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Barca (a prescindere dalla dimensione) = yacht di lusso. È un cliché molto italiano che, di recente, è tornato alla ribalta sui principali quotidiani e non solo. Il motivo? La polemica rivolta a Roberto Fico, candidato governatore della regione Campania, che è stato immortalato sul suo gozzo che ha l’ormeggio nel porto di Nisida.
La barca di Fico è di lusso?
Pensavamo fosse un cliché superato. Ci sbagliavamo. L’equazione “barca uguale lusso sfrenato” è ancora tra noi. Forse un po’ ingenuamente ci eravamo illusi che fosse andata in pensione con l’abolizione nel 2016 della tassa di possesso sulle imbarcazioni da diporto, un abominio legislativo introdotto nel 2011 dal Governo Monti che aveva colpito le barche oltre i 10 metri con danni catastrofici (fuga di barche all’estero, crollo del mercato interno, charter allo sfascio, ecc.).
Ma lo slogan “armatori, tutti ricchi” nel nostro Paese torna ciclicamente. Anzi, è proprio radicato nella cultura di massa e, peggio ancora, nella testa di chi ci dovrebbe governare. Ed è evidente nella recente polemica scoppiata in Campania e che coinvolge Roberto Fico, ex presidente della Camera e attuale candidato del centrosinistra alla presidenza della regione. Una vicenda, se si vuole, piccola, insignificante e pura espressione di quel tritacarne mediatico che sono ormai le battaglie elettorali. Eppure tristemente sintomatica di una mentalità ottusa e recidiva.
Il gozzo di Fico e l’ormeggio
A Fico è stato “accusato” di essere armatore di una barca di lusso, un simbolo di potere e ricchezza che mal si sposa con il suo percorso di ex grillino progressista, ribelle e “castigamat”. Parliamo di un gozzo modello Sciallino 34′ Cabin di 9,96 metri con scafo in vetroresina e allestimenti interni in compensato marino. Due motori entrobordo e due cabine per un totale di 4 + 2 posti letto. Una barca battezzata “Paprika” che lo stesso Fico ha acquistato di seconda mano nell’aprile del 2024 con regolare contratto di compravendita e pagamento con assegni circolari al prezzo di 150.000 euro.
L’immagine di una “sister ship” dello SciallinoL’altra onta del candidato governatore, sempre secondo il fuoco di fila politico ed elettorale, è quella di tenere ormeggiata la barca nel porto di Nisida, in un’area di pertinenza militare, presso il circolo sportivo dell’Aeronautica Militare, godendo così di una concessione eccezionale, generalmente riservata a pochi civili che ricoprono incarichi istituzionali di particolare rilievo.
Insomma, l’essere armatore di un semplice gozzo e tenerlo ormeggiato secondo regolare contratto in un circolo nautico, oggi nel 2025 in Italia, fa di Fico un simbolo di incoerenza, sbruffoneria, strapotere e privilegi riservati.
Roberto Fico a suo modo si difende dalle accuse e nel “baillame” mediatico parla di polemica assurda, sterili strumentalizzazioni, distrazione di massa. Su come andrà a finire questo squallido teatrino, nei confronti del quale è stata peraltro richiesta un’interrogazione parlamentare per la ricerca della verità, non abbiamo dubbi. Passate le elezioni, dimenticato tutto. E avanti il prossimo battibecco…
Poche chiacchiere, mentalità giusta e dritti al punto
Negli ultimi anni si parla tanto a livello istituzionale di Ministeri del Mare, di piani nazionali strategici per le politiche marittime, ci si riempie la bocca di “blu economy” e sviluppo sostenibile, si ricorrono modelli europei di turismo costiero e promozione del territorio attraverso la navigazione.
Sinceramente facciamo ridere. In Europa da anni la nautica non è più una nicchia, ma un pilastro del turismo. Con oltre 48 milioni di appassionati di sport acquatici, 6,5 milioni di imbarcazioni e 10.000 porti turistici, questo settore è un motore per le economie regionali e per il tempo libero rispettoso dell’ambiente. Non solo. La nautica da diporto e il turismo nautico rappresentano una forza economica importante, con un fatturato annuo di 28 miliardi di euro, oltre 32.000 aziende e 280.000 dipendenti diretti.
Sostenere la nautica per un Paese come l’Italia al centro del Mediterraneo significa sostenere l’industria, l’economia, la produzione di alta qualità, il made in Italy, i posti di lavoro.
Avremmo bisogno di nuovi posti barca, porti efficienti e integrati, soluzioni “green” per la propulsione e per lo smaltimento responsabile delle imbarcazioni a fine vita, serve semplificare la procedura delle patenti nautiche e assorbire in modo lungimirante le nuove tecnologie. Invece stiamo ancora dietro a Fico, il suo gozzo e la nautica vista come un giochino da ricchi…
Sapete che c’è? A noi di Barche a Motore e Giornale della Vela, e ai nostri tanti lettori di queste beghe da asilo nido poco importa. Non facciamo sconti invece su quell’atteggiamento snob, quel fare di tutta un’erba un fascio, quell’atteggiamento superbo e meschino di liquidare la nautica come “status symbol” ad esclusivo appannaggio dei ricchi che si nasconde tra le pieghe di questi episodi e stenta ancora a essere debellato dal pensiero comune.
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