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Secondo dopoguerra, oltremanica. In Inghilterra, parte dell’industria bellica, inizia ad “annusare” i principi di riconversione delle proprie produzioni, dando vita a nuove realtà. Tra queste la Fairey Marine ltd., che nasce sotto la guida di Sir Charles Richard Fairey e Chichester-Smith, già direttore esecutivo della Fairey Aviation (sì, quella degli aerei). Grandi appassionati di vela, decidono di convertire la produzione verso la cantieristica navale. Dapprima sono piccoli scafi a vela, poi il motore. È in questa seconda fase che nasce una leggenda, un’icona britannica: il Fairey Huntsman 28, un piccolo 8.5 metri con carena a V di Ray Hunt e capace di volare a oltre 30 nodi. È il 1960 e nasce un mito, una signora Classic Boat.
Fairey Huntsman 28
Progettato da Alan Burnard, il Fairey Huntsman 28 divenne presto uno scafo famosissimo, forte di ineccepibili qualità marine così come di notevoli qualità costruttive e velocistiche. Di derivazione aeronautica, era infatti uno scafo leggerissimo, ma solido, spinto a velocità importanti da motorizzazioni relativamente modeste, una coppia di Perkins T6.354 a sei cilindri. Fu impiegato quasi subito nelle competizioni offshore dove non smise di brillare. Oggi, diversi modelli navigano ancora lungo le coste inglesi, spesso potenziati e capaci, sorprendentemente, di gestire velocità anche superiori i 38 nodi.
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Fairey Huntsman 28 – Progetto
Con il piccolo Fairey Huntsman 28, in poche parole, si vede davvero nascere quello che sarà un mito del mondo britannico, uno scafo d’eccellenza, tutt’oggi apprezzato e ricordato a piacere. Per loro, è la Jaguar E-Type dei mari. Il segreto del suo successo? Intuizioni brillanti e saper fare di derivazione bellica.
Fairey Huntsman 28
Fondamentalmente, infatti, il piccolo 28 piedi è la quintessenza dell’ingegneria aeronautica sviluppata durante il conflitto. La carena è, sì, basata sulle tecnologie di Ray Hunt relative gli scafi a V profonda (qui un articolo di approfondimento), ma il suo grande punto di forza, in questo caso, sta proprio nella costruzione. Nel periodo appena precedente il conflitto, infatti, per la produzione aeronautica era stato sviluppato un processo detto “stressed skin”, capace di impiegare strati di compensato di betulla in sandwich con colle per dare forma, a caldo, su stampi maschi. Da questo processo erano ricavate ali e fusoliere, di buona resistenza e grande leggerezza. Nell’industria navale del dopoguerra si chiamerà “hot moulding”, esattamente l’adattamento impiegato da Fairey per la sua cantieristica.
Le caratteristiche generali raggiunte da questi scafi sono molto interessanti:
scafo d’ottima fattura, resistente, leggerissimo;
carena a V profonda, prestante;
linee piacevoli, in pieno tono con il gusto regnante;
maneggevolezza d’eccezione.
Le corse offshore (alcune barche, addirittura sponsorizzate Ford) sono la ciliegina sulla torta, un motore ideale per il mercato del diporto. E il gioco è fatto.
Fairey Huntsman 28 – Ford
Coperta e volumi
Dal punto di vista estetico il Fairey Huntsman 28 ripercorre la linea tracciata dal precedente 7 metri, l’Huntress, noto per essere usato da Sean Connery nel film 007 “Dalla Russia con Amore” mentre è inseguito proprio da un Huntsman 28. Il look è quanto mai classico, la quintessenza del “british” del periodo. Legno in abbondanza, lunga tuga rialzata e finestrata, piccolo parabrezza sopra di essa.
Fairey Huntsman 28 in 007; Dalla Russia con Amore
Due poltroncine servono la timoneria, mentre il resto del pozzetto è sgombro. All’interno, invece, non mancano bagno e cucina, con due divani a murata a fare da dinette, inframmezzati da un tavolo centrale. A prua, una doppia cuccetta. Ovviamente, i due divani sono cuccette supplementari. Insomma, tutto l’essenziale per un weekend fuoriporta, condensato in un cult da più di nodi in pieno spirito anni ‘60.
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