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È difficile non riconoscere un ambiente disegnato da Luca Dini dello studio Luca Dini Design & Architecture quando lo si incontra. Anche quando décor e arredi esulano dai suoi canoni stilistici tradizionali il guizzo creativo del designer fiorentino si intuisce al volo. E non importa se si tratta di un superyacht o di una villa in stile Liberty, il tocco di Dini è lì, e si vede. Ed è questo, forse, il suo pregio maggiore, quello di riuscire sempre a lasciare una traccia, un’impronta riconoscibile e decisiva.
Sue sono alcune delle barche che hanno cambiato la storia dello yacht design. Come non ricordare nel 1998 il Sophie Blue di CBI Navi che sorprese per le linee esterne e le palette dei colori? O il Sea Force One del 2009, la barca dove tutto era possibile e niente scontato, che ha letteralmente rivoluzionato la filosofia stessa dello yacht design. Dini si occupa anche di residenziale e ha una passione per il car design, ma la nautica resta il suo grande amore.
Un amore cominciato quando, trasferitosi a Livorno con la famiglia, vide il Nabila, un 86 metri di Benetti, ormeggiato in porto. «Poco dopo sono andato a fare uno stage nello studio di Pierluigi Spadolini a Firenze dove c’era anche Francesco Paszkowski. Ci sono rimasto per dieci anni e nel 1996 ho aperto il mio studio», racconta. «I primi tempi sono stati duri; non potevo permettermi di affittare dei locali, così ho trasformato la mia stanza di ragazzo in uno studio e mia mamma nella mia segretaria. Non lo sapeva nessuno, ma ancora oggi, per Pasqua e per Natale, mia madre sente alcuni degli armatori del tempo». Da lì in poi i successi si sono susseguiti senza sosta. Ma Dini non è uno di quegli yacht designer egoriferiti che tendono a imporre i loro gusti a discapito di quelli del cliente.
«Quando si deve disegnare una barca, si parte sempre da una chiacchierata durante la quale l’armatore cerca di spiegare che tipo di yacht vuole, ma durante la quale difficilmente dice cosa vuole; più spesso dice cosa gli piace», spiega Dini, «la sensibilità del designer sta nel capire se la persona che ha davanti ama rischiare o no, e nel riuscire a interpretare i suoi sogni per poi dargli forma. Ma guai a imporsi. Io voglio che chi entra per la prima volta in una barca o in una casa disegnata da me possa dire “mi sento a casa”, non solamente “che bella”».
Il suo studio fiorentino lavora quasi esclusivamente su barche custom. «Sì, ed è la parte più appassionante del mio lavoro», spiega. «I designer si dividono in due macro categorie: quelli che hanno uno stile definito e quelli invece, che io chiamo “curiosi”, che sono eclettici e amano confrontarsi con ogni tipo di proposta». Luca Dini, non c’è bisogno di dirlo, appartiene alla seconda categoria. Non a caso, in questo momento sta lavorando su molti progetti diversi, tre dei quali esemplificativi. «Oltre a un Benetti 58 di cui stiamo curando gli interni, sto seguendo il refitting di un Expedition Vessel di 60 metri costruito da un cantiere australiano.
È una barca che ricorda il Force Blue di Briatore e che avrà un interno contemporaneo, colorato e leggero per contrastare le linee esterne estremamente rigorose», racconta.
Ma il progetto che lo sta appassionando maggiormente è il refitting in Amels di uno yacht di 80 metri.
«È una barca fantastica», spiega Dini, «e io mi sto divertendo come un matto. L’armatore è un visionario e ha chiesto che ogni ambiente fosse diverso dall’altro. Quando sarà finita sarà ancora più rivoluzionaria di quanto non lo sia stata il Sea Force One ai suoi tempi. Progetti così capitano di rado, ma quando accade è come se si realizzasse un sogno. E a uno yacht designer ne basta uno ogni tanto per soddisfare le sue follie creative».
Follie creative in cui Luca Dini è coadiuvato da uno staff d’eccezione. I suoi studi oggi sono due: uno a Firenze e uno a Forte dei Marmi dove un paio di anni fa ha aperto una succursale all’interno del Forte In, un workshop che spesso gli fornisce anche i mobili per le barche. Il suo braccio destro per l’interior design, è Carlotta Malatesta, una giovane carrarina di grande talento che ha cominciato a occuparsi di yacht design nel 2006 e che ha una visione comune a quella di Dini.
«Luca lascia grande spazio ai suoi collaboratori», spiega, «ma indice spesso riunioni cui partecipiamo tutti, per dar modo all’intero studio di avere una quadro d’insieme dei progetti cui stiamo lavorando. Solo così si riesce davvero a fare un lavoro di team», conclude. Carlotta è anche il link tra Luca e il resto dello studio i cui collaboratori più fidati sono Marco Bucciarelli per gli esterni, Max Caselli per la grafica e Laura Brocchini che, come racconta lei, dà forma computerizzata alle idee di tutti.
Resta da scoprire qual è la barca cui Luca e Carlotta sono più affezionati e quale il rimpianto più grosso. La risposta è comune a entrambi: la barca più amata è il Sea Force One, il rimpianto maggiore quello di non aver potuto fare la barca di Valentino Garavani, un 72 metri progettato per Admiral e Mariotti, di cui avevano già abbozzato il progetto ma che non fu poi mai costruita. Peccato, sarebbe stato interessante vedere il frutto del lavoro congiunto di uno degli stilisti più famosi del mondo e di un grande ed eclettico yacht designer.
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