindi potenziale contagio più elevato) sono attualmente: Europa, Canada, Stati Uniti, gran parte dell’Asia centro-settentrionale, in genere per via del clima più freddo, ma anche l’Africa sub-sahariana e il Medio Oriente per via dell’aria più secca.

Secondo le proiezioni nel prossimo luglio i tassi di contagio dovrebbero invece abbassarsi su gran parte dell’Emisfero boreale, quindi anche Europa e Nord America ad eccezione degli States sud-occidentali dove l’aria si mantiene particolarmente secca.

Contestualmente le cose dovrebbero peggiorare per l’emisfero australe, che sarà in pieno Inverno, in particolare per il Sud Africa e l’Australia. Queste considerazioni sono al netto, ovviamente delle restrizioni socio-economiche imposte dai governi.

Dunque quando torneremo a navigare? Una volta tanto posso dire di non poterlo prevedere ma il desiderio e la speranza sono forti”.

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