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Il Posillipo Bermuda del 1962 – Foto Paolo Maccione
Era il 1942 quando alcuni appassionati di sci nautico, frequentatori abituali delle grotte che circondano la baia di Napoli, arrivarono ad una conclusione: non c’era barca sul mercato che fosse in grado di soddisfare le loro esigenze. Cosa fecero a quel punto? Semplice: disegnarono dei motoscafi veloci, facili da manovrare, ma sopratutto belli da vedere. Stavano nascendo gli storici cantieri Posillipo che con le loro barche in mogano hanno affascinato armatori e appassionati di nautica di tutto il mondo.
GMV, Posillipo Bermuda del 1962 all’ormeggio – Foto Paolo Maccione
Vulcano, Nettuno, Supernettuno, Jamaica, Positano e Bermuda. Questi sono solo alcuni dei mitici motoscafi totalmente in mogano che venivano costruiti dal cantiere Posillipo. Oggi vi raccontiamo la storia di un Posillipo Bermuda, lungo 6.39 metri, rinato dopo quasi 60 anni dal suo varo (1962) come gesto d’amore di un figlio per il padre.
Timoneria di GMV, Posillipo Bermuda del 1962 – Foto Paolo Maccione
Nel 1962 siamo nel pieno degli anni d’oro della Dolce Vita mediterranea e questo motoscafo in mogano all’epoca rappresentava un modello al top. A metà degli anni Novanta Orio, nome della barca, arrivò nelle mani dell’ingegnere milanese Paolo Falciola. Circa dieci anni dopo passò all’avvocato milanese, Giuseppe Vallino, poi la storia ha un vuoto fino al 2020. È nell’agosto di quell’anno, infatti, che Tullio Vallino ha ritrovato e acquistato sul Lago Maggiore, proprio quel Posillipo appartenuto al padre, scomparso due anni prima.
GMV, Posillipo Bermuda del 1962, visto di poppa – Foto Paolo Maccione
Orio, purtroppo, al momento del ritrovamento si trovava in pessime condizioni, marcita in diversi punti. La decisione così è stata quella di portare la barca in camion a Lampedusa per affidarla agli artigiani locali per il restauro. Grazie al supporto della moglie Carla e dell’amico Nino, il motoscafo è giunto nelle mani di ‘mastro’ Salvatore, artigiano-pescatore che nel corso del 2020 è intervenuto sul Posillipo Bermuda insieme al lampedusano ‘doc’ Nino Mannino Selis.
Così è stato restaurato questo Posillipo Bermuda
Tra i lavori più importanti il rifacimento del dritto di prua (il cosiddetto ‘primo’ in dialetto marinaresco siciliano), di circa il 60% delle ordinate in mogano (soprattutto sul lato di dritta), di tutte le serrette e i “fazzoletti” di giunzione delle ordinate con i madieri, la realizzazione dei nuovi basamenti del motore in solide tavole di quercia, la sostituzione integrale delle tavole del fasciame esterno dello spessore di 1 centimetro e dello specchio di poppa, dello spessore di 2 centimetri. Si calcola che siano state inserite circa 4500 viti di zinco. Rifatto anche l’impianto elettrico e la coperta in teak, fornita dalla lombarda Nord Compensati. Per la verniciatura interna sono state posate tre mani di vernice bicomponente di colore bianco e altrettante di colore grigio, precedute dalla stesura di resina epossidica C-SYSTEMS 10 10 marca Cecchi.
I lavori di restauro di GMV, Posillipo Bermuda del 1962 – Foto Paolo Maccione
Esternamente Nino Mannino ha invece posato 8 mani di vernice trasparente Spinnaker della Cecchi, intervallata ogni 24 ore dalla carteggiatura e asciugatura e preceduta da 6 mani di 10/10 Systems. Il motore entrobordo è originale dell’epoca ed è un Chrysler 318-C a benzina da 195 cavalli con trasmissione in linea d’asse la cui revisione è stata effettuata presso il Cantiere Costantini di Reno, sul Lago Maggiore, già intervenuto in passato sul propulsore quando si chiamava Orio. A testimonianza della nuova vita (a dispetto delle superstizioni) la barca è stata ribattezzata GMV, ovvero Giuseppe ‘Mimmo’ Vallino, ma anche Giulia Marina Vallino, la primogenita di papà Tullio già designata come custode.
I lavori di restauro di GMV, Posillipo Bermuda del 1962 – Foto Paolo Maccione
Oltre il restauro
Dopo questo importante lavoro di restauro, Tullio Vallino lancia l’appello: così come accade per i Riva, la speranza è ora quella di organizzare un raduno anche per i Posillipo in mogano. A tale proposito è possibile scrivere all’armatore Tullio Vallino alla seguente mail tu***********@*****il.com
A proposito dei Cantieri Posillipo
La storia dei Cantieri Posillipo ebbe inizio nei primi anni Quaranta presso le grotte sotto la collina di Posillipo, nel golfo di Napoli. L’attività principale consisteva nel restauro di pescherecci e costruzione di scafi veloci, molto usati dai contrabbandieri di sigarette. Dopo circa due decenni, per esigenze produttive, il cantiere si spostò a Sabaudia e sul lago vicino. I motoscafi comprendevano una ‘classe monomotori’ con i modelli Positano e Positano Super di 5,20 metri, il suddetto Bermuda di 6,39 metri e il Bermuda Super di 6,62 metri. Della ‘classe bimotori’ facevano parte il Bermuda Twin e il Bermuda Twin Super di 7,52 metri, il Nettuno e il Nettuno Super di 8,70 metri, mentre la ‘classe motorcruiser bimotori’ era composta dal Caravelle di 8,70 metri e il Vulcano lungo 10,10 metri. Tra i modelli celebri anche i flybridge come l’Antigua 34 e 38, con la livrea aragosta, Martinica 42, Antigua 25 FB e 38 Fisherman.
1 commento su “Era un relitto, oggi naviga di nuovo. Così è rinato questo mitico Posillipo Bermuda del ’62”
Gérard
Avendo acquistato un POSILLIPO MARTINICA 42 TS, del 1979, sarei grato di poter avere ulteriori su questa imbarcazione della quale vado fiero in quanto la ritengo molto affascinante sia come linea che come abitabilità già dotata per l’epoca di grande confort !
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1 commento su “Era un relitto, oggi naviga di nuovo. Così è rinato questo mitico Posillipo Bermuda del ’62”
Avendo acquistato un POSILLIPO MARTINICA 42 TS, del 1979, sarei grato di poter avere ulteriori su questa imbarcazione della quale vado fiero in quanto la ritengo molto affascinante sia come linea che come abitabilità già dotata per l’epoca di grande confort !