La nuova generazione di parabordi: telescopici e gonfiabili. Così risparmi spazio a bordo VIDEO

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La prima cosa da “marinaretti” che si impara a bordo? Fare il nodo per legare i parabordi alle draglie, il “parlato” e tutte le sue varianti. Ad avere a che fare con questi ingombranti oggetti ci si deve abituare subito e resta poi una costante della vita di ogni barca e di ogni equipaggio.

Il “grande classico” è il parabordo cilindrico (a sezione circolare, rastremato alle estremità) in PVC. Qualità fondamentali: solidità e prezzo concorrenziale. Può essere in un solo pezzo, oppure con la parte centrale separata dalle due estremità, in gomma ad alta densità, dove ci sono gli anelli per far passare le cimette di aggancio.

In molti casi, però, i classici “salsicciotti” gonfiabili in PVC diventano un problema a bordo, dove ogni centimetro cubo di stivaggio è importante: sono ingombranti, molesti (perché del tutto inutili a bordo se non quando si è in porto) e anche piuttosto bruttini.

Non a caso i parabordi di ultima generazione si sono evoluti proprio per cercare di rendere meno ingombranti, più belli e anche versatili questi oggetti indispensabili. Vediamo qualche esempio di parabordi di nuova concezione che si trovano sul mercato.

Così come insegna l’ABC del design, si è lavorato su forma e funzione. Due ottimi esempi di questa evoluzione, e di come sono i parabordi di nuova concezione, li abbiamo visti all’ultima edizione del METS di Amsterdam e ve li raccontiamo nel video qui sotto:

– POPFENDER, invenzione austro-tedesca, che ha reso i parabordi telescopici: un vero salvaspazio a bordo di qualsiasi barca.

– FENDSEA, brand francese di Lorient che ha sviluppato diverse gamme di parabordi sia gonfiabili che “multipurpose”, cioè utilizzabili non solo come semplici parabordi ma con una seconda funzione, sfruttando lo spazio al loro interno.

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