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Prendisole in tuga, un ampio pozzetto per la pesca o per pasteggiare a tavola in compagnia, interni comodi e fly. Una formula che, combinata con un design moderno e dinamico, si rivelò un immediato successo di fine anni ’70. Si tratta del Mochi Craft Dominator Flying, un 10 metri cabinato e capace di anticipare i trend del decennio successivo, offrendo una risposta italiana al dominio dell’allora popolarissima cantieristica statunitense. Un’altra Classic Boat significativa per la storia della cantieristica italiana.
Mochi Craft Dominator Flying
Con il Mochi Craft Dominator Flying si inizia ad avere un solido esempio di cantieristica italiana che guarda all’innovazione andando oltre il solo materiale costruttivo, la vetroresina, impegnandosi in una ricerca anche formale di disegno e volumi nuovi. Con la serie dei Dominator si vedono infatti sparire del tutto le curve morbide che hanno caratterizzato la cantieristica lignea, spingendosi verso volumi più taglienti e forme più spigolose. Quelle stesse forme che, appunto negli anni ’80, riscuoteranno grande successo e che, nel Dominator vediamo iniziare a crescere, sposando una scuola sì americana, ma avviata verso una diversa interpretazione delle soluzioni.
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Partendo da poppa il Dominator Flying offre un ampio pozzetto, sgombro di ogni impiccio se non per un divano posto all’estrema poppa, capace di accogliere 4 persone. Gli spazi sono pensati per essere spaziosi e facilitare i movimenti, così da adattarsi anche alle necessità della pesca. Viene però reso disponibile anche un tavolo centrale, così da poter usare il pozzetto come area conviviale esterna, accogliendo anche più di 4 ospiti.
La prua, raggiungibile tramite stretti passavanti, offre invece un piccolo prendisole sulla tuga, un accenno di un’altra evoluzione a venire. Sul fly infine, che inizia ad essere più ampio e confortevole rispetto a soluzioni antecedenti, trovano posto la timoneria e un divanetto, ospitando almeno 3 persone.
Mochi Craft Dominator Flying – Pozzetto
Mochi Craft Dominator Flying – Interni
A suo tempo, avere un Dominator Flying significava confrontarsi con interni logici e razionali. Liberi dagli standard precedenti, dove certo la qualità lignea e l’eleganza potevano risultare maggiori, le soluzioni adottate da Mochi per questo scafo ricalcano invece una modernità nuova, più vicina anche al nostro standard. Gli arredi sono pensati per funzionare al meglio, contenendo al contempo anche i pesi. Le paratie sono in vetroresina rivestita in compensato marino trattato, e tutto punta al comfort e alla funzionalità.
Non appena all’interno si è accolti da un salone contornato da ampie finestrature e arredato con colori chiari, che consentono alla luce di invadere gli spazi. Qui trovano posto la timoneria, a sinistra, appena davanti al blocco cucina e a un divano trasformabile in cuccetta. A dritta sono invece presenti il locale toilette e la dinette, trasformabile in letto doppio. Proseguendo verso prua si accede invece alla cabina armatoriale, composta di due letti a V, trasformabili però in un singolo ampio matrimoniale.
Dominator Flying – Costruzione
Per quanto riguarda la costruzione, sia lo scafo che le sovrastrutture ed il flybridge sono realizzati in fibra di vetro. Per lo scafo, nello specifico, la vetroresina è rinforzata e stratificata in uno stampo unico e presenta, lungo tutta la carena a V profondo con pattini, uno spessore di 25 millimetri, portato a 12 in opera morta. Le paratie interne sono in vetroresina rifinita con compensato marino, mentre, la coperta e la tuga, sono rinforzate in beco balsa, per garantire maggiore rigidità strutturale e un miglior isolamento termico e acustico. Il pagliolato del pozzetto è invece in teak, mentre pulpiti, finestrature e similari sono tutti realizzati in alluminio.
Dominator Flying – Motorizzazione
Il Dominator Flying era offerto una motorizzazione massima composta da una coppia di Renault RC 210D da 210 cavalli, potenza sufficiente a fargli raggiungere oltre 27 nodi di velocità massima e una velocità di crociera di 22 nodi a cui poter navigare per ben 6 ore. Il serbatoio carburante originale, invece, ospitava dino a 420 litri. Altre opzioni di motorizzazione erano date da una coppia di Perkins da 160 cavalli o di Fiat Aifo, sempre da 160 cavalli.
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