Perché il Marina di Stabia è un caso unico nel Golfo di Napoli

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Il Marina di Stabia offre oltre 900 ormeggi per imbarcazioni fino a 100 metri. È stato progettato nel 2000 dallo studio Conti & Associati per le opere civili, marittime e il master-plan generale, mentre lo Yacht Club è stato firmato dall’architetto Massimiliano Fuksas.

Marina di Stabia è un marina moderno e di altissima qualità per servizi e accoglienza. È stato lo scenario del primo Napoli Boat Show, e del suo successo. Ne abbiamo parlato con Luigi La mura, AD di Marina di Stabia l’occasione per incontrarlo è stata la prima edizione del NBS, il Napoli Boat Show.

Lì abbiamo prima di tutto scoperto che quella che doveva essere un’edizione “numero zero”, un primo appuntamento “pilota” per capire se fosse possibile un vero Salone Nautico nel Golfo di Napoli, si è in realtà dimostrata una manifestazione di notevole successo. Certo, ancora da sviluppare, e solo le prossime edizioni ci diranno veramente quale sarà il suo futuro, ma due certezze si sono confermate: uno, il bacino nautico del Golfo di Napoli ha potenzialità nautiche incredibili; due, il Marina di Stabia in questo territorio rappresenta, per la sua qualità e le sue dimensioni, un caso unico, virtuoso e visionario. Proprio gli alti standard di accoglienza di questo Marina sono stati il punto di partenza della riuscita del Napoli Boat Show.

Di questo e di molto altro abbiamo parlato con Salvatore La Mura.

Marina di Stabia: un caso unico da queste parti…
Tutto nasce per mano di un visionario: quello che vede è stato realizzato partendo da un’idea, trent’anni fa, di mio padre. Lui era, è scomparso l’anno scorso, un appassionato di mare e un “piccolo diportista”, avevamo preso, nel 1982, un’imbarcazione di 7,20 metri. Lui capì che nel Golfo di Napoli, uno dei posti più belli, più attrattivi del mondo del mondo, non esisteva un Marina che fosse degno di questo nome e che ce ne era veramente bisogno.

 Quali sono stati i capisaldi di questa visione?
In un contesto difficile qual è quello di quest’area lui comprese che era necessario realizzare un qualcosa il più accogliente possibile, fornire il meglio, a partire dai servizi. Scontavamo, purtroppo, la cattiva fama della zona. Quindi, per esempio, abbiamo realizzato ormeggi con i finger, per ogni posto barca, anche per le barche piccole. E poi tanto spazio per muoversi e manovrare. Tutto doveva essere facile. E anche dal punto di vista del design abbiamo subito puntato sul tanto verde all’interno del Marina e ad un’estetica di alto livello. Ripeto sempre che quando si entra qui sembra di essere in un porto della Costa Azzura, si entra in un contesto molti diverso da quello che è c’è intorno.

Marina di stabia

Avete dimostrato che si poteva fare…
Avrei preferito che la mia sfida fosse solo professionale, io nasco come avvocato – mio padre era commercialista – però poi mi sono occupato soprattutto di numeri. Ho fatto io i business plan del Marina. Purtroppo, la carenza di imprenditori nell’area ci ha portati a trasformarci, quindi siamo partiti come professionisti, siamo diventati costruttori, che è un altro mestiere e abbiamo continuato come gestori, che è ancora un mestiere diverso. Quindi io dico sempre, noi siamo un po’ “slash/slash/slash”…

A proposito di numeri, funzionano? Sono positivi?
Tutto, sin dall’inizio, aveva una logica, nel ’98 il progetto fu approvato in Conferenza di Servizi e poi visto che era anche previsto un contributo circa del 25% statale, fu necessario anche il parere della Commissione Europea per la concorrenza, all’epoca il Commissario era Mario Monti. Quindi i numeri formalmente giravano. Il porto è stato inaugurato nel 2007, è entrato a regime nel 2009-2010, subito dopo Lehman Brothers e la grande crisi. Il momento peggiore possibile per cui i numeri originariamente immaginati per i primi dieci anni non sono poi stati quelli che il mercato ha vissuto.

Molti, nel mondo della nautica, non ce l’hanno fatta.
Il debito bancario che avevamo contratto per poter realizzare l’investimento nei primi dieci anni è stato più o meno congelato, nel senso che pagavamo gli interessi ma non avevamo assolutamente la capacità di rimborsare il capitale. Per cui ci fu una prima ristrutturazione del debito del 2014 per accelerare il rientro del debito. Poi pian piano tutto ricominciò a girare, nel 2019 i numeri ricominciarono a funzionare, a essere sostenibili. E poi è arrivato il Covid…

Tanta paura, una tragedia. Ma per la nautica fu quasi una benedizione…
Sì, è vero. Io al momento pensai che quella per noi sarebbe stata la mazzata finale, e invece tutto ripartì.

Nessuno allora aveva previsto che una crisi del genere avrebbe portato esiti coì positivi alla nautica.
È vero, però, e questo lo ricordo spesso, un operatore storico Stabiese, già allora mi raccontava che lo stesso clima di euforia nautica lo ricordava solo dopo il terremoto del 1980. E mio padre la barca l’aveva comprata proprio del 1982. Tutto torna. C’è evidentemente una correlazione tra un evento catastrofico e la voglia della gente di andare in barca.

O mi diverto adesso, o non mi diverto più…
Esatto, la nautica è da sempre molto ciclica. Ora noi siamo sicuramente nel momento “buono”, abbiamo le liste d’attesa su tutte le dimensioni, ad oggi dai sei metri ai 40 metri non abbiamo disponibilità. Nei 20-40 metri oggi abbiamo una richiesta circa tripla rispetto all’offerta che noi riusciamo a dare.

Una buona notizia per voi, ma anche per tutta l’area.
Credo che oggi il Golfo di Napoli potrebbe tranquillamente soddisfare una domanda doppia rispetto a quella che di cui attualmente capace. I numeri dicono questo.

Domanda di rito in questo momento: effetto Coppa America?
C’è già qualche segnale. Ho avuto poco fa un incontro con BWA Yachting che è l’Official Superyacht Programme Delivery Partner per la Coppa America, vogliono creare un’offerta complessiva del Golfo di Napoli di posti in barca per i Super Yacht. L’esempio è quello di Barcellona, che nell’ultima edizione della Coppa America, ha registrato una richiesta di ormeggio di più di 300 Superyacht.

Le crisi, una zona “complicata”, le difficoltà sono state tante. Qual è stata la parola magica? Come avete fatto?
Resilienza, sicuramente. La capacità di non fermarsi davanti agli ostacoli. Penso che chiunque altro, all’ennesima difficoltà, avrebbe gettato la spugna. Mio padre, da Stabiese, con una storia politica precedente come sindaco di Castellammare e assessore regionale fino al ’95, è stato capace di combinare l’imprenditorialità, la sua professionalità e la politica. Ha vinto, diciamo, la sua determinazione di fronte a ogni ostacolo.

E per il futuro, l’ottica è la stessa?
Per il futuro l’ottica è sicuramente la stessa. Io non ho le sue capacità, non ho la sua determinazione, ma abbiamo la sua visione.  La politica non gli ha consentito di completare il progetto, che è quello di recuperare i volumi, le strutture di proprietà immediatamente alle spalle della marina sulle quali c’è un progetto in corso. Questo è il prossimo obiettivo. Nel 2008 si era fermato tutto. Ora però abbiamo ripreso il dialogo con le amministrazioni. C’è un progetto di cui aspettiamo il parere definitivo della ZES, sulla riconversione di questi volumi industriali e quindi speriamo di ottenere l’autorizzazione che sarà l’innesco per il recupero finale.

A fine marzo il Marina di Stabia ha ospita la prima edizione del Napoli Boat Show, hanno partecipato 120 brand tra cantieri, produttori di motori, accessori e operatori del turismo nautico. Nella foto, a destra, Fabio Piantedosi, presidente del Napoli Boat Show e il direttore commerciale Enrico De Gregorio.

Anche questo salone, il NBS, un successo al di là delle aspettative alla sua edizione “zero” dimostra che questo territorio va valorizzato meglio.

Questa è una cosa che io dico spesso. Io sono convinto che altre due Marine nel Golfo di Napoli non intaccherebbero la concorrenza ma alimenterebbero il flusso di superyacht, la domanda. Detto questo, dico anche che Napoli quale città principale dovrebbe avere il miglior Marina e invece le sue strutture diportistiche non sono paragonabili a Marina di Stabia. Questo non è un bene per l’immagine per napoletani e, soprattutto, non offre la possibilità di sviluppare veri boatshow sul mare.

Le potenzialità di questo bacino nautico sono enormi. Ma qual è secondo lei l’ambito su cui investire di più?

Dovrebbe essere sviluppato di più proprio nell’ottica dei megayacht.  Per loro il clou della stagione tradizionalmente inizia prima del Gran Premio di Monaco e finisce dopo il Salone di Montecarlo. Quindi da maggio ad ottobre, una stagione nautica di non meno di 7-8 mesi.

I mesi più belli per vistare, non lontana, una delle zone più belle al mondo…
In una settimana di crociera si hanno almeno dieci destinazioni nautiche meravigliose, cosa che solo il Golfo di Napoli ti consente. Molte altre zone famose per lo yachting non hanno questa ricchezza, ma hanno più strutture.

di Luca Sordelli

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