La “barca isola” di Wally e Hermés. Storia dello yacht estremo largo 38 m

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barca isola wally
barca isola

Perché non ha mai visto la luce lo spieghiamo dopo. Quello che è certo è che 15 anni fa  Luca Bassani mostrò, per l’ennesima volta, la sua capacità visionaria nel modo della nautica. Insieme a Pierre-Alexis Dumas, direttore artistico di Hermès si “inventò” una barca che, concettualmente, ma anche per molte soluzioni funzionali, anticipava i superyacht di ultima generazione.

Era il primo Wally Why, 58 m di lunghezza e 38 di larghezza.

Per tutti i Wallywhy, oggi, sono una gamma di imbarcazioni, futuristiche e fuori dagli schemi, lo stesso cantiere definisce questa la collezione delle sue “spaceship“: il 200, il 150 e l’appena annunciato Wallywhy 100.  Ma ancora più rivoluzionario fu il primo WHY, correva l’anno 2009.

Wally Why

 

Nel novembre di quell’anno ci fu, in grande stile, il suo lancio ad Ancona, con la presentazione alla stampa di un mockup in legno in grandezza reale. WHY non fu solo un concept, un’operazione di marketing fatta di rendering spettacolari e grandi show, ma molto di più. Esagerato nelle dimensioni, nato dalle menti di Luca Bassani Antivari, fondatore di Wally, e Pierre-Alexis Dumas, direttore artistico di Hermès, voleva essere una vera e propria isola galleggiante.

Qualcuno si potrebbe chiedere: “E dov’è la novità?”, ora che tutti i mega yacht vogliono essere isole galleggianti, ospitare i loro ricchi armatori lontani dalla folla e dalla dura terra ferma.

Per allora il concetto di WHY era veramente all’avanguardia. Vediamo perché.

Wally WHY: la barca isola

Allora imperversavano i super open, le barche veloci, velocissime. Lo stesso Bassani si era inventato poco prima il Wally 118 con tre turbine e da 60 nodi di velocità massima.

Nel 2008, come raccontava lo stesso Bassani in un’intervista di allora a Barche a Motore: “Vidi, leggendo una rivista professionale, la fotografia di una nave posacavi, non c’era niente di nuovo in quel progetto, navi di quel tipo sono utilizzate da tanto tempo. Ma appena l’ho vista ho chiamato Mauro Sculli, il mio consulente, che si è messo a cercare nei registri del Rina. Non è mai esistito qualcosa di simile nella nautica da diporto. Era perfetto! Avevamo la nostra carena”.

Wally Why

Il WHY navigava infatti a 12 nodi di velocità di crociera. Quasi improponibile per allora. Ma non per Bassani-Dumas: “Con Hermès realizzeremo – raccontava sempre nel 2009 Bassani – una gamma di barche a motore, non saranno veloci, ma proporranno un modo di vivere la barca assolutamente rivoluzionario”.

Ora explorer, navette, long-cruiser, trawler, blue-water cruiser – chiamatale come volete – le vogliono tutti, di tutte le dimensioni. Il WHY era progettato per un’autonomia di quattro traversate atlantiche

Wally WHY: voglia di gigantismo

Attualmente i vari di mega yacht di 50 metri sono comuni, la taglia media delle barche diventa sempre più grande, ma per allora quella era veramente una dimensione estrema soprattutto visto che dato il baglio di 38 metri, WHY era paragonabile ad un 100 metri. Insomma alla coppia Bassani-Dumas era ben chiaro che la fame di metri quadrati vivibili stava diventando, per i grandi armatori (gli HMWI, High Net Worth Individual) insaziabile .

Wally why

Wally WHY: inventare nuove carene

Altra moda i oggi? I catamarani, grandi e piccoli, larghi o stretti. A vela o a motore. In ogni caso si va alla ricerca di più spazio calpestabile possibile, e su un un solo livello. Ecco, pronto per voi, ma nel 2009, Wally WHY. Oppure: carene ibride, semidislocanti o semiplananti. Nuovi bulbi a prua… vi ricorda qualcosa?

Wally WHY: 2.

Wally WHY: grandi, grandissimi, ma vicini all’acqua

Un altro must progettuale di oggi per i superyacht (ma un po’ per tutte le barche) è la facilità nel raggiungere il  mare. Non più cattedrali galleggianti, niente trionfali scale che scendono a poppa, ma un lento degradare verso l’acqua come grandi ville che affacciano sul Mediterraneo o sull’Oceano. O ancora meglio come isole con la loro spiaggia.

Il mega yacht sostenibile

Solo una barca a vela può arrivare a essere totalmente ecologica – spiegava allora Bassani –  Ma la verità è che oggi il 90% del mercato è costituito da barche a motore. L’obiettivo deve essere quindi di ridurre i consumi diesel del 20-30% per la propulsione e del 40/50% per generare energia“.

La scelta, su WHY, era stata di montare un sistema di propulsione standard diesel-elettrico e un sistema ausiliario a energia solare. I pannelli fotovoltaici occupano una superficie di quasi 900 metri quadri, teoricamente sufficienti a coprire gran parte del fabbisogno energetico di bordo.

Era stato studiato (ma mai è stato realizzato) anche SkySails, una turbina eolica telescopica, che avrebbe dovuto produrre almeno il 30% dell’energia necessaria alla propulsione di WHY.

wally why

Wally Why: luce, sempre e comunque

La gestione dell’illuminazione, naturale o artificiale è un altro dei grandi focus progettuali del momento. Tralasciando le “solite” infinte vetrate laterali (avete presente Wally 118?) è da sottolineare come su WHY non ci sia la minima luce artificiale a vista. Solo LED realizzati all’interno dei cielini, gestiti da un computer che esegue un programma di dodici ore, così seguire il ciclo solare e la temperatura esterna. In più delle lamelle parasole si orientano a seconda dell’esigenza di luce/riscaldamento. Anche questo ora è un must a bordi di barche grandi e piccole.

Wally WHY, perché non ha funzionato?

Mockup 1:1, sofisticate ricerche in vasca, grandi investimenti. Perché il progetto Wally WHY non ha mai preso forma?
In sintesi:

  1. Prima di tutto perché Hermes, che aveva attivamente partecipato a ogni fase progettuale fin dal primo concept, decise pochi mesi dopo il lancio di ritirarsi dal sostegno all’impresa. La maison cedette le sue quote in cambio delle ipotetiche commesse delle barche vendute.
  2. Come dicevamo tutto partì nel 2007 e avrebbe dovuto prender forma nell’anno 2009… cioè a cavallo della crisi del 2008, post fallimento Lehman Brothers. Una crisi che fece collassare l’intera filiera nautica internazionale (oltre che, ovviamente, l’economia globale).
  3. Forse, infine, perché la visionarietà di Wally WHY fu troppo, troppo in anticipo. Il mondo della nautica non era ancora pronta per renderla realtà.

Wally WHY

Wally WHY – La scheda tecnica

Lunghezza ft 58 m
larghezza massima (chiusa/aperta) 38 m
Ospiti 12
Equipaggio 20
Sup. per ospiti 3400 mq
Velocità massima 14 nodi
Velocità di crociera 12 nodi
WHY Design Team Luca Bassani Antivari
Pierre-Alexis Dumas
Gabriele Pezzini
Mauro Sculli
Roar Ramde
Denis Montel, RDAI

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