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Nella nautica come in tanti altri settori, gli anni ‘80 rimangono un periodo evocativo come pochi altri hanno saputo essere, un’epoca di progetti spettacolari e barche iconiche tutt’oggi. E, tra le grandi, indubbiamente lui, il più veloce di sempre (all’epoca) il Magnum 63’.
Magnum 63, veloce come nessun altro prima – Classic Boat
Nel 1976 la Magnum Marine diventa di proprietà del marchese Filippo Theodoli e della moglie Katrin, da anni convinti delle possibilità estraibili dai racer del cantiere. Nel giro di un solo anno la loro lungimiranza è premiata: nasce il primo vero Power Yacht, il Magnum 53’, un successo eclatante, la nuova icona del Mediterraneo. Neanche 7 anni dopo, forti di un’esperienza ormai importante, il successo si replica, andando verso vette inesplorate. Nasce il Magnum 63 firmato Pininfarina, la barca più veloce e più marina al mondo con i suoi 64 nodi. Un’icona assoluta nel mondo delle powerboat.
Magnum 63 – Vincitore della Miami-Nassau del 1986
Magnum 63 – Progetto
Dopo i primi grandi successi, Theodoli decide di andare oltre, di non potersi accontentare. Con il finire degli anni ‘70 entra così in contatto con Howard Arneson, inventore delle omonime trasmissioni di superficie, e, comprese le potenzialità del sistema, decide che ogni Magnum d’ora innanzi vedrà installato il sistema. Ma non basta, l’ottimizzazione può essere portata oltre. Con il 1980 inizia la collaborazione tra Theodoli, Arneson e Rolla, con quest’ultimo che progetterà e produrrà eliche di superficie specifiche per gli scafi Magnum.
Il tocco finale arriva infine dal famosissimo design studio Pininfarina, cui è commissionato il disegno del progetto. Un’operazione complessivamente brillante, che darà alla luce il Magnum 63’. È il 1983 e il mondo non ha mai visto niente di simile prima.
Lungo 19.20 metri e largo ben 5.20 al baglio massimo, il 63’ è indubbiamente figlio della sua epoca e delle sue origini offshore (che, tra l’altro, mantiene, come sottolinea la vittoria alla Miami-Nassau del ‘76): carena a V profonda, Arneson-drive, coperta flush deck e pozzetto arretrato.
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La coperta è tutta un piano unico, lungo oltre metà barca, mentre il pozzetto è invece protetto, ampio e confortevole. Trovano qui spazio un ampio divano con prendisole all’estrema poppa, seguito poi da ulteriori due divanetti per mura, uno servito dal piano bar, l’altro da un tavolo. Sotto il parabrezza trova infine spazio al timoneria su cui affacciano sedute ergonomiche.
Magnum 63 – Pianetti
Magnum 63 – Interni
Sottocoperta stupisce innanzitutto l’altezza dei cielini, superiore a 2 metri dal pagliolato. Un’elevazione notevole che consente ariosità agli spazi, dove i diversi layout disponibili possono ricavare dalle 3 alle 4 cabine, garantendo così un minimo di 6 posti letto e un massimo di 8, più l’immancabile cabina equipaggio. La disposizione interna è custom, sebbene lo standard veda doppie cabine matrimoniali e un ampio spazio living, ampliabili a ben 3 o 4 cabine complessive.
Magnum 63 – Performance e motorizzazione
Vero punto forte, la prestazione: 64 nodi di velocità massima, merito di uno scafo eccezionale, realizzato in composito, kevlar e carbonio combinati con motorizzazioni a 18 cilindri da 1650 o 1815 cavalli e Arneson. Ma erano disponibili anche propulsioni in linea d’asse, con apici velocistici però inferiori.
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