
Ferretti Group ha nominato Stassi Anastassov nuovo amministratore delegato con effetto immediato, confermando Tan Ning alla presidenza del Consiglio di amministrazione. La decisione arriva al termine dell’assemblea annuale degli azionisti del 15 maggio 2026 e segna il passaggio di consegne dopo il lungo mandato di Alberto Galassi, alla guida del gruppo dal 2014.
Anastassov è un manager internazionale con una carriera trentennale tra Procter & Gamble e Duracell, dove è stato presidente e CEO, e incarichi in Europa, Nord America, Asia e Medio Oriente. Nel comunicato ufficiale sottolinea che “l’Italia è e resterà il cuore di Ferretti Group”, ribadendo il legame tra i marchi del gruppo – Ferretti Yachts, Riva, Pershing, Itama, CRN, Custom Line e Wally – e l’heritage della cantieristica italiana.
Piero Ferrari lascia ed esce dal capitale
Il cambio al vertice si inserisce in un quadro di forte tensione azionaria e di governance. Alla vigilia dell’assemblea del 14 maggio, Piero Ferrari e il consigliere indipendente Stefano Domenicali hanno rassegnato le dimissioni dal Consiglio di amministrazione con effetto immediato. Un’informativa regolamentata di Ferretti precisa che i due amministratori dimissionari non detengono azioni della società e non hanno diritto ad alcuna indennità di fine mandato.
Sul fronte proprietario, l’assetto si sta ridisegnando attorno al socio industriale cinese Weichai, che rimane azionista di riferimento, e al gruppo ceco KKCG Maritime, salito intorno al 23% del capitale dopo l’OPA volontaria parziale lanciata su circa il 15% delle azioni. Il conferimento da parte di Ferrari della propria quota – stimata intorno al 4,6% – all’offerta di KKCG ha di fatto sancito la sua uscita dall’azionariato Ferretti.
Un nuovo focus sull’Asia?
Ferretti Group è un cantiere sempre più internazionale per struttura azionaria e management, ma continua a presentarsi come campione del “Made in Italy” nella nautica di lusso. Ad oggi non ci sono annunci ufficiali su spostamenti della produzione fuori dall’Italia per i brand del gruppo: i piani strategici diffusi agli investitori parlano di continuità industriale, eccellenza operativa e sviluppo globale, non di delocalizzazione.
È però legittimo chiedersi se, nel lungo periodo, una governance più sbilanciata verso azionisti extra‑europei e un CEO con forte esperienza internazionale non porteranno Ferretti a concentrare ancora di più il business sull’Asia‑Pacifico. L’ipotesi radicale di uno spostamento strutturale della produzione fuori dall’Italia al momento non trova riscontri nei documenti ufficiali e va letta esclusivamente come speculazione, non come un fatto.
Più concreta, nel medio periodo, è la prospettiva di una progressiva “asianizzazione” del go‑to‑market: più attenzione a layout, decor e servizi pensati per la clientela asiatica, ulteriore rafforzamento delle basi commerciali in Cina, Sud‑Est asiatico e Medio Oriente e, forse, più lanci e iniziative mirate nei saloni di quell’area, oggi strategici almeno quanto Cannes, Monaco o Genova. La vera sfida sarà continuare a capitalizzare sull’italianità – design, maestranza, filiera – evitando che il marchio Ferretti venga percepito come un brand di lusso “globalizzato” ma meno identificabile con il Made in Italy che lo ha reso un riferimento tra gli armatori.
Guerre, caro carburante e mercato superyacht
La guerra in Medio Oriente ha già generato shock significativi sulle rotte energetiche e sui prezzi delle materie prime, con riduzioni del traffico di tanker in aree sensibili e un aumento dei costi di nolo, assicurazioni e carburanti. Secondo le ultime analisi sui mercati delle commodity, l’instabilità nell’area alimenta scenari di rialzo dei prezzi dell’energia nel 2026, con possibili ulteriori strappi in caso di nuove interruzioni delle forniture.
Per il comparto superyacht l’effetto diretto è duplice: da un lato l’aumento dei costi operativi per grandi unità energivore, dall’altro l’incertezza su alcune aree di crociera e transito – Medio Oriente allargato e alcune rotte verso l’Asia – che spinge armatori e charter a concentrarsi ancora di più su Mediterraneo occidentale, Adriatico e Caraibi. Una protrazione dell’instabilità e dell’energia cara potrebbe, nel medio periodo, incidere sulla scelta degli itinerari, sui livelli di utilizzo e quindi sulle marginalità dei servizi legati ai superyacht, pur in un mercato che finora ha dimostrato una notevole capacità di assorbire gli shock globali.
In questo contesto si inserisce la decisione degli organizzatori del Dubai International Boat Show di rinviare l’edizione 2026 a fine novembre, spostando in modo permanente l’appuntamento dalla finestra primaverile a quella autunnale. Se la motivazione ufficiale riguarda l’allineamento alla boating season del Golfo, la scelta arriva comunque nel pieno della guerra in Medio Oriente e di un clima di forte incertezza nella regione.
Con Dubai fuori dalla primavera, Venezia si candida di fatto a primo grande salone internazionale della stagione per il segmento motoryacht e superyacht in chiave europea. Il Salone Nautico di Venezia – in programma all’Arsenale dal 27 al 31 maggio – sarà un osservatorio privilegiato: numero e qualità delle barche presenti, spazio dedicato a soluzioni ibride e “green”, tono dei messaggi di gruppi come Ferretti sul tema efficienza e sostenibilità offriranno molti indizi su come il settore sta leggendo guerre, caro‑carburante e nuovi equilibri geopolitici. Per appassionati e armatori, sarà anche l’occasione per capire se il cambio di rotta in Ferretti Group – tra nuovo CEO, uscita di Piero Ferrari e asse Weichai‑KKCG – si tradurrà in scelte visibili già da questa stagione nautica.
Giacomo Barbaro