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Stato vs porti italiani, la battaglia ricomincia. Ecco cosa rischiano i diportisti

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barche a motore marina blu rimini

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 barche a motore marina blu rimini
L’Agenzia delle Entrate ha di fatto ignorato le sentenze della Corte Costituzionale e del TAR, consegnando al Marina Blu di Rimini una cartella per 1,1 milioni di euro, bloccando tutti i conti correnti e di conseguenza l’operatività del porto adriatico. Si tratta di una richiesta importi maggiorati fino al 380% del canone per la concessione inizialmente pattuito.Le coste fanno parte del demanio. Il Comune di Rimini – e di conseguenza lo Stato – che ne sono i proprietari, continuano a rifiutare ogni richiesta di avviare un procedimento per il ricalcolo dei canoni alla luce dell’interpretazione “costituzionalmente orientata” delle norme. Ma partiamo dall’inizio.

Vediamoci chiaro

Tra lo stato italiano ed i porti turistici della penisola c’è da tempo una guerra che ha visto inizialmente uscire vincitori i porti. Quali sono le cause del contendere? In sostanza i canoni demaniali – quell’1,1 milioni chiesti al porto di Rimini – che le società che gestiscono i porti devono versare allo Stato, tramite i Comuni, proprietari effettivi delle coste. Il problema è che queste “tasse” dal 2007 erano schizzate fino a cifre anche tre volte superiori a quelle pattuite. I porti turistici avevano dunque deciso di tutelare il proprio lavoro ingaggiando una battaglia legale che si era conclusa all’inizio di marzo 2018: il TAR della Toscana aveva dato ragione ai ricorsi presentati da Marina Cala de’ Medici contro il Comune di Rosignano che aveva richiesto enormi aumenti del canone demaniale, innalzando i prezzi in modo unilaterale. Questa sentenza, segnando un precedente con una linea di interpretazione piuttosto chiara, era destinata a far giurisprudenza suggerendo la via da prendere in caso di contenziosi futuri. Ma come ci ha dimostrato il caso di Rimini, non è così.

E i diportisti che cosa rischiano?

In questa disputa i diportisti rischiano grosso, perché  le società portuali i soldi li chiederebbero proprio a loro in quanto clienti del porto. A Rimini sono 662 gli armatori dei posti barca che rischiano di “perdere” il posto. La colpa sta nella richiesta da parte dell’Agenzia delle Entrate di una cifra esorbitante da parte dello stato. Il conto è molto salato con cifre aumentate in modo retroattivo sino a quattro volte in più rispetto a quelle stabilite dei canoni demaniali. Eppure la sentenza della CC (Corte Costituzionale) parla abbastanza chiaro:“…i nuovi canoni demaniali risultano applicabili soltanto alle opere che già appartengano allo Stato, mentre per le concessioni di opere realizzare a cura del concessionario, ciò può avvenire solo al termine della concessione, e non già nel corso della medesima”. Non è stato atteso nemmeno l’esito dell’udienza di merito sulla sospensione delle cartelle esattoriali presso il Tribunale di Rimini. Ricomincia dunque la battaglia tra stato italiano e porti turistici.

 

 

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