Guerra tra porti e Stato: è tregua, ma solo fino al 30 giugno

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Una boccata d’aria fresca per 24 porti turistici italiani nel contenzioso con lo Stato. Dopo la clamorosa protesta in cui oltre trecento operatori del settore, simbolicamente vestiti con un giubbotto salvagente, hanno manifestato a Roma davanti al ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Il risultato è arrivato: l’Agenzia delle Entrate ha, per ora, sospeso le richieste di aumento dei canoni demaniali anche fino al 700%.

Guerra tra porti e Stato: è tregua, ma solo fino al 30 giugno

Il motivo del contendere riguarda l’aumento retroattivo dei canoni demaniali, già dichiarato illegittimo – oltre che dai tribunali civili d’Italia, Corti d’Appello, TAR e Consiglio di Stato – anche da una sentenza della Corte Costituzionale del 2017. Nonostante questo, le Agenzie del Demanio e delle Entrate sino ad ora avevano continuato con l’emissione delle cartelle esattoriali.

Nonostante questo la “guerra” tra i 24 porti interessati dalla richiesta di aumenti retroattivi di canone non è ancora finita. Il decreto, contenuto nel Milleproroghe, prevede una sospensione del pagamento dei canoni retroattivi al contratto di concessione fino al 30 giugno. Poi, se non si arriverà ad una soluzione definitiva, la tregua finirà. E riprenderà la guerra.

Porti, lo Stato revoca le concessioni (anche se le sentenze gli danno torto)

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