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Siete stufi dei soliti explorer? Allora ecco Deo Juvante M24 che arriva con l’idea di dare una bella scossa al mercato. Originale il nome (dal latino “Che gli Dei siano favorevoli”), originali le forme e sicuramente anche la personalità del suo creatore, il vulcanico imprenditore belga Thierry Verstraete. Il più giovane di sei fratelli, appassionato di sport estremi ed esplorazioni, dopo avere creato dal nulla un piccolo regno nel mondo dei trasporti su terra, a poco più di 50 anni ha deciso di mollare tutto e partire per un giro del mondo in barca a vela di 15 mesi.
Questi sono poi diventati cinque anni di crociere avventurose in tutti i mari, prima a vela poi a motore (decisamente interessante il suo 26 metri realizzato dalla neozelandese Circa Marine, in alluminio) e, soprattutto, il trampolino di lancio per una nuova idea imprenditoriale e un modo nuovo (nella sua personalissima visione) di intendere le barche.
“I nostri yacht sono costruiti per traversate oceaniche – racconta Thierry Verstraete – ma anche per lunghe soste all’ancora, entrando nei porti il meno possibile, ma con tutto il necessario per una vita confortevole a bordo senza perdere i contatti con il mondo esterno. Questo è possibile grazie alle ultime tecnologie, che offrono l’opportunità di lavorare da remoto, istruire i bambini a casa e godersi uno stile di vita autosufficiente”.
Insomma, l’idea è: prendere, partire e non fermarsi mai.
In gamma il marchio belga propone due progetti, entrambi in alluminio, un 40 metri trimarano e il Deo Juvante M24 di cui vi parliamo in questo articolo: lunghezza fuori tutto di 25,5 metri ma scafo giusto al limite per restare sotto l’immatricolazione come nave da diporto, larghezza 7 metri, 26.000 litri di carburante e 3.000 litri di acqua a disposizione nei serbatoi.
Velocità di crociera 11 nodi per un’autonomia di 3.500 miglia. La propulsione principale è affidata a due MAN da 500 CV ma l’M24 ha 80 mq di pannelli solari, un generatore da 24 kW e anche la predisposizione per la propulsione con kite (quindi con una grande ala aquilone).
Le forme di carena, caratterizzate da linee di ingresso molto fini, sono studiate per migliorare l’efficienza sulle lunghe navigazioni e soprattutto per aumentare la stabilità in termini di rollio e beccheggio. La barca si sviluppa su tre ponti ed è caratterizzata da un particolare A Frame, una gru sul ponte superiore per l’alaggio e il varo dei tender e dei water toys.
Quando da giovane giravamo il Tirreno in barca a vela, chiamavamo “ferri da stiro” i grossi motoryachts… adesso questi il ferro da stiro lo hanno costruito davvero! Personalmente trovo che le barche a vela di oggi siano più brutte di quelle di un tempo, ma gli yacht a motore li trovo addirittura orrendi: piccoli, grandi, o enormi, ma come si a disegnare, costruire e, soprattutto, acquistare simili mostruosità?
Sarò fuori tempo, ma la bellezza, l’armonia, anche solo un po’ di “gustaccio”, per dirla alla Toscana, non dovrebbero essere costanti nel tempo? Dove sono finiti? Non nelle menti dei progettisti odierni…
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Benvenuti nella sezione speciale Classic Boat Archive, in cui Barche a Motore apre per voi il suo archivio cartaceo dove sono custodite centinaia e centinaia di barche che abbiamo testato, presentato e recensito in più di 35 anni di storia della rivista. Dati tecnici, schede originali delle barche, motorizzazioni e prestazioni comprese. Insomma, un database
Sette metri e mezzo possono sembrare pochi, finché non si guarda a come sono stati utilizzati. La nuova Key Largo 25 di Sessa Marine misura 7,48 metri, ma a bordo lo spazio è stato organizzato per lasciare libertà di movimento e, soprattutto, per cambiare configurazione a seconda di come si utilizza la barca. C’è poi
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2 commenti su “Deo Juvante M24 (24 metri): il nuovo yacht di 24 metri giramondo”
Deo juvante è singolare, per cui “con l’aiuto di Dio” o “col favore di Dio”.
Quando da giovane giravamo il Tirreno in barca a vela, chiamavamo “ferri da stiro” i grossi motoryachts… adesso questi il ferro da stiro lo hanno costruito davvero! Personalmente trovo che le barche a vela di oggi siano più brutte di quelle di un tempo, ma gli yacht a motore li trovo addirittura orrendi: piccoli, grandi, o enormi, ma come si a disegnare, costruire e, soprattutto, acquistare simili mostruosità?
Sarò fuori tempo, ma la bellezza, l’armonia, anche solo un po’ di “gustaccio”, per dirla alla Toscana, non dovrebbero essere costanti nel tempo? Dove sono finiti? Non nelle menti dei progettisti odierni…