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Benvenuti all’interno della rubrica Classic Boat, la “custode” storica e culturale della testata, un luogo dedicato all’approfondimento delle figure, delle barche e degli sviluppi progettuali che hanno segnato l’evoluzione della nautica a motore. In questo articolo, per aiutarvi a navigare al meglio un panorama vastissimo quale quello del mondo classico, ci concentreremo su quattro specifici scafi, vere e proprie icone e pietre miliari della cantieristica a motore del secolo scorso. In particolare, guarderemo a quattro “prime volte”, esplorando quattro scafi che, per una gamma o per un intero cantiere, sono stati la prima e fondamentale scintilla vitale.
Classic Boat Cult: quattro barche “esordio” che hanno fatto la storia
Quattro barche, quattro “prime volte”. Un offshore puro anni Sessanta, un cruiser sportivo italiano capace di inventare nuovi modi di vivere la velocità, un flybridge inglese capace di rivoluzionare un cantiere, riportando la crociera familiare su un nuovo piano, e un performance-yacht britannico capace di inaugurare una delle gamme più longeve degli anni Novanta… Dal Magnum 27 al Pershing 45, dal “primo” Princess (45) al Sunseeker Predator 63, questi scafi sono tutti capostipiti: aprono una linea, fissano un linguaggio formale e definiscono, ciascuno a modo suo, un modo nuovo di combinare prestazioni e abitabilità. Insieme raccontano l’evoluzione di un’idea, ovvero quella transizione che la barca ha vissuto nel secolo scorso, passando da essere pratica o veloce, fino a trasformarsi in quel complesso di equilibrio, tecnica e eredità tradizionale che è diventata oggi.
Il Magnum 27 Snoopy
Magnum 27
Sul finire degli anni cinquanta va prendendo piede un movimento destinato a dar frutti leggendari. Performance incredibili, nuove carene a V profonda e deadrise mai esplorati prima. Nascono, sostanzialmente, le concezioni moderne di quanto una carena possa essere. Sono questi gli anni dei giganti: Ray Hunt, Jim Wynne, Don Aronow… Ed è proprio a quest’ultimo che dobbiamo guardare per affrontare la nascita del Magnum 27, il primo della famiglia, la pietra fondamentale su cui erigere Magnum Marine. Uno scafo d’eccezione, insomma, e divenuto serie quasi per caso. Tutto nasce infatti con uno scafo offshore per Don Aronow stesso, “Maltese Magnum”, vincitore Campionato del Mondo Offshore. Da qui, l’intuizione. Lo scafo è brillante, perché non produrlo in serie? Nascono così scafo e cantiere, uniti nella storia. Ed ecco il Magnum 27, un vero manifesto dell’offshore americano: uno scafo concepito attorno alla carena più che agli interni, dove la priorità assoluta è la capacità di correre senza compromessi. È l’archetipo della barca adrenalinica, un genere che influenzerà generazioni intera di scafi ad alte prestazioni, molto prima che comfort e crociera diventassero ancora parte integrante del discorso…Per approfondire oltre, trovate qui la storia integrale
Il Maltese Magnum di Don Aronow, la base del primo Magnum 27
Pershing 45
Pershing, un colosso evocativo di sensazioni e stili ben specifici: scafi slanciati, linee sportive ed eleganti, lusso e divertimento. Un’eredità che il brand si porta dietro da quasi quarant’anni, merito di uno scafo che, nato, cambiò tutto: il Pershing 45. Era infatti il 1985 quando il Cantiere Navale dell’Adriatico varava un’idea dirompente: portava in acqua un cabinato sportivo di 13,8 metri, capace di 37 nodi, ma con tre cabine doppie, tre bagni e una vivibilità interna da vera barca da crociera. Fulvio De Simoni firmava così, con una carena a V medio-profonda, quattro pattini longitudinali interni e pattini laterali pronunciati, uno scafo capace di cambiare tutto.
Sfruttando al meglio i suoi oltre quattro metri di baglio, il nuovo 45 piedi inaugura di fatto un nuovo concetto di sport-cruiser mediterraneo, coniugando in una carena da performer puro un layout compatto d’eccezione, con zona notte completa, cucina interna e area soggiorno. Una piccola rivoluzione. Prodotto in versione Open e Flybridge, il Pershing 45 è il primo della storia del marchio e, soprattutto, il primo a dimostrare che si può avere una barca da vivere in crociera senza rinunciare a prestazioni capaci di 30 nodi in crociera. Per approfondire oltre, trovate qui la storia integrale
Pershing 45
Princess 45
Guardando al Princess 45 è più difficile trovare una chiara scintilla. Non, almeno, se non se ne conosce la storia. Prima di arrivare a Princess Yachts, infatti, a modo suo la linea Princess già esisteva, nata per caso da tre ex-ufficiali della marina britannica, i fondatori di Marine Projects. Ma sarà solo nel 1980 che le cose muoveranno verso l’attualei Princess Yachts, e qui entra in gioco il Princess 45 e, con questa, un personaggio chiave: Bernard Olesinski. Sarà infatti proprio lui a progettare il nostro 45 piedi, allora il più grande yacht di serie mai costruito nel Regno Unito. E sarà un enorme successo. Un successo tale che, per necessità, il cantiere dovra cambiare nome. Nasce Princess Yachts, figlia di un brillante 45 piedi, uno scafo veloce (26 nodi), particolarmente marino, e forte di un layout intelligentissimo, con 3 cabine capaci di ospitare fino a 6 persone. Una piccola rivoluzione per il mercato di allora, peraltro completa di fly-bridge… Per approfondire oltre, trovate qui la storia integrale
Princess 45
Sunseeker Predator 63
Al tempo del suo varo il Sunseeker Predator 63 fu, non solo, uno dei più grandi luxury performance yachts del panorama, ma anche uno scafo innovativo su diversi aspetti, a partire dal design e dal suo concept di base.. Le linee sportive, slanciate e curvilinee, ispirate all’automotive, ne fecero infatti subito un emblema di nuove direzioni, simbolo di una “nuova strada”, ora accoppiandosi ad una carena a V profonda capace non solo di ottime performance (30+ kn), ma anche di creare un’estetica più che desiderabile, equilibratissima grazie all’attenzione posta nel design delle sovrastrutture. Qui, tra i primi elementi innovativi, entravano poi a stupire il il tetto apribile e il super-layout, dove i volumi poppieri erano privilegiatissimi e la dolce vita più che premiata.
Ma il Predator 63 non fu soltanto una barca azzeccata, un brillante progetto. Il Predator 63 fu anche il primo passo in un nuova direzione concettuale per lo stesso cantiere, un passo inaugurato esattamente con lui e che, ancora oggi, segna un percorso intitolato a quel primo 63: la gamma Predator… Per approfondire oltre, trovate qui la storia integrale
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