Natanti, DCI e incentivi. Una storia di caos

IL REGALO PERFETTO!

Regala o regalati un abbonamento a Barche a Motore cartaceo + digitale e a soli 39 euro l’anno hai la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi.

DCI
DCI

La categoria dei natanti, e dei loro armatori, è forse la più rappresentativa del diporto italiano. Usiamo il termine “forse” per il semplice fatto che, al di fuori delle banali constatazioni derivate dal visitare un qualsivoglia porticciolo del Belpaese, non esiste un dato numerico oggettivo. E il motivo lo conosciamo tutti: i natanti non sono registrati. Fanno parte della stessa categoria tanto il vecchio e piccolo tender quanto gli yacht a motore che ormai, fra plancette ed estensioni varie, sfiorano i 12 metri effettivi. Ci siamo sempre raccontati che questa “terra di nessuno” era un porto franco, libero dalla burocrazia e dalla tassazione. Ma è veramente così?

DCI, il problema dei natanti

La tematica della collocazione normativa dei natanti non è certo una novità. Ma l’ultimo provvedimento di incentivo al settore, il cosiddetto “bonus elettrico”, ha riacceso – e per fortuna – il dibattito. Qual è stato il vaso di Pandora? Per accedere al suddetto bonus è necessario presentare la DCI (Dichiarazione di Costruzione o Importazione) del natante al quale si vuole sostituire il vecchio motore termico con uno elettrico. La DCI è una sorta di carta d’identità della barca che ne contiene i dati essenziali stampati su un foglio di carta. Si può richiedere online sul portale di Confindustria Nautica, e fin qui (30 euro dopo) non ci sarebbe niente di strano. Il problema è come ottenere questa dichiarazione per quei natanti non omologati CE.

DCI, il sintomo di un problema più grande

L’omologazione CE, che forse oggi diamo per scontato, è obbligatoria solo dal 1993. E infatti molti natanti che tutt’ora navigano felicemente ne sono sprovvisti. Ma sono a tutti gli effetti dei “natanti di serie B”. Non solo per limitazioni in termine di persone imbarcabili o di distanza dalla costa raggiungibile. Ma, come abbiamo appena visto, anche per accedere a questo tipo di incentivi, quando invece dovrebbero essere proprio i beneficiari prioritari di norme di questo tipo. Del resto, il nostro Paese non è nuovo a misure di sostegno di cui, alla fine, riesce ad approfittare soprattutto chi ne ha meno bisogno, complice una normativa che si attorciglia su sé stessa, senza mai correggere alla radice gli errori che la costituiscono.

Natanti e DCI, gli interrogativi ad oggi

Per questo problema specifico – ottenere la DCI senza marcatura CE – si può richiedere un’“attestazione di idoneità”, un certificato rilasciato da un ente tecnico a seguito di un’ispezione della barca. Una procedura che nel migliore dei casi (idoneità alla navigazione entro 6 miglia) costa almeno 500 euro. Ma il problema è endemico. Tenete presente che la marcatura CE non è semplicemente quella targhetta di alluminio incollata da qualche parte a bordo che usiamo per controllare quante persone possiamo portare. Quella si può ordinare tranquillamente da Osculati. La targhetta non è altro che un riepilogo della dichiarazione di conformità rilasciata da un Istituto al costruttore della barca. Quanti ne fanno richiesta quando, ad esempio, comprano un usato? Ecco, parliamo di compravendita. Barche da 10 metri che possono passare di proprietà come biciclette, anche per valori di centinaia di migliaia di euro. E finché il passaggio di proprietà è consenziente va anche bene. Ma in caso di furto dimostrare la proprietà può essere davvero difficile. Non è un caso che l’assicurazione sia obbligatoria per i motori, gli unici ad avere sempre una dichiarazione di potenza o un certificato d’uso su cui compare una matricola, quando lo scafo potrebbe essere totalmente anonimo. Ma si potrebbe andare avanti parlando delle diverse limitazioni che si incontrano all’estero, o di quelle legate all’uso per noleggio quando manca la suddetta omologazione CE.

Natanti, il caos normativo

La categoria “natanti” sembra essere diventata uno scatolone di rinfuse normative spesso in contraddizione l’una con l’altra. È inutile fare un processo sul come siamo arrivati a questo punto. Piuttosto, è arrivato il momento di mettere mano a questa situazione, dando una dignità normativa, chiara e univoca, a tutte le barche, di ogni età, dimensione …e valore. Ma soprattutto di darla ai loro armatori, senza gravarli di ulteriori balzelli o burocrazia. Il momento migliore per iniziare era ieri, il secondo giorno migliore è oggi.

E voi, diportisti e armatori di natanti, cosa ne pensate? Vi siete mai scontrati con le norme relative ai natanti, specialmente per quelli più datati? Raccontateci le vostre opinioni ed esperienze su questo tema.

Condividi:

Facebook
Twitter
WhatsApp

1 commento su “Natanti, DCI e incentivi. Una storia di caos”

  1. Vado regolarmente in Croazia e da sempre ho avuto problemi per il fatto che il natante non fosse immatricolato.
    Credo che l’Italia sia una giungla fuorilegge nella nautica. In Croazia e Slovenia qualunque barca a vela o motore di qualunque dimensione e cilindrata deve essere immatricolata con la propria targa ed è obbligatorio conseguire la patente nautica. In Italia non serve niente e si può navigare con un 40 cv a 60 km/h senza conoscere minimamente le norme di navigazione.
    Secondo me dovrebbe essere lo stesso in Italia. Non è concepibile che una barca di 10 m sia equiparata ad una bicicletta per guidare la quale non occorre patente libretto certificato di proprietà.
    Occorre rendere più semplici e meno costose le immatricolazioni per i natanti e obbligare tutti ad avere la patente.
    Siamo un paese incivile visto male da tutti gli altri per queste norme esistenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla nostra Newsletter

Entra nel Club del Giornale della Vela

Le barche a motore, le sue storie, dal piccolo open ai motoryacht. Iscriviti ora alla nostra newsletter gratuita e ricevere ogni settimana le migliori news selezionate dalla redazione. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “iscrivimi”.

Una volta cliccato sul tasto qui sotto controlla la tua casella mail

Privacy*


In evidenza

Può interessarti anche

LY 680 Luxury Yacht

Lo yacht di Lexus, un “rifugio sul mare” da 5 milioni di dollari

Presentato inizialmente per il mercato giapponese, dove gli ordini sono stati aperti nel marzo 2024 attraverso la rete Toyota Marine, il Lexus LY 680 rappresenta l’evoluzione del LY 650 ed è ora disponibile anche a livello internazionale. La produzione è affidata al taiwanese Horizon Group, specializzato in superyacht, che ha integrato le proprie competenze costruttive

Scanstrut Navigation Pole Light

Scanstrut inventa il faretto da barca wireless che non si corrode: come funziona

Si è appena aggiudicato l’IBEX 2026 Innovation Award nella categoria Deck Equipment and Hardware ed è un faro di illuminazione destinato a fare la felicità di molti diportisti. Grazie alla tecnologia wireless Scanstrut SystemOne, infatti, il nuovo corpo illuminante risolve uno dei problemi più comuni delle tradizionali luci di navigazione ad asta: la corrosione dei

BRABUS AB110, quando lusso e velocità si incontrano

Il superyacht di Brabus è un 33 metri da 48 nodi

Velocità e lusso non sono due mondi così tanto distanti. A dimostrarlo Brabus AB110, il progetto nato dalla collaborazione fra AB Yachts, brand di Next Yacht Group, e la celebre design house tedesca BRABUS. Un sodalizio che unisce la filosofia stilistica “One Second Wow” al know-how ingegneristico e aerospaziale di AB Yachts nel campo delle

Torna in alto