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Il San Michele lascia Capri, dall’inconfondibile silhouette sullo sfondo. La velocità di crociera è 8 nodi, la massima 10; col motore elettrico scende a poco meno della metà. PH: Rastrelli BluePassion
Cosa spinge un amante dei fisherman americani, già armatore di un motoscafo da centinaia di cavalli, a comprare un gozzo che fa 9 nodi di velocità massima? L’amore per il bello e per l’ambiente.
Marina di Capri, agosto. A poppa di una barca di soli 10 metri, tra le tante prestigiose ormeggiate in Darsena, c’è sempre qualcuno che si ferma a guardare, affascinato da un gozzo speciale.
È il San Michele, un G-10 dell’Antico Cantiere del Legno Aprea, sogno di un armatore amante del bello, della natura e della sostenibilità.
Michele Pontecorvo Ricciardi
Parliamo di Michele Pontecorvo Ricciardi (Napoli, 1984), Presidente Regionale FAI Campania e Presidente della Fondazione Ferrarelle ETS, che promuove iniziative con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, è nato sul mare e cresciuto in barca.
In questa foto Michele Pontecorvo Ricciardi rompe la bottiglia con la benedizione della vera madrina, sua figlia, allora di soli 4 anni.
Un esperto marinaio quindi, ma soprattutto un imprenditore che ha fatto della sostenibilità il suo credo, focalizzando la sua azione su educazione civica, cittadinanza attiva e sostenibilità nei beni culturali.
Non c’è da meravigliarsi quindi per la scelta della sua ultima barca: uno “spirit of tradition” tradizionale eppure modernissimo, con un motore termico, ma anche uno elettrico, e perché no, con una piccola vela di prua.
Per navigare in sicurezza anche con mare formato, per scivolare in silenzio nelle aree marine protette, per esplorare le isole dello splendido Golfo di Napoli (e non solo) alla confortevole velocità di 10 nodi.
Quella che ti consente di godere del viaggio, prima ancora che della meta.
Di Fabio Ratti
Il tuo rapporto con il mare? Le tue barche?
Ho avuto la fortuna e il privilegio di nascere in una casa, dove ancora abito, affacciata sul mare. Per di più da una famiglia con grandi tradizioni marinare, da parte di entrambi i genitori. Quindi in pratica sono nato sul mare e sulle barche, e non ringrazierò mai abbastanza la mia famiglia per avermi trasmesso le regole del mare, che sono in fin dei conti le regole di vita: disciplina, ordine, rispetto per gli altri, pulizia, adattamento. E i miei ricordi adolescenziali sono legati a uno Zodiac di circa quattro metri, con carena in alluminio, bellissimo. Con un Johnson 25 cavalli andavo ovunque, a Capri lo ormeggiavo allo Scoglio delle Sirene. Oggi sarebbe impossibile.
La barca San Michele presso l’Antico Cantiere del Legno Aprea
Poi grazie a mio padre, grande estimatore dei fisherman americani, della loro robustezza, delle loro qualità marine, è arrivato un Robalo. Barca straordinaria, con una V profonda, una tenuta di mare incredibile. Ricordo un 23 luglio di tanti anni fa, volevo festeggiare il mio compleanno a Capri. Metto la prua fuori dal porto e mi trovo un mare di prua molto formato, vado avanti con quel pizzico di incoscienza giovanile e sento che il Robalo è a suo agio, non sbatte, taglia morbidamente l’onda e trasmette sicurezza. Arrivo a Capri e sbarco con un pizzico d’orgoglio per l’”impresa” e la guantiera di pizzette di Moccia assolutamente intonsa!!
(Ndr: per chi non le avesse mai provate valgono il viaggio a Napoli)
Passano gli anni, e arriva un’altra barca. Mio padre mi segnala che un dealer vendeva il suo Itama, lo scafo numero 100 uscito dallo stampo del famoso Forty. Barca perfetta, con un anno di vita, usata solo per dimostrazioni, una special edition prodotta in pochi esemplari per celebrare la costruzione del centesimo scafo.
Un Itama Forty
Allora era l’icona del diporto nautico nel Golfo, ora che stiamo svendendo il mare al commercio è diventata l’icona del charter … attività per cui, in effetti, va benissimo, comoda e parca nei consumi com’è. E noi, villeggianti stanziali delle isole del Golfo o della Costiera, dobbiamo cedere il posto alla flotta delle barche in affitto, con driver che portano in giro stranieri inebriati da alcool e sole, musica a palla, sfiorando le barche alla fonda, incuranti dei bagnanti. Se fai un cenno di protesta ti prendi pure gli improperi.
Gli incidenti ormai non si contano più, l’altro giorno un motoscafo si è “fermato” sugli scogli sotto casa mia, il piede poppiero fuori dell’acqua; a bordo due ragazzi che si guardavano intorno smarriti, più stupiti che preoccupati da questo parcheggio irrituale.
Anche per questo la scelta radicale del San Michele?
Forse, ma io credo ai segnali del destino, soprattutto quando stai cambiando la tua vita. Il mio matrimonio era finito, lasciandomi una splendida figlia che ora ha sette anni; inoltre, il mio impegno al FAI mi aveva fatto prendere maggior coscienza su temi che ho sempre sentito miei. Mentre mi domandavo se fosse il caso di abbandonare due diesel da qualche centinaio di cavalli a favore di qualcosa di meno impattante, un signore che da tempo faceva la corte al mio Itama torna alla carica; gli chiedo una cifra, l’accetta. Affare concluso.
Il pozzetto è stagno; alzando il boccaporto in primo piano si accede al motore elettrico.
Poi il colpo di fulmine. Sulla terrazza del Circolo del Remo e della Vela Italia conosco Nino Aprea; in banchina luccica il primo esemplare del suo G-10. Bellissimo, comodo, uno “spirit of tradition” perfettamente riuscito: linee classiche a garanzia di grandi doti marine, sapientemente rivisitate. Per di più con doppia motorizzazione, termica ed elettrica.
Quindi un gozzo ibrido anche a tutela dei nostri mari. Dal 2020 sei Presidente Regionale FAI della Campania, cosa si può fare di più?
In Campania ci sono sei Aree Marine Protette, e certamente potrebbero essere di più. Nella Baia di Ieranto, che ricade all’interno dell’AMP Punta Campanella, il FAI è proprietario di 47 ettari ed è attivo nella tutela della zona costiera, ambientale e botanica.
Bisogna aumentare i controlli, insegnare l’educazione civica dell’andar per mare e del rispetto per il territorio, che va vissuto con regole diverse da quelle cui siamo abituati. Per questo promuoviamo innanzitutto la conoscenza, perché si ama quello che si conosce; stimoliamo la società civile proponendo una cultura diversa, anche nel rispetto delle cose meno belle, portando soprattutto i più giovani a scoprire il territorio. Per esempio, col progetto “Apprendisti Ciceroni”: trasformiamo studenti di scuole medie e superiori in guide volontarie per un giorno. Non solo ci aiutano tantissimo nei nostri eventi, ma attraverso un’esperienza diretta e gratificante scoprono che il territorio in cui vivono è un vero patrimonio culturale, artistico e ambientale.
Nonostante sia una barca di serie, la costruzione artigianale consente un alto grado di personalizzazione, per esempio la tuga più alta o il pozzetto più profondo, per un armatore dalle gambe lunghe.
I nostri associati in Campania sono circa 10.000. E sono sentinelle del territorio, fanno battaglie, si rimboccano le maniche. Recentemente abbiamo ripulito e ripristinato i “Giardini della speranza”, fuori delle mura del carcere giovanile di Nisida. Un luogo di struggente bellezza, dove 50 giovani si sono ritrovati armati di sacchi, guanti e attrezzi da giardinaggio per ridare dignità a un posto speciale, soprattutto per chi sta all’interno delle mura.
Ed è bello che oltre ai singoli cittadini tanti Comuni si iscrivono al FAI, testimonianza che vogliono mantenere acceso il dialogo, farsi conoscere e in molti casi, come per Comuni vesuviani, vogliono riappropriarsi del proprio territorio. Certo i posti più famosi devono dare il buon esempio, e difendersi: a Santorini sono sbarcate in un giorno 50.000 persone e il sindaco ha chiesto alla popolazione di rimanere in casa, tra mille polemiche.
Un problema che Capri, e non solo, conosce molto bene.
Facciano tante altre cose, collaboriamo con il CAI, Mare Vivo e altri Enti, organizziamo convegni, ed abbiamo bisogno di essere supportati, tutti possono fare qualcosa.
G10 visto di profilo
Per esempio, una campagna di sensibilizzazione sarebbe particolarmente efficace su una testata di settore come la vostra, che ha ancora molto potere perché si rivolge a un pubblico appassionato, curioso, sensibile alla tutela del mare e delle coste. Se ci date una mano, vi saremo grati in tanti!
Mi sembra che tu abbia perfettamente ragione, ma torniamo al tuo San Michele…
Ti dicevo, sono rimasto affascinato per questa fusione perfettamente riuscita tra tradizione e modernità. La barca è in legno, ma costruita con sistemi moderni quindi con manutenzione equivalente, o quasi, a una in vetroresina. Ma il comfort e la tenuta di mare sono nettamente superiori. Faccio 9 nodi col motore termico, poco meno della metà con quello elettrico, e la soddisfazione di scivolare in una baia in perfetto silenzio è impagabile. In più ho la sicurezza di avere un secondo motore in caso di avaria del primo, basta avere sempre le batterie cariche e collegare il sistema all’app sul cellulare per monitorarne i consumi. Certo, ho la fortuna di avere vicino l’Antico Cantiere del Legno Aprea, che offre un servizio impeccabile: ritira la barca a fine stagione e l’anno dopo me la restituisce come nuova, levandomi tutti i problemi di gestione.
Dicono che il San Michelesia il più bello tra i G-10 varati ad oggi, eppure nonostante le tante possibilità di personalizzazione ho cambiato ben poco. In pratica solo gli oblò, che sono classici, tondi e apribili in acciaio, e i colori che ho scelto personalmente (noi del Circolo Italia siamo un po’ fissati col rosso-blu). Sottocoperta invece ho voluto, oltre al bagno e alla cuccetta doppia di prua, una cucina con tanto di congelatore, perché in famiglia amiamo i gelati ed io spero che questa sia la barca dei ricordi di mia figlia e dei miei cinque nipoti. Intanto per l’anno prossimo vorreei proprio organizzare una bella crociera lungo costa, verso sud, per poi tagliare sulle Eolie. Lì il mare è ancora vivibile.
Prossima barca: hai qualche idea?
Certo, la passione per la scuola americana dei Fisherman che mi ha inculcato mio padre non è passata, e trovo bellissimi i nuovi Bertram, il 38 o il 50 per esempio. Se mai un giorno decidessi di ritornare alla crociera non avrei dubbi.
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