Maxi Dolphin: un percorso artigianale che trasforma ogni progetto in un pezzo unico

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Un tributo alle aziende e alle persone che hanno fatto grande Barche a Motore in questi 35 anni permettendogli di nascere, crescere, diventare grande sino a questo storico anniversario. In questi articoli le grandi eccellenze della nautica si raccontano e svelano i loro progetti, dando un importante contributo alla conoscenza di questo mondo, che permette a tutti noi di andare per mare, in ogni forma e contesto.

Dal 2007 Maxi Dolphin applica alle imbarcazioni a motore le stesse tecnologie d’avanguardia con cui realizza le barche a vela: costruzione Sprint con fibra di vetro e carbonio, resina epossidica pre-preg, post-cottura in forno a 85°. Il risultato: day cruiser che pesano la metà rispetto alla concorrenza. Barche più veloci, motori meno potenti, consumi ridotti, minor inquinamento. In foto l’MD 70 Power.

Maxi Dolphin: le tecnologie della vela applicate al motore

Nato dalla passione, diventato eccellenza del Made in Italy.

Immaginate di entrare in un capannone di 2.700 metri quadri nel cuore della Franciacorta e trovarvi davanti a una barca ancora “nuda”: scafo in carbonio appena uscito dal forno lungo 40 metri, interni ancora da allestire e coperta grezza in attesa del teak. Questo è Maxi Dolphin, dove ogni barca è un one-off costruito come se fosse il primo e l’ultimo della serie. “Maxi Dolphin è nata dalla passione di Vittorio Moretti, e io facevo regate con lui”, racconta Luca Botter, oggi CEO del cantiere. Il debutto arriva con l’MD73 Carmen di Bellavista, una barca a vela disegnata da Bruce Farr per Vittorio Moretti stesso, che cattura subito l’attenzione degli armatori più esigenti. Seguono collaborazioni con firme leggendarie come Germán Frers, Luca Brenta, Giovanni Ceccarelli, Mark Mills e Botin & Partners. A fare da collante, la passione per la tecnologia costruttiva: pre-preg/ Sprint 84°, resina epoxy in carbonio sottovuoto post-curata in forno”.
Nel 2016 il cantiere passa a MD Technologies, con Botter e l’ingegnere Giovanni Pizzatti alla guida. “Non abbiamo cambiato nulla del nostro percorso”, sottolinea Botter. “È sempre uguale: barca custom e servizio col cliente”. Ogni Maxi Dolphin nasce da una sinergia fra progettista, armatore e cantiere, un percorso artigianale che trasforma ogni progetto in un pezzo unico, cucito addosso al cliente come un abito sartoriale.

Luca Botter, co-artefice del successo di Maxi Dolphin fin dalla nascita, dal 2016 è l’amministratore delegato.

La gamma MD Power si sviluppa

L’idea iniziale era semplice: fare un motoscafo in serie, tutti uguali, cambiando solo i colori. “Ne abbiamo fatti una decina, non ce n’è uno uguale all’altro”, racconta con un sorriso Botter. Dopo l’MD51 Power arriva l’MD53 Power (15,95 metri), con poppa più tonda e hard top a protezione della plancia. Anche in questo caso, tre versioni di pozzetto e diverse organizzazioni degli interni: con due cabine, con solo una grande cabina armatoriale oppure open space. Nel 2018 debutta Nauta Tender 48’ (MD48 Power), un progetto di 14,62 metri commissionato da Pier Luigi Loro Piana come tender per il suo My Song di 130 piedi. Design di Nauta e carena di Francesco Rogantin, l’imbarcazione è pensata per essere versatile in un ampio ventaglio di utilizzi in base a quelle che sono le esigenze dell’armatore: scouting di ancoraggi, trasporto ospiti, rifornimenti e brevi crociere autonome. Il salto dimensionale arriva con l’MD70 Power (21,20 metri), fast luxury cruiser nato dalla richiesta di un affezionato armatore di MD53 Power, che cercava un motoryacht più grande da usare come barca appoggio del suo nuovo megayacht da 70 metri. Progettato da Maxi Dolphin in collaborazione con lo Studio Rogantin per le linee d’acqua e Advanced Mechanical Solutions per le strutture, il primo esemplare è stato consegnato nell’estate 2021. A bordo due motori Man da 1.300 CV con velocità mas- sima di 40 nodi e crociera a 37 nodi. Costruzione in pre- preg di vetro, fibra di carbonio ed epoxy, interni in sandwich Nomex e lino. “Ora stiamo lavorando ad un nuovo progetto, un 63 piedi che è una via di mezzo fra il 70 e il 51”, annuncia Botter. “Un’imbarcazione versatile, che può essere utilizzata anche come chase boat, come è stato per l’MD70”. Un progetto che mantiene le linee distintive Maxi Dolphin e la filosofia costruttiva che ha reso celebre il cantiere.

Le linee classiche ed eleganti, disegnate da Roberto Starkel, di STEF, il primo MD51 Power refittato nel 2021.

La tecnologia che fa la differenza

“Quando abbiamo costruito il primo 51 piedi a motore abbiamo usato la stessa tecnologia che usiamo per costruire le barche a vela”, sottolinea con orgoglio Botter. “Carbonio, vetro sottovuoto, resina epossidica, leggerezza per montare motori più leggeri e consumare meno, e andare veloci comunque”. Non si tratta della tradizionale vetroresina con resina vinilestere o poliestere, come fanno i cantieri tradizionali: “gli scafi dei nostri motoscafi sono tutti in resina epossidica, come se fossero delle barche a vela, realizzati sottovuoto e cotti a 85 gradi. La tecnologia è identica”. Questo approccio permette di ottenere carene a spigolo a geometria variabile sviluppate con programmi di analisi CFD (Computational Fluid Dynamics), ottimizzate per il miglior assetto e tenuta in mare. Il sistema Sprint (Sp Resin Infusion Technology) garantisce il totale controllo del processo costruttivo, minimizza l’apporto di resina parassita e permette di ottenere un prodotto di altissima qualità. La post-cottura avviene nel forno di 40 metri del cantiere, a temperature di circa 85 gradi. Un processo complesso e costoso, ma che fa la differenza in termini di prestazioni, durata e impatto ambientale.

Il rendering di MD63 Power, il nuovo modello in sviluppo.

L’approccio custom: nessuna serie, solo pezzi unici

“Noi siamo nati custom, non riusciamo a fare altro”, confessa Botter. La personalizzazione è resa possibile dalle avanzate tecniche costruttive impiegate: lo scafo esce dallo stampo senza le paratie, che vengono aggiunte in seguito, permettendo modifiche strutturali elaborate ai layout interni ed esterni. La customizzazione coinvolge materiali, tessuti, illuminazione e dotazioni elettroniche. “Ogni armatore ha le sue esigenze, noi non facciamo barche di serie, costruiamo su ordinazione custom”, spiega Botter. “All’inizio del progetto, se l’armatore ha un progettista lo mantiene, altrimenti, ne proponiamo uno e percorriamo tutto il cammino insieme “. Questa filosofia ha un costo: “È molto più difficile fare una barca custom che una di serie, per una serie di motivi, costi e organizzazione”, ammette Botter. Eppure, questo è il marchio di fabbrica di Maxi Dolphin: rendere ogni imbarcazione un pezzo unico, cucito addosso all’armatore.

Il pozzetto di MD51 Power.

Non solo barche a vela

“Non vogliamo concentrarci unicamente sulla vela, vogliamo costruire anche imbarcazioni a motore”, chiarisce Botter.” La capacità del cantiere è limitata unicamente dalla logistica: “possiamo costruire barche fino a 105 piedi, trasportandole a Marghera, Ravenna o porti del Tirreno per l’armo e il varo. Non riusciamo a realizzare motoryacht con grandi sovrastrutture o di grandi dimensioni, non perché non ne abbiamo le capacità ma perché non abbiamo la logistica adatta per il trasporto”, spiega Botter. Nella fascia dei 50/70 piedi, Maxi Dolphin ha trovato la sua dimensione ideale anche nel motore: imbarcazioni veloci, eleganti, leggere, costruite con tecnologie da regata, ma pensate per il piacere della navigazione e la personalizzazione totale.
Con la sua filosofia artigianale applicata a materiali e processi d’avanguardia, Maxi Dolphin continua a rappresentare un unicum nel panorama della nautica internazionale, dalla Franciacorta ai mari del mondo.

MD48 Power (Nauta Tender 48’), chase boat di Pier Luigi Loro Piana con design da patrol boat, pozzetto per la vita quotidiana a bordo e cabine sottocoperta.

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1 commento su “Maxi Dolphin: un percorso artigianale che trasforma ogni progetto in un pezzo unico”

  1. Mario Francescono

    Le barche sono meravigliose….
    Peccato che abbia contattato il cantiere x ben tre volte in un mese x la costruzione di un 70 piedi senza ricevere NESSUNA RISPOSTA ed ho così dovuto “rassegnarmi”.
    Peccato.

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