Nuovo Grand Banks 60: non lo provi non ci credi

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Grand Banks 60

Grand Banks 60

Grand Banks 60

Una costruzione hi tech, come quella delle barche a vela da competizione, velocità fino a 36 nodi e autonomie da 2.000 miglia, per il nuovo 20 metri del cantiere malese.

La bellezza e la forza dei Grand Banks è la loro capanodi. Ovviamente certe prestazioni non sono solo frutto dei macità di rimanere sempre fedeli a loro stessi pur rinnovandosi continuamente. Il Grand Banks 60, più recente arrivo sul mercato europeo, non fa eccezione. Anzi, la cosa meravigliosa è la quantità di tecnologia allo stato dell’arte in uno yacht che ha linee assolutamente classiche. Il diktat progettuale e costruttivo è stato realizzare una barca che fosse, rigida, leggera ed efficiente, qualità, l’ultima, in buona parte figlia delle prime due, ma non solo.

Il ponte principale, la coperta e la sovrastruttura sono realizzate in infusione su sandwich costituito da pelli in fibra di carbonio multiassiale e anima in PVC espanso a cui si aggiungono aree di rinforzo con anima in Corecell in zone di applicazione specifica. E ancora resina vinilestere ed epossidica e supportata da pannelli di rinforzo ancorati a una struttura a griglia. Una tecnica costruttiva che è più probabile trovare negli yacht a vela da alte prestazioni di quanto non sia frequente nelle barche a motore.

Così il nuovo trawler made in Malesia con i due motori Volvo D13 da 800 cavalli ciascuno forniti di serie riesce a navigare fino a 31 nodi di velocità massima, e può scegliere tra il regime di crociera veloce a 25 nodi (con il contagiri che si ferma sui 2.020 giri/ min) oppure puntare alle navigazioni a lungo raggio se mantiene il log sui 10 nodi: a quel punto, dichiarano dal cantiere, il range disponibile raggiunge le 2.000 miglia. Ma se questi numeri ancora non soddisfano, l’armatore può scegliere gli opzionali Volvo IPS1200 da 900 cavalli ciascuno per una velocità di punta di 36 nodi.

Ovviamente certe prestazioni non sono solo frutto dei materiali di costruzione, ma anche della geometria applicata alla carena che, come afferma Mark Richards l’AD dell’azienda: «Segna un cambiamento in questo settore», perché, a differenza degli scafi semidislocanti, «taglia l’acqua invece che spostarla»

 

La sua natura di yacht da lungo raggio è palesata anche dall’aspetto esterno con flybridge ben protetto, passavanti e pozzetto riparati dalle murate che si alzano con una significativa impavesata e dall’aggetto del fly. L’attualità del progetto è ulteriormente evidenziata dalle ormai inevitabili finestrature in murata, per servire la cabina armatoriale, e lungo tutto il perimetro della sovrastruttura, a vantaggio di salone, cucina e timoneria interna: impensabile, nel 2019, avere una barca i cui interni sono poco illuminati e sostanzialmente separati dall’ambiente circostante. Per la notte sono previste tre cabine, con la vip a prua dalle dimensioni analoghe all’armatoriale e due bagni.

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