Pesca dalla barca: la tecnica facile per divertirsi in inverno alla ricerca dei cefalopodi

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Pesca dalla barca

La pesca è uno degli hobby più praticati dagli appassionati di mare e dai proprietari di imbarcazioni a motore. E siamo sicuri che anche voi che state leggendo queste righe almeno una volta avete pensato o immaginato di cimentarvi in questa attività, magari per poterne poi godere dei suoi frutti in tavola.

Barche a Motore inaugura allora una nuova rubrica dedicata proprio al mondo della pesca dalla barca, pensata per tutti gli appassionati o per coloro che vorrebbero provare una prima volta, con consigli sulle tecniche e le prede in base alle stagioni, e dei focus su come equipaggiare la barca per andare a pesca e su quali modelli siano più adatti per farlo.

Pesca dalla barca: la tecnica facile per divertirsi in inverno

In questa prima puntata parleremo della pesca dalla barca in inverno perché la stagione fredda offre molte occasioni, e in particolare andremo a scoprire una delle tecniche più semplici e a basso costo per divertirci e ottenere risultati. Per il momento lasceremo da parte tecniche invernali più sofisticate, come la pesca alla diffidente spigola, per provare invece una tecnica dove davvero tutti possono divertirsi: la pesca ai cefalopodi. 

Il nostro target saranno quindi seppie, calamari e polpi. Se quest’ultimi stazionano tutto l’anno nel sotto costa, seppie e calamari accostano ai primi freddi autunnali, per rimanere in acque poco profonde fino ad aprile-maggio, a seconda delle temperature. Le tecniche per insidiare questi cefalopodi sono facili, ma si differenziano in parte tra loro in base alla preda che abbiamo come obiettivo, dato che calamari, seppie e polpi hanno abitudini differenti.

Gli spot ideali e l’attrezzatura

Un egi per la pesca ai cefalopodi

Partiamo da una considerazione: in quali zone o spot trovarli? Le seppie frequentano i fondali sabbiosi e fangosi, meglio se con un leggero misto ciottoli, e si spostano in zone più rocciose durante la riproduzione in Primavera, ma è nei mesi precedenti che sarà più facile insidiarle dalla barca. I calamari invece amano i fondali misti, soprattutto con presenza di posidonia, e le scogliere (anche quelle dei porti soprattutto se con riverbero di luce artificiale in acqua).

Il polpo predilige il fondale roccia misto sabbia, ma anche su piani a prevalenza sabbiosi è possibile incontrarlo. Per pescare i cefalopodi in inverno dalla barca è sufficiente avere una canna da pesca non superiore ai 2,40 mt di lunghezza, con una potenza tra i 10 e i 30 grammi, un mulinello a bobina fissa caricato con un filo trecciato dello 0,10 – 0,12, qualche moschettone, del nylon dello 0,20 per i terminali, e 5-6 esche artificiali (quelli per i cefalopodi vengono definite “egi”) con colorazioni che variano dal naturale (azzurro, verde-argento) allo sgargiante (rosa, arancio, fluo). Il tutto è acquistabile a una cifra modica, start kit di 200 euro circa.

Le tecniche

Per pescare i calamari nel sotto costa (su fondali più importanti possiamo farlo anche nei mesi caldi con una tecnica chiamata “Tataki”) opteremo per le ore a cavallo di tramonto e alba, o nelle prime ore di buio dopo il crepuscolo. Possiamo insidiarli almeno in due modi: con la traina o con una sorta di pesca a spinning (lancio e recupero dell’artificiale) molto lenta.

Sia per la traina che per lo spinning al calamaro (detto anche eging) sarà opportuno equipaggiare la barca con una luce intensa che illumina la nostra poppa, e potrà servire da richiamo per piccoli pesci foraggio, che attirano i calamari. Per la traina si utilizzano anche dei piccoli affondatori, acquistabili in qualsiasi negozio di pesca, in questo caso potremmo utilizzare una classica lenza a mano in luogo della canna, collegando un terminale dello 0,20 all’affondatore, alla fine del quale ci sarà l’esca artificiale.

Se il calamaro abbocca vedremo risalire l’affondatore in superficie e procederemo a un recupero lento e costante per non strappare i suoi tentacoli.  Per insidiarlo a spinning invece, ci posizioneremo con la barca a ridosso di una scogliera, meglio se la linea della costa va a formare una piccola baietta, i calamari infatti amano cacciare in zone di scogliera che formano piccole anse. Possiamo decidere di ancorarci o rimanere a scarroccio in base allo stato del mare, questa tecnica si pratica in condizioni di mare pressoché calmo. A questo punto inizieremo a lanciare i nostri artificiali dentro la piccola baia, più che verso l’esterno, lasciandoli affondare fino a mezza’acqua, e recuperandoli molto lentamente con lunghe pause del mulinello. L’attacco del calamaro spesso avverrà durante le pause a esca ferma sospesa.

La pesca alle seppie e ai polpi invece ha un’impostazione diversa, perché andremo a cercare le nostre prede vicino al fondo, a differenza dei calamari che preferiscono cacciare a mezz’acqua. Dovremo quindi zavorrare il nostro artificiale con un piccolo piombo, che può andare dai 10 grammi a salire in base alla corrente. Non ci ancoreremo, sarà importante anzi che la nostra barca scarrocci lentamente, per sondare una zona ampia di mare. Caleremo i nostri inganni fino a toccare il fondo, e li “trascineremo” sulla sabbia, alzandoli ogni tanto di un paio di spanne per poi farli ritoccare. In questo modo l’artificiale alzerà una nuvoletta di sabbia che incuriosirà le seppie e i polpi, simulando la presenza di un piccolo crostaceo che scava. A questo punto il gioco è fatto, non vi resta che tentare la fortuna.

Mauro Giuffrè

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