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Quando si pensa alle barriere coralline, vengono subito in mente fondali dai colori spettacolari, acque limpide e una straordinaria varietà di vita marina. Eppure, il loro valore più prezioso potrebbe essere invisibile agli occhi. Tra coralli, spugne e microrganismi si nasconde infatti un immenso patrimonio di biomolecole ancora poco conosciute, che potrebbe aprire nuove prospettive nella ricerca farmacologica.
A evidenziarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature e rilanciato anche da La Rivista della Natura, secondo cui le sostanze prodotte dagli organismi che vivono nei reef potrebbero offrire risposte concrete ad alcune delle più grandi sfide della medicina contemporanea.
Un laboratorio naturale in fondo al mare
La ricerca è stata condotta da un team internazionale coordinato dall’Università della California di San Diego (UCSD), in collaborazione con la Scripps Institution of Oceanography, la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) e diversi istituti di ricerca australiani ed europei.
Utilizzando sofisticate tecniche di analisi, gli scienziati hanno individuato un’enorme varietà di metaboliti mai descritti prima: composti chimici prodotti dagli organismi delle barriere coralline che rappresentano una sorta di firma biologica delle diverse specie.
L’ambiente dei reef è tra i più competitivi del pianeta. Coralli, spugne e numerosi microrganismi, impossibilitati a spostarsi, hanno sviluppato nel corso di milioni di anni un raffinato sistema di difesa e comunicazione basato proprio sulla chimica. Le sostanze che producono consentono loro di contrastare infezioni, allontanare i predatori, immobilizzare le prede e competere per lo spazio disponibile.
È proprio questa straordinaria ricchezza chimica ad aver attirato l’attenzione dei ricercatori. Molti dei composti individuati presentano caratteristiche del tutto differenti rispetto a quelle delle molecole conosciute negli ecosistemi terrestri e potrebbero diventare una preziosa risorsa per la medicina e l’industria farmaceutica.
Come spiegano i bioingegneri e i chimici marini coinvolti nello studio, ci si trova di fronte a una vera e propria miniera di molecole bioattive, alcune delle quali hanno già dimostrato in laboratorio la capacità di interagire con i processi cellulari attraverso meccanismi finora sconosciuti.
Nuove opportunità per la ricerca medica
Le possibili applicazioni sono numerose e riguardano diversi ambiti della salute.
Uno dei settori più promettenti è quello degli antibiotici. La crescente diffusione di batteri resistenti ai farmaci rende infatti urgente individuare nuove molecole efficaci contro i cosiddetti superbatteri, e alcuni dei composti isolati dalle barriere coralline hanno già mostrato risultati incoraggianti.
Altre sostanze potrebbero invece contribuire allo sviluppo di nuove terapie oncologiche. Alcuni metaboliti presentano infatti un’elevata attività citotossica, con la capacità di colpire selettivamente le cellule tumorali e impedirne la proliferazione.
Le prospettive non si fermano qui. Secondo gli studiosi, queste biomolecole potrebbero costituire la base per nuovi farmaci antinfiammatori e antidolorifici destinati al trattamento del dolore cronico e di diverse patologie infiammatorie. Le loro caratteristiche risultano inoltre interessanti anche per la cosmeceutica e per la progettazione di biomateriali innovativi e biocompatibili, destinati sia al settore medico sia a quello della cura della persona.
Barriere coralline. Un patrimonio da proteggere
La scoperta conferma ancora una volta quanto le barriere coralline rappresentino un patrimonio di valore inestimabile. Oggi questi ecosistemi sono però sempre più vulnerabili a causa del riscaldamento globale, dell’acidificazione degli oceani e dell’inquinamento marino.
Il rischio non riguarda soltanto la perdita di biodiversità. La scomparsa dei reef potrebbe infatti cancellare per sempre molecole ancora sconosciute che potrebbero rivelarsi fondamentali per la cura di malattie oggi difficili da trattare.
Per questo motivo gli autori dello studio sottolineano che la ricerca scientifica deve andare di pari passo con la tutela dell’ambiente. L’obiettivo non è sfruttare indiscriminatamente le risorse marine, ma valorizzarle e proteggerle.
Le moderne tecniche di biologia sintetica consentono infatti di riprodurre in laboratorio una molecola una volta individuata la sua struttura, evitando così di prelevare ulteriori organismi dall’ambiente naturale.
La conservazione delle barriere coralline assume quindi un significato ancora più ampio: oltre a preservare uno degli ecosistemi più ricchi del pianeta, significa custodire un patrimonio scientifico che potrebbe contribuire allo sviluppo dei farmaci di domani. Il prossimo principio attivo capace di salvare milioni di vite potrebbe trovarsi proprio tra i coralli, sul fondo degli oceani.
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