Il teak. Come lavare e mantenere la coperta per farlo sempre sembrare nuovo

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teak coperta manutenzione deck

teak coperta manutenzione deck

La pulizia teak è una fase molto importanze della manutenzione della nostra barca.

Il teak è un materiale che vive e si adatta all’ambiente marino senza bisogno di particolari precauzioni e accorgimenti, grazie alla gran quantità di oli resinosi presenti nelle sue fibre.

Pulizia teak barca: a cosa stare attenti

I suoi principali nemici sono l’inquinamento atmosferico, i raggi UV emessi dal sole e i forti sbalzi di temperatura. Più quelle sostanze che vi si depositano regolarmente, come le creme solari, gli schizzi di combustibile o le scolature di ruggine. Anche l’umidità può in un certo senso danneggiarlo, in quanto è la causa principale delle macchie nere e dei segni di muffa.

A essa si possono collegare anche i primi sintomi di indebolimento delle colle e dei comenti, la gomma tra le doghe. Maggiori problemi di questo tipo le avranno ovviamente le barche ormeggiate nei fiumi o nelle zone lagunari: l’acqua salata è un antibatterico e non favorisce lo svilupparsi di muffe.

Pulire teak: come fare

La pulizia del teak marino è utilissima. Per evitare brutte sorprese conviene effettuare lavaggi con acqua salata (non del porto), una o due volte al mese. Le macchie causate da oli e grassi vanno invece pulite semplicemente con un smacchiatore per tessuti (tipo Viava) o del talco, insieme a una spugna o a un panno leggermente ruvido, per intenderci tipo quelli in microfibra usati in cucina.

Contro l’azione dei raggi solari, che possono far perdere il colore originale del legno, portandolo da rosa a grigio. Processo per altro naturale. Un trattamento al teak della barca che rallenta, seppur di poco la mutazione cromatica, è sempre il continuo lavaggio con acqua di mare. Magari utilizzando degli oli protettivi indicati per il teak che mantengono inalterato il colore originale del legno. Unica controindicazione per questi prodotti è che, una volta utilizzati, bisogna continuare a trattare la coperta allo stesso modo per tutta la sua esistenza, in modo da mantenere costante e uniforme l’aspetto estetico e organico del teak.

Manutenzione teak in barca: cosa non fare

Per il teak marino bandite le idropulitrici e i saponi troppo aggressivi. Il miglior lavaggio lo si ottiene non con acqua dolce, ma con quella salata. Il sale trattiene l’umidità e ciò impedisce l’eccessivo disseccamento delle fibre del legno che mantengono così la resina oleosa che lo rende così longevo. Particolare riguardo va prestato agli strumenti che ci aiutano nella pulizia. Lo spazzolone, per intenderci, pur dando una grosso aiuto, diventa estremamente lesivo se usato in modo sbagliato.

Ogni volta che lo utilizziamo andiamo a intaccare le parti morbide del legno scavando tra le venature e creando degli scalini; attenzione quindi nel suo impiego, rigorosamente a 45° in un senso e nell’altro rispetto alle venature e senza imprimere troppa forza. Per il trattamento teak barca si consiglia di utilizzare solo spazzole a setole fitte, ma non troppo rigide, adatte al legno. Ogni 4 o 5 anni si può dare una passata leggera di orbitale con grana piuttosto fine, che serve a levigare la superficie e a pareggiare quei dislivelli che si creano tra la gomma dei comenti e le doghe di teak. Come pulire il teak marino e conservarlo? Ecco quattro prodotti

Quattro prodotti per pulire il teak della barca

STAR BRITE

Azienda che ha tanti prodotti per la pulizia e la manutenzione del teak, offre oli protettivi, rigeneranti e sbiancanti, venduti anche in kit. Disponibili inoltre spazzole a setole speciali apposta per il teak.

TEAK WONDER

Vende un kit chiamato Combo Pack comprendente un detersivo e uno sbiancante. Da usare in sequenza per rinnovare il ponte. Ideale sia per grandi superfici sia per porte e paglioli.

BLUE MARINE

Sei prodotti disponibili, dagli storici Vivo Teak 1 e 2, per la pulitura e lucidatura della coperta, fino agli olii per la protezione o agli spray per la pulizia specifica. Un’intera gamma a per il mantenimento del teak. Sono ideali per proteggere il legno dai raggi UV e riportarlo al colore originale.

CECCHI

L’azienda toscana fornisce una gamma completa per la cura e la manutenzione del teak, dal mantenimento all’oliatura, per finire ai prodotti per le riparazioni, passando anche da prodotti che impediscono al teak di bagnarsi.

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9 Comments

  1. Stefano ha detto:

    Leggo con molta attenzione il vostro articolo sul mantenimento e pulizia del teak, trovo molto interessante che nell’articolo diate indicazioni possibilmente di utilizzare acqua di mare per la pulizia e in caso la per scelta volessero usare detergenti di non usare saponi o prodotti troppo aggressivi e di evitare o fare molta attenzione all’utilizzo di spazzoloni o spugne abrasive. Dei prodotti che in seguente consigliate, quale di questi si può utilizzare senza sfregare il teak con spazzoloni duri o spugne abrasive? Quale di questi non è aggressivo o rispetti le normative per l’inquinamento marino e la salute di chi lo utilizza? Una informazione più completa sarebbe gradita. Grazie

  2. Valter Roberto Gambi ha detto:

    Possiedo da 30 anni un Grand soleil 42 ponte in teak , ormai il teak è finito ma è ancora bello e ha resistito molto . Posso consigliare di non levigarlo MAI perchè : 1° un pò di rugosità funge da efficacissimo antisdrucciolo , 2° levigando si consuma il cosiddetto “strato libroso” (così viene chiamato in botanica) che è duro e protegge dal calpestio lo strato “fibroso” che è morbido . levigare non dà alcun vantaggio , nè estetico nè funzionale ; inoltre in breve tempo lo strato morbido (fibroso) si riconsumerà e tutto tornerà come prima ma a uno spessore più basso . Il mio consiglio è non levigare . Un saluto a tutti gli amici da Walter

  3. Rolando ha detto:

    Il teak del pozzetto della mia barca a vela Oceanis 393 l’ho sempre semplicemente trattato con polvere di Napisan, acqua e spazzola semimorbida sintetica seguendo le venature. Mentre fai la prima passata l’acqua diventa nerissima, poi sciacqui e ripassi una seconda volta. Alla fine il teak ritorna da grigio a rosa e rimane così per tutta la stagione estiva. Provare per credere, io lo faccio già da otto anni.

    • Michele ha detto:

      Salve leggo con stupore la Sua affermazione… e cmq ho deciso di provare il Suo metodo 🙂 però le volevo chiedere come diluire il napisan (quanto napisan in polvere e quanta acqua)
      Grazie

  4. Stefano ha detto:

    in risposta al Sig. Rolando, Ognuno è libero di usare il prodotto che ritiene più opportuno, mi porrei solo un quesito: perché non domandare ai pesci se sono contenti di filtrare l’acqua con ossigenati? Non basta essere proprietari di una barca a vela e pensare di essere ecologisti o rispettosi dell’ambiente, ho conosciuto persone che puliscono il teak con ipoclorito di sodio (varechina) o con il detersivo per lavastoviglie e dopo lamentarsi per il mare inquinato. Un buon Anno a tutti Stefano

    • Rolando Masci ha detto:

      In risposta al gentile sig. Stefano, per pulire il teak, personalmente, non ho mai usato varechina, tantomeno detersivo per piatti, tanto è vero che in barca io e mia moglie per la doccia usiamo solamente il Sea Champoo della Yacticon che costa un botto e che cerchiamo di imporlo anche ai nostri ospiti. Per i piatti usiamo un ottimo prodotto specifico inglese, sempre per utilizzo marino, di cui ora non ricordo la marca. Io come detto ho da sempre usato Napisan consigliatomi a suo tempo da un amico medico che ne enunciò la sicurezza visto che si usa da una vita anche per utilizzi neonatali. Avendo per fortuna teak solo nel pozzetto e sulle sedute laterali, questo prodotto lo uso solo una volta ad inizio stagione per togliere l’accumulo di sporcizia e muffe invernali mentre spesso, per tutta l’estate dò spesso una veloce lavata al teak esclusivamente con acqua di mare, così come fanno dal 1931 sull’Amerigo Vespucci. Fatto questo cappello, nella innocente tranquillità che avevo nell’usare questo prodotto, la sua nota mi ha comunque insospettito ed ho approfondito accuratamente beh, devo dire che ha perfettamente ragione perchè quello che ho letto nella nutrita scheda tecnica reperita attraverso un amico chimico (che non si trova in giro) abbraccia un ventaglio di agenti chimici che non sono proprio al pari di una bomba batteriologica ma volendo bene al nostro amato mare, sarebbe meglio evitare di usare. Cordiali saluti Rolando

  5. Stefano ha detto:

    Esistono prodotti specifici per la pulizia del teak, prodotti da Aziende che fanno ricerche, studi sui materiali e sugli effetti che questi prodotti hanno verso la natura l’ambiente e i loro utilizzatori . Queste Aziende dichiarano in etichetta e nelle schede tecniche e tossicologiche, sia gli effetti che le composizioni dei loro prodotti. Deve essere ben chiaro che non esiste al mondo un prodotto 100% biodegradabile, ogni prodotto porta degli effetti più o meno dannosi all’ambiente e al sistema marino. Es: sversiamo in mare una tonnellata di succo di pomodoro o di un altro prodotto vegetale questo provoca una destabilizzazione del sistema, eppure è un prodotto naturale. Ciò non toglie che vi siano in commercio prodotti di basi vegetali che sono molto efficaci nel pulire il teak e hanno un minimo impatto sull’ambiente. Consiglio : quando si acquista un prodotto per la pulizia del teak o uno shampoo per la pulizia dell’imbarcazione o delle sentine, leggere attentamente la scheda di utilizzo e chiedere al fornitore la scheda di sicurezza e tossicologica.

  6. Rolando ha detto:

    Rispondo all’amico velista Michele, e a quanti potranno far tesoro della mia esperienza. Semplicemente, bagnare preventivamente e abbondantemente a pompa con pistola a getto ventaglio, il teak. A teak ben bagnato cominciare con una piccola zona di c.ca 50x 50 cm spolverandola con Napisan in polvere. Ribagnare leggermente in modo che la polvere si inumidisca e quasi si sciolga sulla superficie del teak. Cominciare a spazzolare seguendo longitudinalmente le venature evitando spazzolate di traverso. Nel caso la parte tendesse a seccarsi, ripassare una sventagliata leggera di acqua con la pistola. Vedrete che alla prima sciacquata l’acqua non scorrerà via nera….. ma di più, sbiancando il legno già dalla prima passata. Con due passate del genere, quando il teack sarà asciutto assumerà la naturale colorazione che virerà verso il rosa. Anche se dopo 10 anni ora la superficie del legno avrebbe bisogno di una carteggiata di “apparamento”, che non ho mai fatto, garantisco che con questo semplice trattamento senza olii, grassi, o altri prodotti prettamente chimici, il mio teack fa la sua porca figura che sembra quasi nuovo. Finito!

  7. Rolando ha detto:

    Rispondo all’amico velista Michele, e a quanti potranno far tesoro della mia esperienza nel caso si voglia utilizzare questo semplice sistema non particolarmente aggressivo. Semplicemente, bagnare preventivamente e abbondantemente a pompa con pistola a getto ventaglio, il teak. A teak ben bagnato cominciare con una piccola zona di c.ca 50x 50 cm spolverandola con Napisan in polvere. Ribagnare leggermente in modo che la polvere si inumidisca e quasi si sciolga sulla superficie del teak. Cominciare a spazzolare seguendo longitudinalmente le venature evitando spazzolate di traverso. Nel caso la parte tendesse a seccarsi, ripassare una sventagliata leggera di acqua con la pistola. Vedrete che alla prima sciacquata l’acqua non scorrerà via nera….. ma di più, sbiancando il legno già dalla prima passata. Con due passate del genere, quando il teack sarà asciutto assumerà la naturale colorazione che virerà verso il rosa. Anche se dopo 10 anni ora la superficie del legno avrebbe bisogno di una carteggiata di “apparamento”, che non ho mai fatto, garantisco che con questo semplice trattamento senza olii, grassi, o altri prodotti prettamente chimici, il mio teack fa la sua porca figura che sembra quasi nuovo. Concludo dicendo che per sciacquate giornaliere, niente di meglio che una secchiata di buona e pulita acqua di mare. Finito!

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