Kevin e Filipa: questa coppia (con cane) che sta facendo il giro del mondo in moto d’acqua

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Kevin Neubeck

Una sfida folle, un’unica sella e oltre 3.000 miglia già alle spalle. La storia incredibile di Kevin Neubeck, della compagna Filipa e del loro pittoresco amico a quattro zampe alla conquista dei mari del pianeta in jet ski.

Dimenticate le comode cabine degli yacht di lusso, le crociere tutto incluso o le lunghe traversate aeree con pernottamenti in hotel a cinque stelle. Quando la passione per il mare si fonde con una dose viscerale di sete d’avventura, le regole della navigazione da diporto vengono letteralmente riscritte. È esattamente ciò che ha fatto Kevin Neubeck, trentatreenne di origini tedesche ma trapiantato a Cipro, trasformando un’idea balenata quasi per caso in un’impresa nautica senza precedenti: compiere il giro del mondo in sella a una moto d’acqua.

Insieme alla fidanzata Filipa Costilla, ventitreenne, e all’inseparabile Chicko — un vivace mini bull terrier diventato a tutti gli effetti il terzo membro dell’equipaggio — Kevin sta firmando un’epopea marittima che sta lasciando a bocca aperta la comunità dei diportisti e degli appassionati di motonautica.

Kevin Neubeck

Dalle acque dolci del Danubio ai grandi mari europei

Tutto è iniziato lo scorso autunno nel modo più genuino e impulsivo possibile. Nessuna squadra di supporto al seguito, nessun piano logistico rigido o tracciato al millimetro: solo il minimo indispensabile stipato in borse stagne, una bussola digitale e un quesito semplice: “Perché no?”.

Il viaggio ha preso le mosse dalla Germania, seguendo il corso del Danubio. Una rotta fluviale spettacolare ma complessa, snodatasi per circa 1.750 miglia attraverso ben dieci nazioni prima di sboccare nel Bacino del Mar Nero. Da lì, il piccolo mezzo d’assalto idrodinamico ha solcato lo Stretto del Bosforo per poi affacciarsi sulle acque salate dell’Egeo, dell’Ionio e infine dell’Adriatico.

Un’avventura che, nei soli primi sei mesi, ha visto il trio macinare oltre 3.000 miglia e varcare i confini di più di tredici Paesi, richiedendo — solo per il carburante — un investimento che ha già superato i 7.000 euro.

Kevin Neubeck

Navigazione a vista, controlli doganali e imprevisti tecnici

Per chiunque si intenda di motonautica, gestire la routine quotidiana su un natante di dimensioni così ridotte è una sfida immane. Ogni mattina la tabella di marcia impone gli stessi precisi passaggi: analisi minuziosa delle condizioni meteo-marine, calcolo dei consumi e mappatura dei punti di rifornimento.

Se la navigazione fluviale offriva acque tendenzialmente più calme, presentava al contempo la complessa gestione delle frontiere politiche. Più di una dozzina i controlli delle autorità di polizia fluviale e marittima, spesso colte dal totale sconcerto di fronte alla singolare imbarcazione. Non sono mancati i momenti critici, come un guasto al propulsore lungo il tratto slovacco del Danubio — risolto grazie al provvidenziale supporto di un pescatore locale — o un articolato inghippo burocratico alle dogane turche che ha visto il sequestro temporaneo del mezzo prima del chiarimento definitivo.

In mare aperto, poi, la musica cambia radicalmente. Le sollecitazioni fisiche per il pilota e i passeggeri diventano estreme. Alle giornate di navigazione veloce e mare piatto subentrano battute d’arresto causate da onde formate e venti tesi. Impressionante l’episodio vissuto nel Mar Nero, quando sotto un cielo plumbeo la moto d’acqua si è ritrovata quasi del tutto immersa tra cavalloni minacciosi, mettendo a dura prova la tenuta psicologica del team.

Kevin Neubeck

 

Tra delfini, ospitalità costiera e lo sguardo verso l’Atlantico

Nonostante la fatica, l’avventura regala scenari irripetibili: scorte improvvisate di delfini a cavallo dell’onda di prua, l’incredulità dei pescatori nei piccoli porti turistici e l’accoglienza calorosa delle comunità locali. Durante una sosta rigenerante alle foci del fiume Bojana, ad Ada Bojana in Montenegro, la curiosa ciurma ha trovato ristoro presso le strutture ricettive della zona, godendosi qualche giorno di meritato riposo prima di riprendere la rotta verso la Croazia.

Il programma di viaggio prosegue a tappe serrate: risalita e discesa dello stivale italiano, passaggio per Malta, coste francesi, penisola iberica, fino a raggiungere il Marocco. Ma la vera prova del fuoco deve ancora venire. Il piano finale prevede infatti la rotta verso le Canarie, Capo Verde e tentare l’incredibile: la traversata dell’oceano Atlantico.

Un’impresa che molti giudicherebbero al limite del razionale — specialmente considerando che Kevin, prima di partire, era salito su una moto d’acqua appena tre volte nella vita. Eppure, guidato da una determinazione incrollabile e dal desiderio di dimostrare che gli unici limiti veri sono quelli che imponiamo alla nostra mente, l’intrepido navigatore continua a macinare miglia nautiche, giorno dopo giorno, spinto da un unico e potente motore: la pura e semplice voglia di libertà.

 

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