Barca? La via di fuga ideale per l’estate – L’intervista a Marco Valle (CEO Azimut-Benetti)

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Marco Valle – CEO Azimut – Benetti

Questa volta i segnali ci sono tutti. E vanno nella stessa direzione. Il mare, la barca e più in generale la nautica sono diventate la prima scelta, la via di fuga, il luogo ideale per ritrovare un po’ serenità dagli effetti devastanti generati dalla pandemia e dalla crisi sanitaria che n’è scaturita. Non solo. Questo particolare momento storico ha permesso a un pubblico fino a ieri a digiuno di barche di avvicinarsi a questa attività ricreativa che, a dispetto di molte altre, è sicuramente più sicura e garantisce quel distanziamento diventato una prerogativa imprescindibile.

Una voglia di barca diventata oggi sempre di più un imperativo e che sulla forza dei numeri proietta Azimut-Benetti al centro della scena. Sì, perché il gruppo di Avigliana, con il miliardo e 300 milioni di euro di portafoglio ordini, sta viaggiando verso livelli raggiunti solo prima della crisi del 2008. Numeri che non arrivano a caso, ma che confermano la bontà di un percorso nel quale Azimut-Benetti si è distinto per una qualità dell’offerta unica nel suo genere e soprattutto in grado di soddisfare anche le esigenze di una clientela alla sua prima esperienza nautica.

Una partita questa dove anche Azimut Yachts ha fatto la sua parte. Se il 2020 è stato l’anno del Magellano, suggellato con il debutto della nuova ammiraglia di 25 metri, il 2021 si è aperto con il lancio del 53 Fly, modello che consolida la posizione del cantiere di Avigliana anche nella fascia delle imbarcazioni flybridge sotto i 24 metri. Un tassello, quest’ultimo, che rientra in una strategia più ampia e articolata come ci spiega Marco Valle, Ceo del Gruppo Azimut-Benetti nell’intervista che ha rilasciato a Barche a Motore.

Parliamo del marchio Azimut Yachts e partiamo dal presente. Stiamo vivendo un momento storico nel quale, a suo avviso, la nautica gioca un ruolo centrale. Che segnali arrivano per il comparto da questo 2021?

“Si pensava potesse andare bene, ma non così bene come in realtà sta avvenendo. Un andamento inaspettato al di sopra di ogni più rosea previsione. Anche perché lo scorso anno, in piena pandemia, il settore in estate aveva colmato quanto lasciato sul terreno nei primi mesi del 2020. Un raggio di luce accompagnato da tante incognite. La mancanza dei Saloni nautici, l’impossibilità a muoversi, l’incertezza legata ai tempi per l’arrivo dei vaccini: tutto questo non è stato d’aiuto per mettere a punto strategie di medio – lungo termine. Ecco perché, nonostante i segnali positivi, regnava comunque una certa diffidenza sulla tenuta del buon andamento. Poi, però, la realtà ci ha raccontato un’altra storia”.

Quale nel dettaglio?

“Il trend positivo non solo si è stabilizzato, ma tra la fine del 2020 e in questa prima parte del 2021 ha subito un’ulteriore importante accelerazione”.

Come interpreta questo trend e quali sono le ragioni che lo sostengono? Alla luce anche di quanto accaduto in passato, non si corre il rischio di un effetto bolla destinato a esaurirsi?

“Proprio qualche settimana fa ho tagliato il traguardo dei 25 anni in Azimut. Ho vissuto diverse stagioni nautiche contraddistinte da cicli di grande euforia alternati a crisi che, nel giro di poco tempo, hanno colpito duramente il settore. In questo caso, però, pur con tutte le dovute cautele, stiamo vivendo qualcosa di completamente diverso. Le privazioni, le limitazioni, le rinunce hanno giocato un ruolo fondamentale e fatto emergere un bisogno quasi fisiologico di ritrovare uno spazio sicuro da abitare. La percezione stessa del tempo è cambiata e di conseguenza anche la sua qualità. Tutto questo ha portato a compiere alcune riflessioni. Vivere al chiuso e isolati ha permesso prima di tutto di riscoprire l’importanza di stabilire un contatto fisico con l’ambiente esterno. Un senso di libertà che su una barca si amplifica all’infinito. Questo è il punto centrale. La barca si è rivelata il miglior antidoto. Ha permesso di tornare a sentirsi liberi in compagnia dei propri cari e della propria famiglia e a vivere una qualità di vita che, in termini di esperienza, tocca il suo punto più alto proprio a bordo di un’imbarcazione. Fattori che si sono rivelati cruciali perché hanno impresso una formidabile accelerazione al processo di acquisto da una parte e hanno poi contribuito ad avvicinare una nuova clientela dall’altra”.

A proposito di acquisto, come avete fronteggiato l’assenza dei Saloni nautici o di eventi in presenza? Ha rappresentato un ulteriore ostacolo in un contesto di per sé già complesso?

“In parte sì. Nel nostro caso abbiamo colto la finestra che si è aperta lo scorso anno a settembre per presentare a Portofino il nuovo Magellano 25 metri, un’occasione che ci ha permesso anche di invitare un selezionato numero di clienti a scoprire le novità del Gruppo. Il blackout quasi totale delle rassegne nautiche ci ha indotti a percorrere strade alternative per tenere aperti i canali di comunicazione sia con la clientela, sia con la rete dei dealer. Un contesto nel quale la tecnologia ci è venuta in aiuto, a iniziare proprio dagli strumenti digitali. Resta però il fatto che l’acquisto di una barca è soprattutto un’esperienza emotiva. Ecco perché su modelli in gamma non c’è tecnologia che tenga: il cliente vuole toccare con mano il prodotto. Se, invece, si tratta di un progetto nuovo, e ancora solo sulla carta, il livello di coinvolgimento è diverso. In questo caso l’armatore vive un entusiasmo diverso. Si sente gratificato nell’affiancare il cantiere lungo questo percorso nuovo per entrambi”.

Come sono cambiate le esigenze del cliente?

“Abbiamo assistito negli ultimi tempi, per le ragioni già espresse, a un interesse molto forte nella fascia fino a 60 piedi. Nel nostro caso per soddisfare la grande richiesta abbiamo dovuto rivedere le linee di produzione. C’è poi da considerare il grande impulso che arriva dalle motorizzazioni fuoribordo. Siamo stati tra i primi a intercettare questa tendenza, nata qualche anno fa negli Stati Uniti, introducendo prima il Verve 40 e, a seguire, il 47 piedi”.

E sul tema dell’innovazione invece?

“Anche qui molto è cambiato. Nel nostro caso abbiamo dato una nuova chiave di lettura a questo termine che abbraccia molti significati. A iniziare dai processi produttivi che beneficiano dell’enorme lavoro d’ingegnerizzazione compiuto in fase progettuale, per continuare con le tecnologie e metodi di costruzione sempre più all’avanguardia. Poi c’è il tema dei materiali, come il carbonio, sempre più utilizzato per realizzare alcune parti dei modelli in gamma. Questa è solo una parte del ragionamento. Il salto di qualità compiuto in questi ultimi tempi è stato indirizzare la tecnologia e l’innovazione per migliorare l’esperienza di vita a bordo. Non a caso, siamo stati tra i primi a sposare l’Assisted Docking system messo a punto da Volvo Penta. Ma l’innovazione sta anche nello studiare soluzioni abitative che assecondano un nuovo stile di vita in barca con spazi sempre più flessibili in termini di utilizzo e dove il contatto con il mare è diventato imprescindibile”.

E poi c’è il tema del design? Anche qui avete detto la vostra?

“L’arrivo dell’Azimut 53 Fly sottolinea la volontà da parte del cantiere di esplorare nuovi linguaggi estetici e stilistici. Da qui la scelta fortemente voluta di affidare al talento e all’estro di Alberto Mancini il compito di dare una lettura sempre più contemporanea e attuale al modo in cui vivere la barca, sganciata dal concetto di cavalcare una moda del momento. L’accoglienza che questo modello ha ricevuto ci ha confermato la bontà della strada intrapresa. A oggi, la prima unità disponibile è a ottobre 2022. Il 2021 celebrerà un altro momento importante per Azimut, perché vedrà il debutto del nuovo Trideck. Firmato da Alberto Mancini per gli esterni e da Achille Salvagni per gli interni, con i suoi 38 metri di lunghezza sarà il più grande realizzato nella storia del cantiere. il più grande mai costruito nella storia del cantiere”.


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