Pesca dalla barca: la traina col vivo per insidiare i pesci da sogno

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Quando si parla di pesca d’altura, si scomodano le tecniche regine della pesca sportiva dalla barca, quelle come la traina col vivo dove l’asticella della difficoltà si alza ai massimi livelli e nulla deve essere lasciato al caso. Pesca d’altura è una definizione generica che abbraccia sinteticamente tutte quelle tecniche di pesca che per essere praticate impongono di allontanarsi dalla costa a volte anche per diverse decine di miglia a seconda dello spot di pesca e della tecnica da praticare, e che ci faranno confrontare con fondali dalle profondità importanti. 

Per questa prima puntata della nostra rubrica dedicata alla pesca dalla barca in altura partiremo dalla traina con il vivo.

La traina con il vivo

Anche la barca, come vi racconteremo nelle prossime puntate, è cruciale quando si parla di pesca d’altura.

Si tratta senza ombra di dubbio di una delle tecniche regine della pesca d’altura, sebbene venga praticata anche nel sotto costa. Ma quando si mira a prede importanti come cernie, dentici, ricciole, spesso bisognerà andare a cercare le secche giuste e nascoste a profondità elevate, anche oltre i 50 metri se necessario, e per farlo bisognerà a volte andarle a cercare in mare aperto. E lontano dalla costa potrebbe essere necessario cercare anche le nostre esche, una su tutte i calamari, che nei mesi dalla primavera all’autunno vanno individuati lungo le franate rocciose ricche di Posidonia, mentre in pieno inverno si trovano anche sotto costa. 

Il calamaro è l’esca principe della traina col vivo.

Come avrete forse già intuito quindi, sarà fondamentale essere equipaggiati di un buon ecoscandaglio (riguarda lo SPECIALE ECOSCANDAGLI VIDEO), sia per individuare correttamente l’esca in modo veloce, sia poi per trovare la secca giusta dove andarla a trainare. Senza un ecoscandaglio sarà tutto più complesso, i tempi di ricerca degli spot si dilateranno e il rischio è quello di non riuscire mai a trovare le zone giuste dove catturare le esche e anche le secche dove insidiare i predatori. Una volta catturati i calamari, o in alternativa le seppie o dei piccoli pesci come sugarelli o sgombri, sarà fondamentale avere una vasca del vivo bene ossigenata e con un adeguato ricambio d’acqua, per potere mantenere le esche in vita anche per una giornata intera. 

Traina col vivo: la ricerca della secca

A quel punto inizia la ricerca della secca: una franata del fondo ripida, o complessi di scogli che si alzano all’improvviso su una distesa di fango o sabbia, oppure ancora rocce verticali che si staccano dal fondo anche per decine di metri, insomma tutte quelle zone dove il fondale ha delle variazioni significative che possono generare biodiversità e presenza di predatori e pesce foraggio. La traina con esca viva va fatta abbastanza lentamente, per evitare di compromettere la vitalità dell’esca, generalmente non si superano i 4 nodi, e spesso si traina anche intorno ai 2 nodi. Un motore ausiliario elettrico in questo senso sarebbe l’ideale. 

L’esca va fatta passare nei punti giusti, seguendo con l’ecoscandaglio l’andamento del fondale cercheremo di avvicinarci il più radente possibile alla zona individuata come interessante. Ad aiutarci sarà il cosiddetto piombo guardiano, un piombo definito a “perdere”, che consente all’esca di scendere in prossimità del fondo ma che in caso di incaglio si sgancia facilmente.

Questo perché sarà collegato alla nostra lenza da un filo sottile in nylon, che farà da “fusibile” in caso di incaglio. Tuttavia seguendo l’andamento del fondale, e calcolando quanti metri di filo abbiamo in acqua, si può evitare di perdere il piombo con sufficiente precisione. Se abbiamo scelto lo spot giusto, e presentato l’esca nel modo corretto, servirà un pizzico di fortuna: la grande ricciola, la cernia da record, o dentici da sogno, ma anche molto altro ancora, potranno farci visita per un’esperienza da sogno.  

Mauro Giuffrè

 

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