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Dopo quarant’anni di stalli burocratici, scavi interrotti e ombre giudiziarie, la Regione Calabria sblocca i fondi per il nuovo porto di Diamante (Cosenza) da 150 posti barca. Insieme a Paola, la Riviera dei Cedri si prepara a ridisegnare la mappa dello sviluppo costiero e della blue economy.
Il porto di Diamante non sarà più un porto fantasma
Per decenni è rimasto lì, sospeso tra le onde del Tirreno, come uno dei monumenti più dolorosi all’incompiutezza meridionale. Il “porto fantasma” di Diamante non era solo un perimetro di cemento aggredito dalla salsedine e dallo scorrere del tempo, ma una ferita aperta nel tessuto economico dell’Alto Tirreno Cosentino.
Una storia tormentata, scandita da cantieri a singhiozzo, interminabili contenziosi amministrativi e persino clamorose vicende di cronaca giudiziaria nazionale — come i fili sotterranei che hanno incrociato la nota inchiesta sul malware di Stato “Exodus”, spingendo l’amministrazione locale a presentare un esposto formale per fare piena luce sulle passate dinamiche gestionali. Oggi, però, quella lunghissima notte burocratica sembra finalmente lasciare spazio all’alba di un nuovo inizio.
La svolta decisiva si è concretizzata nei primi giorni di luglio 2026, quando il Comune di Diamante ha ufficializzato la fumata bianca della Conferenza dei servizi. Questo passaggio cruciale, atteso da quasi quattro decenni, segna lo sblocco definitivo di un iter rimasto congelato troppo a lungo, aprendo le porte alla stesura del progetto esecutivo e alla successiva attivazione delle procedure di gara d’appalto per l’affidamento dei lavori.
Non si tratta più di vaghe promesse politiche, ma di un atto di indirizzo formale firmato dalla Regione Calabria, che ha dato mandato vincolante al Dipartimento della Programmazione di blindare le coperture finanziarie necessarie. Entro il mese di agosto, il quadro ingegneristico ed economico otterrà la validazione definitiva, trasformando le speranze in cantieri reali.
Porto di Diamante, una strategia integrata per il Tirreno cosentino
Il piano d’azione non si esaurisce entro i confini diamantesi, ma si inserisce in una più vasta visione di rilancio geo-economico che la cittadella regionale di Catanzaro ha battezzato come prioritaria per l’intera costa. L’investimento destinato a Diamante ammonta per l’esattezza a quasi sei milioni di euro (precisamente 5.932.228,29 euro) e prevede la nascita di un moderno scalo turistico capace di ospitare circa 150 imbarcazioni da diporto, completo di tutte le strutture di accoglienza e di servizio indispensabili per i viaggiatori del mare. Parallelamente, la strategia regionale punta gli occhi sul vicino polo di Paola, al quale sono stati destinati ben 20 milioni di euro per il porto turistico “Marina di San Francesco”.
Fino a pochi mesi fa, l’intero disegno ha rischiato seriamente di naufragare in via definitiva. I due interventi erano stati infatti privati dei finanziamenti dal Cipess a causa della mancanza delle cosiddette “obbligazioni giuridicamente vincolanti”, i requisiti formali rigidi necessari per far progredire le pratiche. Una corsa contro il tempo che ha visto i Comuni e i tecnici regionali cooperare per riprogrammare tempestivamente i fondi, attingendo ai canali del Fondo Sviluppo e Coesione europeo 2021-2027. Attraverso una complessa ingegneria finanziaria, le somme sono state recuperate sfruttando le economie di vecchi progetti già conclusi e fondi di rotazione regionali, mettendo al sicuro l’investimento.
Verso la blue economy: un impatto oltre i confini comunali
Secondo le relazioni tecniche dell’esecutivo regionale, i porti di Paola e Diamante non devono essere considerati come semplici infrastrutture isolate, bensì come veri e propri snodi nevralgici per la mobilità delle persone e per il potenziamento complessivo della cosiddetta economia blu. Il diporto nautico, la pesca professionale e il turismo balneare d’eccellenza sono i pilastri su cui si intende fondare una transizione competitiva ed ecologica, perfettamente allineata con i dettami strategici dell’Unione Europea.
L’impatto economico atteso sul territorio promette di ridefinire il volto della Riviera dei Cedri. Gli investimenti infrastrutturali di questa portata sono storicamente generatori di enormi benefici indiretti: dall’attrazione di capitali privati nel settore ricettivo alla nascita di nuove attività commerciali e artigianali, fino alla creazione di posti di lavoro diretti e legati all’indotto dei servizi portuali. La portualità si trasforma così in una leva di sviluppo integrato in grado di valorizzare anche le risorse naturali, storiche e le filiere agroalimentari dell’entroterra. L’obiettivo, ora vicinissimo, è fare in modo che quel vecchio simbolo di sogni infranti diventi finalmente lo specchio d’acqua in cui si riflette il riscatto di un’intera regione.
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