Il teak. Come lavare e mantenere la coperta per farlo sempre sembrare nuovo

Cranchi Settantotto, è nata una nuova ammiraglia made in Italy
29 Dicembre 2019
Osmosi, cos’è e cosa rischia la tua barca
29 Dicembre 2019
teak coperta manutenzione deck

 

teak coperta manutenzione deck

Il teak è un materiale che vive e si adatta all’ambiente marino senza bisogno di particolari precauzioni e accorgimenti, grazie alla gran quantità di oli resinosi presenti nelle sue fibre. I suoi principali nemici sono l’inquinamento atmosferico, i raggi UV emessi dal sole e i forti sbalzi di temperatura. Più quelle sostanze che vi si depositano regolarmente, come le creme solari, gli schizzi di combustibile o le scolature di ruggine. Anche l’umidità può in un certo senso danneggiarlo, in quanto è la causa principale delle macchie nere e dei segni di muffa.

A essa si possono collegare anche i primi sintomi di indebolimento delle colle e dei comenti, la gomma tra le doghe. Maggiori problemi di questo tipo le avranno ovviamente le barche ormeggiate nei fiumi o nelle zone lagunari: l’acqua salata è un antibatterico e non favorisce lo svilupparsi di muffe.

I rimedi a costo zero, o quasi, per il teak

Per evitare brutte sorprese conviene effettuare lavaggi con acqua salata (non del porto), una o due volte al mese. Le macchie causate da oli e grassi vanno invece pulite semplicemente con un smacchiatore per tessuti (tipo Viava) o del talco, insieme a una spugna o a un panno leggermente ruvido, per intenderci tipo quelli in microfibra usati in cucina.

Il sole cuoce anche il legno

Contro l’azione dei raggi solari, che possono far perdere il colore originale del legno, portandolo da rosa a grigio. Processo per altro naturale. Una soluzione che rallenta, seppur di poco la mutazione cromatica, è sempre il continuo lavaggio con acqua di mare. Magari utilizzando degli oli protettivi indicati per il teak che mantengono inalterato il colore originale del legno. Unica controindicazione per questi prodotti è che, una volta utilizzati, bisogna continuare a trattare la coperta allo stesso modo per tutta la sua esistenza, in modo da mantenere costante e uniforme l’aspetto estetico e organico del teak.

Come tenere la coperta in teak pulita

Bandite le idropulitrici e i saponi troppo aggressivi. Il miglior lavaggio lo si ottiene non con acqua dolce, ma con quella salata. Il sale trattiene l’umidità e ciò impedisce l’eccessivo disseccamento delle fibre del legno che mantengono così la resina oleosa che lo rende così longevo. Particolare riguardo va prestato agli strumenti che ci aiutano nella pulizia. Lo spazzolone, per intenderci, pur dando una grosso aiuto, diventa estremamente lesivo se usato in modo sbagliato. Ogni volta che lo utilizziamo andiamo a intaccare le parti morbide del legno scavando tra le venature e creando degli scalini; attenzione quindi nel suo impiego, rigorosamente a 45° in un senso e nell’altro rispetto alle venature e senza imprimere troppa forza. Si consiglia quindi di utilizzare solo spazzole a setole fitte, ma non troppo rigide, adatte al legno. Ogni 4 o 5 anni si può dare una passata leggera di orbitale con grana piuttosto fine, che serve a levigare la superficie e a pareggiare quei dislivelli che si creano tra la gomma dei comenti e le doghe di teak.

 

Quattro prodotti per curare il teak

STAR BRITE

Azienda che ha tanti prodotti per la pulizia e la manutenzione del teak, offre oli protettivi, rigeneranti e sbiancanti, venduti anche in kit. Disponibili inoltre spazzole a setole speciali apposta per il teak.

TEAK WONDER

Vende un kit chiamato Combo Pack comprendente un detersivo e uno sbiancante. Da usare in sequenza per rinnovare il ponte. Ideale sia per grandi superfici sia per porte e paglioli.

BLUE MARINE

Sei prodotti disponibili, dagli storici Vivo Teak 1 e 2, per la pulitura e lucidatura della coperta, fino agli olii per la protezione o agli spray per la pulizia specifica. Un’intera gamma a per il mantenimento del teak. Sono ideali per proteggere il legno dai raggi UV e riportarlo al colore originale.

CECCHI

L’azienda toscana fornisce una gamma completa per la cura e la manutenzione del teak, dal mantenimento all’oliatura, per finire ai prodotti per le riparazioni, passando anche da prodotti che impediscono al teak di bagnarsi.

 

NAVIGA INFORMATO!

Per rimanere aggiornato su tutte le news sulla nautica, selezionate dalla nostra redazione, iscriviti alla newsletter di Barche a motore! Basta cliccare il link qui sotto, accettare la Privacy Policy e cliccare sul bottone “Iscrivimi”. Riceverai così sulla tua mail, due volte alla settimana, le migliori notizie di barche a motore! È gratis e ti puoi disiscrivere in qualsiasi momento, senza impegno! CLICCA QUI

5 Comments

  1. Stefano ha detto:

    Leggo con molta attenzione il vostro articolo sul mantenimento e pulizia del teak, trovo molto interessante che nell’articolo diate indicazioni possibilmente di utilizzare acqua di mare per la pulizia e in caso la per scelta volessero usare detergenti di non usare saponi o prodotti troppo aggressivi e di evitare o fare molta attenzione all’utilizzo di spazzoloni o spugne abrasive. Dei prodotti che in seguente consigliate, quale di questi si può utilizzare senza sfregare il teak con spazzoloni duri o spugne abrasive? Quale di questi non è aggressivo o rispetti le normative per l’inquinamento marino e la salute di chi lo utilizza? Una informazione più completa sarebbe gradita. Grazie

  2. Valter Roberto Gambi ha detto:

    Possiedo da 30 anni un Grand soleil 42 ponte in teak , ormai il teak è finito ma è ancora bello e ha resistito molto . Posso consigliare di non levigarlo MAI perchè : 1° un pò di rugosità funge da efficacissimo antisdrucciolo , 2° levigando si consuma il cosiddetto “strato libroso” (così viene chiamato in botanica) che è duro e protegge dal calpestio lo strato “fibroso” che è morbido . levigare non dà alcun vantaggio , nè estetico nè funzionale ; inoltre in breve tempo lo strato morbido (fibroso) si riconsumerà e tutto tornerà come prima ma a uno spessore più basso . Il mio consiglio è non levigare . Un saluto a tutti gli amici da Walter

  3. Rolando ha detto:

    Il teak del pozzetto della mia barca a vela Oceanis 393 l’ho sempre semplicemente trattato con polvere di Napisan, acqua e spazzola semimorbida sintetica seguendo le venature. Mentre fai la prima passata l’acqua diventa nerissima, poi sciacqui e ripassi una seconda volta. Alla fine il teak ritorna da grigio a rosa e rimane così per tutta la stagione estiva. Provare per credere, io lo faccio già da otto anni.

  4. Stefano ha detto:

    in risposta al Sig. Rolando, Ognuno è libero di usare il prodotto che ritiene più opportuno, mi porrei solo un quesito: perché non domandare ai pesci se sono contenti di filtrare l’acqua con ossigenati? Non basta essere proprietari di una barca a vela e pensare di essere ecologisti o rispettosi dell’ambiente, ho conosciuto persone che puliscono il teak con ipoclorito di sodio (varechina) o con il detersivo per lavastoviglie e dopo lamentarsi per il mare inquinato. Un buon Anno a tutti Stefano

    • Rolando Masci ha detto:

      In risposta al gentile sig. Stefano, per pulire il teak, personalmente, non ho mai usato varechina, tantomeno detersivo per piatti, tanto è vero che in barca io e mia moglie per la doccia usiamo solamente il Sea Champoo della Yacticon che costa un botto e che cerchiamo di imporlo anche ai nostri ospiti. Per i piatti usiamo un ottimo prodotto specifico inglese, sempre per utilizzo marino, di cui ora non ricordo la marca. Io come detto ho da sempre usato Napisan consigliatomi a suo tempo da un amico medico che ne enunciò la sicurezza visto che si usa da una vita anche per utilizzi neonatali. Avendo per fortuna teak solo nel pozzetto e sulle sedute laterali, questo prodotto lo uso solo una volta ad inizio stagione per togliere l’accumulo di sporcizia e muffe invernali mentre spesso, per tutta l’estate dò spesso una veloce lavata al teak esclusivamente con acqua di mare, così come fanno dal 1931 sull’Amerigo Vespucci. Fatto questo cappello, nella innocente tranquillità che avevo nell’usare questo prodotto, la sua nota mi ha comunque insospettito ed ho approfondito accuratamente beh, devo dire che ha perfettamente ragione perchè quello che ho letto nella nutrita scheda tecnica reperita attraverso un amico chimico (che non si trova in giro) abbraccia un ventaglio di agenti chimici che non sono proprio al pari di una bomba batteriologica ma volendo bene al nostro amato mare, sarebbe meglio evitare di usare. Cordiali saluti Rolando

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *