Dalla “nuda vetroresina” al tocco di classe: “Come ho trasformato la mia barca usando il legno”

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gozzo refit

Cosa definisce davvero un refit? Un termine che raccoglie un ampio spettro di modifiche e aggiornamenti ma, in ultima battuta, l’estetica di una barca è sempre ciò che colpisce di più. E allora, dopo le modifiche strutturali che abbiamo visto nell’ultimo capitolo, è arrivato il momento di “rifare il trucco” a questo gozzo, e dargli davvero un volto nuovo.

Come trasformare una vecchia barca usando il legno

Crescere su un gozzetto tradizionale con capodibanda, panche e timone in mogano, sportelli in iroko, mi aveva dato un certo tipo di imprinting. Vedevo il legno come l’unico vero rappresentante dell’arte marinaresca. Sverniciare con la pistola termica e ridare ogni stagione il flatting lucido era una sorta di rito laico che perpetuavo con devozione. Per assurdo, mio nonno, che di stagioni ne aveva viste molte più di me, non ne poteva più di sverniciare e riverniciare legni: la nuda vetroresina fu proprio una delle caratteristiche che più apprezzò su questa barca. Ma io avevo altri progetti.

vecchio gozzo refit

E così, una delle prime cose feci fu acquistare 5 o 6 tabelloni di mogano rosso trovati su Subito, da un ragazzo che stava svuotando un fondo. Presi una discreta fregatura, pagandoli molto più del loro valore, ma beata ignoranza. Li portai a casa sul vecchio Santa Fè di mio padre, caricati dentro, con i tabelloni che uscivano dal lunotto, lasciato aperto. In autostrada. Beata incoscienza.

Ho lasciato intendere che questa barca non avesse legno, ma non è proprio così. Qualche inserto c’era, ed eravamo convinti che con un poco di cartavetra e olio di gomito sarebbero tornati nuovi. Spoiler: no. Erano solo pezzi di compensato fresato a imitare doghe, senza cornici né altro: un livello piuttosto basso. Così, stagione dopo stagione, iniziai a sostituire un pezzo dopo l’altro, quando non li aggiungevo direttamente dove fossero mancanti.

Sportello ancora gozzo refit

Iniziai dal piccolo sportello dell’ancora, che fu la “nave scuola”. Mi fece subito capire l’importanza dei materiali: il taglio di legno utilizzato era troppo fiammato per un ponte, e il sigillante usato per il calafataggio delle fughe fra un listello e l’altro era sbagliato, col risultato che esposto al sole e agli elementi si sfaldava, sporcando tutto di nero. Del resto, è risaputo che “l’esperienza è la peggiore degli insegnanti: prima di fa l’esame, poi ti spiega la lezione”. Lezioni che misi subito in pratica nel rifare la seduta della timoneria, per quanto il legno era ancora sbagliato.

poppa gozzo refit

Da lì in poi, il livello è decisamente migliorato. Il cofano motore, con la sua Rosa dei Venti, per quanto con evidenti imprecisioni, lo considero il pezzo più bello della barca.

Ne ho approfittato per rifare anche tutto il quadro strumenti, adesso più semplice e minimalista, ma a suo modo molto tradizionale, fra la pulsantiera inox e il quadretto in mogano lucido.

pannello strumenti gozzo refit

Un altro notevole passo in avanti è stata la demolizione di una specie di orribile “cassapanca” a centro barca, sostituita con due panche più piccole ai lati, stondate, che seguono il profilo di coperta, integrandosi molto meglio nel design e slanciando tutto il layout.

panche gozzo refit

Infine, è stato rivestito anche lo sportello centrale, dove ormai avevo raggiunto una discreta manualità.

sportello gozzo refit

Ma non sarei mai stato soddisfatto – e non lo sono ancora, dato che è un progetto ancora in corso – finché non avrei ripristinato un vero e proprio capodibanda in legno, l’elemento che distingue un gozzo da una pallida imitazione.

Il problema era la presenza di un antiestetico – per quanto comodo – bottazzo in gomma, che mi ha costretto a scendere a compromessi: ci sono passato sopra. Ho rivestito la parte superiore di tutto il coronamento, più semplice da realizzare dato che non c’era niente da smontare.

costruzione capodibanda gozzo refit

Il risultato è piuttosto brutto, ma la buona notizia è che dovrebbe essere provvisorio. Quest’anno è in programma il rifacimento di tutta la prua per installare un salpancora, e il completamento di quella parte di capodibanda. E l’anno prossimo – a Dio piacendo – potrò finalmente eliminare il bottazzo e sostituirlo con un solido listello in mogano.

Refit gozzo 2026

E forse, solo allora potrò veramente dichiarare finito il refit della mia barca e…venderla! Eh già, perché una volta finita, finisce anche il divertimento. Ma la ricerca del prossimo relitto da risuscitare è già cominciata.

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