DDL Mare, ci sono buone (e meno buone) notizie per chi naviga

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DDL Mare
DDL Mare – Immagine realizzata con Gemini AI

Tempo di novità per chi va per mare. È il risultato del DDL Mare, al secolo disegno di legge “Valorizzazione risorsa mare” che è ormai in dirittura d’arrivo in Parlamento. Per farci strada tra i 37 articoli del provvedimento, già approvato dal Senato a fine marzo abbiamo chiesto al nostro esperto Fabrizio Coccia, di analizzare nel dettaglio il disegno di legge.

DDL Mare: ecco cosa cambia

Le principali novità riguardano le pratiche burocratiche che si snelliscono diventando più veloci. A questo si aggiunge la maggiore flessibilità per il charter ed anche un’apertura sulle patenti nautiche estere con un’attenzione maggiore all’ambiente. Ci sono, però, anche nuove responsabilità per chi affitta la barca, la targa per il noleggio occasionale e una norma che farà discutere molto. Si tratta delle barche con bandiera straniera.

Questi sono i punti salienti di un disegno di legge che, se non subirà modifiche, già nelle prossime settimane potrebbe diventare legge. 

La legge che tocca tutti

Non riguarda solo il diporto e il charter, ma è una sorta di legge “omnibus”. Il mare, insomma, a 360°: cantieristica pesca, subacquea, marina mercantile, porti, turismo. Si arriva a toccare perfino i confini marittimi (istituendo la “zona contigua”) e la linea base del nostro litorale.

Le novità più concrete per noi che navighiamo sono contenute nel capo IV. Riguardano armatori e operatori del settore con alcune reali conseguenze che potrebbero cambiare le “regole del gioco”.

Vediamo quali sono, riservandoci di tornare sugli altri temi a legge approvata.

 

Bandiera estera: arriva il certificato (e scoppia la polemica)

È la norma più controversa e divisiva del pacchetto e quella che già sta sollevando un putiferio. Le imbarcazioni con bandiera estera ma riconducibili a cittadini o società italiane dovranno dimostrare la propria idoneità alla navigazione. Come? Con una certificazione rilasciata dallo stato di bandiera oppure, se non prevista, tramite un’ispezione tecnica con validità quinquennale.

Formalmente si parla di “Prevenzione dei danni ambientali”. Ma l’obiettivo, dichiarato nero su bianco peraltro, è evidente: ostacolare la fuga verso altre bandiere straniere, fenomeno sempre più diffuso tra gli armatori italiani (alcune stime parlano del 20 per cento delle imbarcazioni in circolazione). In molte nazioni, infatti, la certificazione periodica della navigabilità non è prevista. Non la adottano, per esempio, Francia, Germania, Regno Unito, Olanda, Polonia (fino ai 15 metri) e anche gli Stati Uniti. In Italia si è scelto di imporla, ma nel peggiore dei modi: non con tariffe uniche e calmierate come per la revisione di auto e moto, ma con prezzi liberi stabiliti da soggetti privati. Una delle tante vessazioni che gravano sul diporto.

Non sorprende quindi che associazioni e armatori abbiano già acceso i riflettori sulla norma contestandone la compatibilità con il diritto internazionale, le regole europee e il principio della libera circolazione dei beni e dei servizi. Se resterà così, però, l’impatto sarà immediato: senza certificato niente acqua, queste barche dovranno essere messe a terra.

Noleggio e locazione: più flessibilità (era ora)

Sul fronte del charter arrivano invece novità attese da tempo. Gli armatori privati potranno affidare la propria barca a società di noleggio o locazione anche per brevi periodi mettendola a reddito quando non la utilizzano. Una possibilità finora di fatto limitata. La flotte da charter, dal canto loro, potranno invece utilizzare barche “esterne” nei momenti di alta stagione rendendo il sistema più elastico e competitivo. L’utilizzo dello scafo dovrà essere annotato dalla società nell’Archivio telematico (Atcn) indicando i periodi in cui viene svolto. Un’altra buona notizia è che una stessa unità potrà essere utilizzata per più attività contemporaneamente (noleggio, locazione, scuole vela, immersioni) semplicemente registrando il tutto nell’Archivio telematico (Atcn). Resta l’obbligo di non usare queste barche per attività non commerciali. In ogni caso: più efficienza e margini per gli operatori.

Più responsabilità per chi affitta una barca

Se da un lato si semplifica, dall’altro si stringe. Chi prende in locazione una barca non sarà responsabile solo della navigazione, ma anche della custodia dell’unità. In caso di danni, furto o perdita il conduttore ne risponderà direttamente. A proposito di responsabilità, in caso di multe (sanzioni amministrative) la responsabilità sarà sempre del conducente (o locatario) della barca; proprietario (o locatore) non saranno più chiamati a rispondere in solido. È ciò che avviene anche per le auto.

Noleggio occasionale: solo con targa

Le barche utilizzate per il noleggio occasionale diventeranno più riconoscibili: anche troppo. Dovranno esporre su ciascuna murata in maniera ben visibile la scritta “noleggio occasionale” con misure minime di 1 metro di lunghezza e 20 centimetri di altezza. Praticamente un “bersaglio”, pensato sicuramente per facilitare i controlli in mare. Multe salate per gli inadempienti, con sanzioni da 2.775 a 11.017 euro.

Barche estere a uso commerciale: meno carta più controlli

Si alleggerisce la burocrazia anche per le unità con bandiera estera usate a fini commerciali: basterà presentare una dichiarazione sostitutiva allo sportello telematico (Sted) al posto dell’attuale dichiarazione corredata da vari documenti. Ma attenzione, dovranno essere dichiarate anche le dotazioni di sicurezza che, se inferiori agli standard italiani, andranno integrate. Meno formalità quindi, ma maggiore uniformità sui requisiti di sicurezza. Anche in questo caso la mancata presentazione della dichiarazione allo Sted sarà punita con una sanzione da 2.775 a 11.017 euro.

Patenti nautiche estere: via libera al riconoscimento

Buone notizie per gli italiani che rientrano dall’estero. Chi è iscritto all’Aire e ha conseguito una patente nautica fuori dall’Italia potrà convertirla senza esami ottenendo direttamente il titolo italiano con gli stessi limiti e prescrizioni. La domanda andrà presentata all’autorità marittima del luogo di residenza con il certificato medico di idoneità.

Tempi amministrativi: più rapidi (sulla carta)

Le nuova legge interviene anche sui tempi della macchina burocratica:

  •  per il rinnovo della licenza di navigazione si passa da 60 a 30 giorni; se la ricevuta dei documenti è accompagnata dalla dichiarazione di costruzione o importazione (Dci) sostituisce la licenza di navigazione fino al suo rilascio
  • anche la durata massima, generale, dei procedimenti amministrativi viene dimezzata da 60 a 30 giorni.

Sulla carta è una svolta. Nella pratica però resta un’incognita: questi tempi decorrono dalla trasmissione dei dati alla Conservatoria centrale (Ucon), non dal momento in cui il diportista presenta la pratica allo sportello telematico (Sted). Se questo rallenta, il cronometro non parte.

Ambiente: più tutele (e sanzioni)

Arrivano anche norme più stringenti per la tutela dell’ambiente marino. A chi provoca danni o anche solo rischi di danno, a quelle già in vigore si aggiunge la sanzione accessoria della sospensione della licenza di navigazione fino a 60 giorni. Viene anche messo per scritto un principio chiaro: vietato ancorare danneggiando l’ambiente marino o costiero o alterare habitat sensibili, a partire dalle prateria di Posidonia.

Patenti nautiche: stretta su enti e associazioni

Colpo pesante per enti e associazioni nautiche nazionali come la Lega Navale Italiana. Potranno organizzare corsi per la patente nautica solo ai soci iscritti da almeno un anno e senza possibilità di fare promozione esterna. Una misura che di fatto rafforza ancora di più il ruolo delle scuole nautiche, che già avevano portato a casa un esoso tariffario minimo per i corsi della patente nautica. È vero: enti e associazioni sono soggetti a regimi fiscali agevolati, ma spesso propongono corsi a costi contenuti, effettuano promozione sociale, stimolano inclusione, crescita sportiva e cultura nautica. L’impressione è che a rimetterci sarà l’utenza.

Pubblicità: la ricevuta vale (quasi) la licenza

La ricevuta dello Sted per le “pubblicità” degli atti, un passaggio obbligato per validare compravendite e altri cambiamenti amministrativi, potrà sostituire la licenza di navigazione fino al suo aggiornamento. Attualmente è prevista solo una soluzione tampone che vale al massimo 60 giorni. Inoltre se alla ricevuta è allegata la Dichiarazione di costruzione e importazione (Dci) la ricevuta ha pieno valore operativo per un massimo di 90 giorni. La norma di fatto allinea la pubblicità a quanto previsto per l’aggiornamento della licenza di navigazione. Ma è comunque una piccola rivoluzione che può sbloccare grandi ritardi.

Navigazione temporanea

Si allargano gli orizzonti della navigazione temporanea. L’autorizzazione non si ferma più alle acque nazionali, ma viene estesa a quelle  internazionali per i periodi necessari per partecipare ai saloni nautici o effettuare prove tecniche su scafi o motori. Una modifica che mira a rendere più facile il lavoro di cantieri, operatori e armatori.

Locazione con comandante: una sorpresa

Anche la locazione si fa più flessibile. Nei contratti “bareboat” sarà possibile prevedere un comandante indicato dal locatario. Attenzione però ai paletti: il comandante dovrà avere almeno il titolo professionale di ufficiale di navigazione del diporto di 2° classe, non si potranno trasportare più di 12 persone e il contratto dovrà essere stipulato da una persona fisica (no da una società) e conservato tra i documenti di bordo.

Noleggio: arriva l’itinerario concordato

Le nuove norme cambiano la definizione stessa di noleggio, che ora include le formule “a tempo determinato” e “a itinerario concordato”. Nel primo caso, salvo accordi diversi, il costo del noleggio comprenderà anche i consumi (acqua, lubrificanti, etc.) che resteranno a carico del proprietario. Nel secondo, si apre questa attività a un modello più vicino al turismo organizzato.

Porti: spazio (obbligato) al charter

Negli approdi non in concessione l’autorità marittima dovrà prevedere anche spazi dedicati a imbarco e sbarco di natanti e imbarcazioni a noleggio. Il riconoscimento che il charter è ormai di fatto una parte strutturale del sistema portuale.

Attività agonistica: è ufficiale

Nasce anche la nuova categoria “esclusiva attività agonistica” tra le destinazioni da indicare  nell’archivio telematico centrale (Atcn). Riguarderà le unità impegnate in manifestazioni sportive organizzate da federazioni sportive nazionali o internazionali, quelle alle quali sono riconosciute particolari deroghe.

Raccomandatari marittimi: più poteri (con esame)

Buone notizie anche per i raccomandatari marittimi, che potranno autenticare gli atti di vendita delle unità da diporto (a fronte di un esame integrativo). Una semplificazione che di fatto rende più agevoli per tutti le compravendite.

Fabrizio Coccia

 

 

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3 commenti su “DDL Mare, ci sono buone (e meno buone) notizie per chi naviga”

  1. Certo che la lobby del noleggio professionale deve essere forte nel governo per far obbligare un privato ad attaccare 2 cartelli larghi 1 metro per 20 centimetri con la scritta NOLEGGIO OCCASIONALE sulle fiancate della sua barca privata che non potranno che essere adesivi.
    E deve essere piacevole, essere così fermati, magari ogni volta che si esce per i necessari controlli.
    Proprio una bella trovata!
    Facevano prima ad abolire la norma direttamente.

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