Ormeggio barca, ecco come non sbagliare

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Ecco uno dei temi più “caldi” in vista della vostra crociera estiva. L’ormeggio: le cime e i nodi giusti, le manovre per l’attracco all’inglese, l’ormeggio di punta, sia di poppa che di prua, come fare quando soffia il vento al traverso.

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CIME E DOPPINI
Le cime per l’ormeggio sono in generale di nylon galleggiante, materiale molto robusto ma anche sufficientemente elastico da consentire di attutire eventuali bruschi movimenti impressi alla barca. La galleggiabilità è d’obbligo per potere recuperare con facilità una cima caduta in acqua, cosa frequentissima specie nei “lanci” a riva o a un’altra barca. Il loro diametro (cioè la sezione che deve resistere allo sforzo) deve essere scelto in base al dislocamento dello yacht. Normalmente sono più che sufficienti cavi di 8-10 mm di diametro per scafi di una tonnellata (ovvero lunghi circa 6-7 metri), 14-16 mm per barche fino a 5 o 6 tonnellate (10-11 metri), 18-20 mm per barche di circa 10-12 tonnellate (14-15 metri) e così via.

Il modo migliore di lasciare la banchina è di predisporre uno o più doppini. Il doppino consiste nel fare passare all’interno di un anello o attorno a una bitta il cavo che trattiene la barca al molo, riportando entrambi i capi a bordo. E così possibile mollare gli ormeggi semplicemente lasciando un capo e recuperando dall’altro, senza dovere più sbarcare a terra per sciogliere i nodi.

Il doppino è molto utile anche in presenza di un vento che tenda a spostare trasversalmente la barca non appena si mollil’ormeggio: è sufficiente mandare a doppino un lungo cavo su un’altra barca o in un punto a riva che sia sopravento e il più possibile perpendicolare allo scafo; poi un membro dell’equipaggio provvederà a filare la cima mano a mano che si esce dall’attracco, facendo forza o lascando a seconda di quanto il vento tende a traversare.

Un’ultima cosa di cui ci si rende conto quando si vuole lasciare l’ormeggio è il numero di cavi che altre barche hanno fatto passare sopra i vostri, rendendo spesso problematica l’operazione di recupero. Non comportiamoci allo stesso modo, ma usiamo un pizzico di savoir-faire, facendo sempre passare le nostre cime sotto quelle altrui.

ATTRACCATI IN FIANCATA
Quando una barca ruota, cioè sposta lateralmente la prua, muove contemporaneamente la poppa dalla parte opposta
, come se entrambe in realtà ruotassero attorno a un asse verticale circa coincidente con l’albero o il centro della barca (in effetti lo yacht ruota attorno ad un asse passante per il centro di carena, ma pensare all’albero è già una buona approssimazione, Figura 74).

Prima di ingranare la marcia occorre perciò allontanare quanto basta dalla banchina tutta la barca, a braccia e aiutandosi col mezzo marinaio, per evitare che nel guadagnare il canale percorribile la poppa (o la prua, a seconda di come si sta uscendo) urti contro le opere fisse.

Ciò va fatto soprattutto se il vento tende a fare scarrocciare proprio contro il molo. Se invece il vento favorisce l’uscita, si può tenere la cima di poppa (passata a doppino) dopo avere mollato quelle di prua: questa volta, per effetto della spinta del vento, tutta la barca si sposterà nella stessa direzione, facendo perno dove abbiamo fissato il doppino e portandosi da sola in una corretta direzione d’uscita (Figura 75).

SECONDA ANDANA
Se siete attraccati a fianco di un’altra imbarcazione (ormeggio in seconda o terza andana), la manovra di salpare gli ormeggi è analoga all’essere direttamente in banchina, anzi può risultare persino più facile, trovandosi lo scafo già quasi in linea di uscita (la prua deve sempre essere rivolta nella direzione dell’uscita dall’ormeggio stesso).

Se vi è il pericolo che gli scafi striscino tra loro, il consiglio è di allontanare lo yacht a forza di braccia, controllando a vista lo spazio utile alla manovra. In ogni caso, per massima sicurezza, lasciate sempre fissati i parabordi fino a quando non vi siete allontanati, tenendone eventualmente uno pronto da interporre tra le barche.

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ORMEGGIO DI PUNTA
Si definisce ormeggio di punta l’avere lo yacht disposto perpendicolarmente alla banchina, con la prua o la poppa legati a terra e il lato opposto ad un corpo morto, ad una o due briccole o direttamente sull’ancora. E l’ormeggio più diffuso in ogni marina del mondo, perché consente un maggiore e più razionale sfruttamento degli spazi d’attracco. Le cime debbono essere sempre tesate in modo simmetrico, per potere mantenere un corretto allineamento, eventualmente cercando sempre di divaricare sufficientemente i cavi a terra, così da risentire meno di eventuali effetti di vento in fiancata o correnti di marea (Figura 77).

CON L’ORMEGGIO DI POPPA
Avere la poppa alla banchina è la condizione ottimale per una piacevole vita in porto (essendo più agevole scendere e risalire sulla barca) e soprattutto per una uscita “pulita”. Infatti per salpare è quasi sempre sufficiente assicurarsi che non vi siano cime galleggianti in acqua che possono essere catturate dall’elica, poi (dopo avere scaldato doverosamente il motore ed avere osservato che altri yacht non siano in manovra) si recuperano a bordo tutti i cavi d’ormeggio, si ingrana la marcia avanti e si dà un leggero colpo di gas per iniziare a muovere la barca.

Come sempre ogni movimento deve essere effettuato a bassa velocità, ricordando che nei bruschi cambiamenti di rotta lo yacht ruota appunto attorno ad un ipotetico asse circa coincidente con l’albero. Ciò significa che si dovrà agire sul timone per portarsi lungo la direzione di uscita solo dopo che l’albero stesso avrà superato le briccole o le barche attraccate di fianco (Figura a lato).

Per una maggiore tranquillità (ad esempio quando potrebbero esservi cavi, grippie o altri oggetti semigalleggianti) si può far scivolare la barca fuori dallo spazio a forza di braccia. In questo caso si deve sempre evitare di aggrapparsi alle draglie o sui candelieri del vicino (come invece avviene nella quasi totalità dei casi, provocando l’allentamento della battagliola e persino il piegamento dei candelieri), ma piuttosto utilizzare correttamente il mezzo marinaio puntato lungo la falchetta o, al limite, spingendo sulle sartie e sui pulpiti, assai più robusti delle draglie. Per quanto riguarda i cavi, se non c’è vento o risacca si possono recuperare a bordo all’atto della partenza, altrimenti occorre predisporre sicuramente i doppini ed effettuare il loro recupero solo dopo che la barca è già in movimento.

ORMEGGIATI DI PRUA
Se si deve uscire a marcia indietro, occorre tenere presente l’inevitabile maggiore difficoltà di governare lo yacht, dovuta alla bassa efficacia del timone (che viene a trovarsi in un’anomala posizione “prodiera”), unita all’effetto evolutivo dell’elica. In particolare quest’ultimo agisce fin da subito, quando lo scafo è ancora fermo e quindi l’effetto del timone quasi nullo. Occorre perciò contrastare fin dall’inizio la sua tendenza a fare ruotare la barca in modo indesiderato. Una volta che si sia acquistato un leggero abbrivo si potrà poi procedere come nel caso precedente.

CON VENTO AL TRAVERSO
Quando soffia un vento anche solo moderato, tutte le manovre si complicano, soprattutto se lo yacht è a dislocamento leggero o ha alte sovrastrutture che consentono di ricevere una notevole spinta, favorendo lo scarroccio.

Occorrerà innanzitutto assicurarsi che l’equipaggio molli per primi i cavi d’ormeggio che si trovano sottovento, lasciando quelli sopravento in tensione fino all’ultimo istante. Se vi è il pericolo che la barca si traversi prima di essere uscita dal posto d’attracco, investendo lo yacht sottovento o classicamente prendendo col bulbo o il timone il suo cavo d’ormeggio, è prudente far passare due cime (sufficientemente lunghe) a doppino sulla barca o sulle briccole sopravento (Figura 79, da notare che anche il doppino di poppa è fissato, sopravento, il più possibile verso prua, per poterlo utilizzare al meglio anche quando la barca è già praticamente fuori dall’ormeggio). In questo modo sarà possibile controllare che lo scafo resti parallelo alla linea di uscita fino al raggiungimento della porzione libera del canale di percorrenza.

Il timone dovrà essere sempre tenuto un poco all’orza, proporzionalmente con l’entità dello scarroccio. Se il vento soffia nella direzione su cui si vuole dirigere, si dovrà mollare prima il doppino di prua, tenendo ancora un poco quello di poppa, così che la barca, aiutata dal vento, si porterà da sola in linea di marcia (Figura 80).

In caso contrario dovrà invece essere mollato prima il doppino di poppa, ed essere molto rapidi ad ingranare la marcia avanti con un ben dosato colpo di gas, per far prendere abbrivio positivo allo scafo e completare la curva di uscita, prima che il vento torni inevitabilmente a traversarvi. È ovvio che, data la delicatezza dell’operazione, tutto l’equipaggio deve essere ancora maggiormente istruito su cosa fare e quando, soprattutto per il perfetto coordinamento delle azioni.

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