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Benvenuti all’interno della rubrica Classic Boat, la “custode” storica e culturale della testata, un luogo dedicato all’approfondimento delle figure, delle barche e degli sviluppi progettuali che hanno segnato l’evoluzione della nautica a motore. In questo articolo, per aiutarvi a navigare al meglio un panorama vastissimo quale quello del mondo classico, approfondiremo un piccolo-grande capolavoro della progettazione nostrana, l’Italcraft Mini Drago, uno delle pietre miliari firmate Renato “Sonny” Levi…
Italcraft Mini Drago, storia di un capolavoro nostrano da 45+ nodi (8.5 m)
Ci sono scafi che si limitano a navigare e altri che, invece, vanno direttamente ad inscriversi nella storia della nautica, separandone nettamente la cronologia in un prima e in un dopo. Questo, quasi certamente, è il caso di quanto firmato da Renato “Sonny” Levi nel 1972, l’Italcraft Drago, il primo vero fast cruiser di serie (al mondo) capace di sfondare la barriera dei 50 nodi con motori diesel e eliche di superficie. Ma altrettanto –e forse ancor di più– è vero per il fratello minore di questi, l’Italcraft Mini Drago, un piccolo miracolo (8.5 m) capace di oltre 45+ nodi…
Italcraft Mini Drago
Antefatto: il mito del Drago
Partiamo dalle origini: per comprendere appieno il Mini Drago è necessario, innanzitutto, partire dal suo precursore. Torniamo al febbraio del 1972, Salone Nautico di Genova. È qui, infatti, che Italcraft presenta il suo nuovissimo Drago, un capolavoro firmato dalle mani di Renato “Sonny” Levi. Il mandato della committenza, in questo caso, era tanto chiaro quanto folle, ma il maestro riesce nell’impossibile: crea un grande fast commuter, motorizzato diesel e capace di prestazioni pari a quelle esistenti solo nel mondo della competizione offshore, notoriamente regno dei benzina. Nasce così il Drago, un 13 metri scioccante, motorizzato da diesel Cummins e capace di sfondare la barriera dei 50+ nodi. Il segreto, un sistema rivoluzionario brevettato dallo stesso Levi, gli Step-Drive con eliche di superficie (trovate QUI l’articolo di approfondimento dedicato)…
In brevissimo il neonato Drago genera un clamore è eccezionale: lo scafo è eccellente, la velocità impressionante e interni e coperta non cedono nulla alla performance, risultando piacevolissimi. Ma la fama dello scafo la farà proprio la coppia velocità-ridotto pescaggio, che ne determineranno l’essere un favorito del contrabbando prima, delle forze dell’ordine poi, con 12 esemplari ufficiali ordinati al cantiere solo dalle Fiamme Gialle…
un Italcraft Drago in dotazione alla Guardia di Finanza
Il successo del Drago è clamoroso e, su queste basi, Italcraft capitalizza. Lo Step-Drive firmato da Levi è chiaramente un’intuizione brillante e un tale livello di efficienza idrodinamica sarebbe eccezionale su uno scafo più piccolo, più gestibile e, soprattutto, più accessibile. In breve, il cantiere vuole creare un day-cruiser veloce per il diportista sfegatato, uno scafo piccolo ed eccellente, divertente e anche versatile. E, ovviamente, non manca l’attenzione alle potenzialità ‘esterne’, prestando anche questo, come il Drago, alle declinazioni ricercate dal Ministero degli Interni in quel degli anni ‘70… l’intercettazione anti-contrabbando. Detto fatto, in meno di un anno al tecnigrafo Levi sforna il Mini Drago. È il 1973.
il Mini Drago in un pubblicità del 1976
Un piccolo miracolo: il Mini Drago
L’operazione che porta al Mini Drago non è semplice, e tanto meno indolore. In termini di fluidodinamica, non si tratta di una semplice riduzione in scala e, per questa ragione, il progetto calca tre concetti cardine: leggerezza strutturale, proporzioni estreme, e V-Profondo esasperato. Il primo punto sta nella leggerezza strutturale. Non potendo infatti contare sui grandi e pesanti motori Cummins del precedente progetto, il Mini Drago doveva essere leggerissimo, garanzia fondamentale per garantire la velocità necessaria, a prescindere dallo Step-Drive. In quest’ottica lo scafo venne realizzato presso gli stabilimenti Italcraft di Bracciano, utilizzando qui le più moderne –per l’epoca– tecniche di derivazione aeronautica: quattro strati di lamellare di mogano incrociato rinforzato con resina epossidica e fibra di vetro. Un piccolo miracolo pari ad appena 1975 chili a vuoto….
Inoltre, se da una parte il Drago era un ‘bestione’ lungo 13 metri e largo 3.80 al baglio massimo (rapporto ~3.4:1), da parte sua il Mini Drago necessitava invece di forma più estreme, a “spillo”, per ridurre al minimo le resistenze sull’acqua compensando così la necessaria minore potenza motrice. Per questo, il rapporto LOA-Bmax qui variava in maniera sensibile, abbandonando il 3.4:1 del precedente e salendo a 4.25:1. Ne risultava uno scafo piccolo ma slanciatissimo –8.50 metri fuori tutto per appena 2.0 metri al baglio massimo– a cui andava sommandosi un deadrise estremo, ben 25 gradi –un angolo ripidissimo anche per gli allora standard dell’offshore. In breve, un V-Profondo esasperatissimo, necessario per garantire un morbido atterraggio sulle onde formate, fondamentale per uno scafo così leggero e veloce.
Italcraft Mini Drago
Mini Drago: un progetto d’eccezione
Sulla base di questi parametri nasce così uno scafo miracoloso, un capolavoro che si rivela proprio in questo suo incredibile studio di efficientamento. Grazie alla combinazione tra l’assenza di attrito garantita dallo Step-Drive e la leggerezza dello scafo, il Mini Drago si rivela infatti una barca che non esige motorizzazioni enormi e che, anzi, sa estrarre il massimo da una soluzioni all’apparenza sottodimensionata (anche all’epoca). Sarà infatti una coppia di leggeri e affidabili Aifo-Iveco (tendenzialmente, Fiat 806 AM) capaci di erogare circa 128-135 cavalli all’asse a 3.200 giri al minuto a garantire spinta al piccolo Mini Drago, garantendo però velocità eccezionali, anche superiori i 45+ nodi a velocità massima. A titolo di paragone, per raggiungere la stessa velocità un motoscafo tradizionale –dell’epoca e di pari lunghezza–avrebbe avuto bisogno di almeno il doppio della potenza, per consumi e pesi raddoppiati…
Se, da una parte, l’architettura navale del Mini Drago si rivela così un autentico capolavoro di idrodinamica, dall’altra parte anche la maestria artigiana e l’ingegneria leggera volevano la sua, artefici a loro volto di uno scafo leggendario. Ma il pacchetto non era certo concluso nel triage tra carena, costruzione e propulsione, e l’allestimento voleva a sua volta dire la sua. L’anima di questo piccolo-grande natante era così a sua volta pienamente espressa nei suoi allestimenti (nelle versioni da diporto), e vantava una cabina prodiera con due letti a V, un pozzetto essenziale (con la postazione di governo a sinistra) completo di un divano a L e, soprattutto, di un generoso prendisole poppiero, sovrapposto alla sottostante cala motori.
A rifletterci oggi, se il Drago del 1972 fu la dimostrazione muscolare che il sistema Step-Drive funzionava, il Mini Drago –per piccolo e divertente che fosse– non fu certamente da meno, e si spinse forse anche oltre il precedente, dimostrando l’assoluta efficienza del sistema. E, con lui, Levi dimostrò a sua volta la rivoluzione insita in questo suo risvolto, spostando la performance dalla sfera puramente elitaria a quella del diporto più largamente aperto, rendendo quel brivido un po’ più accessibile e, soprattutto, definendo lo standard delle imbarcazioni veloci dell’intero decennio a venire…
Italcraft Mini Drago
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2 commenti su “Italcraft Mini Drago, storia di un piccolo motoscafo che è un miracolo d’ingegneria italiana”
Riccardo
Buonasera, molto interessante l’articolo su Drago e Mini Drago !.. desidererei sapere se sono disponibili i dettagli della costruzione dello scafo, in particolare del sistema di giunzione tra gli elementi strutturali del fondo ed il fasciame .
Grazie
Cordiali saluti
Riccardo Biagioli
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2 commenti su “Italcraft Mini Drago, storia di un piccolo motoscafo che è un miracolo d’ingegneria italiana”
Buonasera, molto interessante l’articolo su Drago e Mini Drago !.. desidererei sapere se sono disponibili i dettagli della costruzione dello scafo, in particolare del sistema di giunzione tra gli elementi strutturali del fondo ed il fasciame .
Grazie
Cordiali saluti
Riccardo Biagioli
Estetica e performance. Adrenalina e design.
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