Malagò e quell’amore per i motoscafi. La barca dei sogni del super dirigente sportivo

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Photo credits: La Repubblica.

Dall’impegno ai vertici dello sport italiano alla prua tagliente dei motoscafi più iconici del Mediterraneo: l’ex Presidente del CONI incarna lo stile di vita “open”. Tra il successo commerciale con Moma Italia e l’incidente tra le onde della Grecia, ecco il racconto di un legame che va oltre la semplice passione nautica.

Chi è Giovanni Malagò

Parlare di Giovanni Malagò significa raccontare un pezzo di storia recente dell’istituzione sportiva e sociale italiana. Romano verace, classe 1959, Malagò non è solo l’uomo che ha guidato il CONI per oltre un decennio, portando l’Italia a record olimpici storici e alla vittoria della candidatura per i Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026. È, prima di tutto, un imprenditore di successo, un uomo di pubbliche relazioni finissime e un instancabile promotore dell’eccellenza italiana.

Celebre per la sua eleganza informale, per la parlantina fluida e per una rete di contatti che spazia dalla politica internazionale al jet-set, Malagò rappresenta quell’estetica “nobile e dinamica” che ha reso l’Italia un punto di riferimento globale. Ma dietro l’uomo delle medaglie e dei protocolli ufficiali, batte un cuore profondamente legato all’elemento acqua. Per Malagò, il mare non è solo una destinazione per le vacanze, ma una filosofia di vita, un luogo dove la velocità incontra il silenzio, preferibilmente a bordo di uno scafo che porti la firma del “Cigno Nero” della nautica: Itama.

Photo credits: Swimbiz.

L’essenza Itama: il minimalismo potente

Per capire Malagò, bisogna capire cos’è un Itama. Fondato da Mario Amati (il cui cognome letto al contrario dà il nome al brand), il cantiere Itama è diventato negli anni il simbolo del “Pure Open” italiano. Se altri marchi hanno cercato il lusso nei volumi enormi e nelle cabine sfarzose simili ad appartamenti cittadini, Itama ha fatto il percorso inverso: ha tolto tutto il superfluo per esaltare il contatto diretto con il mare.

Le barche Itama sono riconoscibili a un miglio di distanza per tre elementi chiave: il profilo filante, la carena a “V” profonda progettata per tagliare le onde senza esitazioni e l’assenza totale di sovrastrutture pesanti. Non ci sono flybridge o roll-bar invasivi. C’è solo un grande ponte aperto, un ampio prendisole e quel leggendario parabrezza curvo che protegge il pozzetto senza spezzare la linea dell’orizzonte. È una barca per chi ama guidare, per chi vuole sentire il vento in faccia e il sale sulla pelle, ma con una classe che non passa mai di moda.

Photo credits: Itama.

Malagò Armatore: il fascino dell’Itama 62RS

Nel garage nautico ideale di Giovanni Malagò, un posto d’onore spetta senza dubbio all’Itama 62RS. Prodotta nel 2009, questa imbarcazione rappresenta l’apice di una filosofia costruttiva che unisce potenza bruta e design sartoriale. L’Itama 62RS è un “missile” di circa 19 metri, capace di superare i 40 nodi di velocità grazie a una coppia di motori MAN da 1360 cavalli ciascuno.

Ma per l’ex numero uno dello sport italiano, non si trattava solo di prestazioni. Il modello del 2009 è celebre per il suo layout razionale e per l’ampio prendisole di poppa che si trasforma in una vera e propria terrazza sul mare. Il parabrezza curvo, elemento distintivo dell’imbarcazione, è una sfida ingegneristica che garantisce visibilità totale e protezione aerodinamica. Gli interni, seppur eleganti e rifiniti con materiali di pregio, restano funzionali: l’idea è che la vita si debba svolgere fuori, sotto il sole, in quella zona living all’aperto che è il vero cuore pulsante della barca. Per Malagò, quest’arma del mare è stata per anni la compagna fedele di traversate tra l’Argentario, la Sardegna e le isole della Grecia.

Photo credits: Itama.

Non solo armatore: l’avventura con Moma Italia

Il legame tra Malagò e Itama non si è limitato al piacere del possesso, ma si è esteso al campo professionale, cementando un’alleanza commerciale che ha segnato un’epoca nel settore. Attraverso la società Moma Italia, gestita insieme a Matteo di Montezemolo (figlio di Luca Cordero di Montezemolo), Malagò è stato per anni dealer ufficiale del marchio.

Questa partnership non era solo una questione di fatturato, ma una sinergia tra persone che condividevano lo stesso gusto estetico e la stessa visione del lusso. Moma Italia è stata il ponte tra il cantiere (entrato poi a far parte del prestigioso Gruppo Ferretti) e una clientela internazionale d’élite che cercava qualcosa di diverso dai soliti yacht bianchi e voluminosi. Malagò e Montezemolo hanno saputo “vendere” non solo una barca, ma uno stile di vita: quello del gentleman driver del mare, che apprezza la meccanica affidabile tanto quanto la linea pulita di uno scafo blu navy.

Photo credits: Itama.

L’incidente in Grecia: quando il mare presenta il conto

Tuttavia, anche i lupi di mare più esperti possono incappare nelle insidie del Mediterraneo. Nell’agosto del 2023, la cronaca ha riportato un episodio che ha visto protagonista proprio l’imbarcazione di Malagò. Mentre si trovava in navigazione nelle acque cristalline, ma talvolta traditrici della Grecia, lo yacht è finito incagliato su alcune secche.

L’incidente, avvenuto nei pressi dell’isola di Antiparos, ha causato danni allo scafo ma fortunatamente nessuna conseguenza per le persone a bordo. Per un uomo abituato a gestire crisi istituzionali e pressioni olimpiche, l’evento è stato gestito con la consueta calma. Sebbene le immagini dello yacht inclinato sulle rocce abbiano fatto il giro dei social e dei giornali, l’accaduto non ha scalfito minimamente il suo amore per la nautica. Anzi, ha ribadito la tempra di un armatore che vive il mare nella sua interezza, accettandone anche i rischi e gli imprevisti.

Phto credits: Itama.

Una passione che naviga oltre la burrasca

In conclusione, la storia di Giovanni Malagò e degli Itama è la narrazione di una coerenza estetica e caratteriale. In un mondo che corre verso il digitale e l’artificiale, Malagò resta fedele a una nautica analogica nel cuore, fatta di motori che ruggiscono, carene che saltano sulle onde e quel blu profondo che solo un Itama sa indossare con tanta grazia.

Oggi, guardando indietro al percorso di Malagò tra le stanze del potere sportivo e le banchine dei porti più esclusivi, emerge il ritratto di un uomo che ha saputo trasformare la propria passione in un marchio di fabbrica. Che sia al timone di una federazione o di un Itama 62RS, la direzione resta la stessa: prua dritta verso l’eccellenza, con il coraggio di affrontare il mare aperto, anche quando le secche provano a sbarrare la strada. La sua eredità nel mondo della nautica rimane quella di chi ha saputo valorizzare il “bello e ben fatto” italiano, dimostrando che la classe non è un’opzione, ma un requisito fondamentale per navigare nella vita.

David Ingiosi

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