“La mia Pavia-Venezia tra le barche “normali” a 55 nodi di media”. Il racconto di Carlo Vaccani

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Il Raid Pavia-Venezia è la corsa in acque interne più lunga e antica al mondo. L’edizione 2026 (29-31 maggio) è già passata alla storia: una sfida contro un Grande Fiume (il Po) insidioso e in forte secca, che ha richiesto ai piloti non solo velocità, ma anche coraggio, tenacia e una straordinaria capacità di “leggere” l’acqua. Tra le imprese memorabili di quest’anno, spicca il volo sul filo dell’acqua del debuttante slovacco Tomas ÄŒermák, che a bordo del suo F2 alimentato a biocarburante ha registrato l’incredibile media di 181,41 km/h con cui ha dominato la classifica overall. Abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza a uno dei protagonisti di questa memorabile cavalcata da Pavia fino all’Arsenale di Venezia: ecco come è andata la gara di Carlo Vaccani.

 

Pavia-Venezia, la religione della velocità. “Contro un banco di sabbia a 75 nodi, ci siamo quasi ribaltati. Ma abbiamo vinto la gara”

Carlo Vaccani e il suo Raid Pavia – Venezia

Carlo Vaccani nasce sull’acqua, sul Lago di Como, storica culla della motonautica italiana. Le corse sull’acqua le ha nel DNA, perché suo papà era a sua volta un pilota e ha trasmesso questa passione al giovane Carlo. “La motonautica è come una droga”, ci ha detto Vaccani, “pensa che al primo appuntamento con mia moglie la destinazione non è stata un ristorante romantico, ma una gara di F1 di motonautica”. Nel 2026, Carlo decide di prendere parte per la prima volta alla storica Pavia – Venezia e lo fa a bordo di un gommone Focchi motorizzato Honda.

“Io e il mio co-equipier Gabriele Guffanti abbiamo iniziato a preparare la barca molti mesi prima della gara”.

“Le modifiche più sostanziali hanno riguardato il motore, un Honda a iniezione con 225 CV, al quale è stata sostituita l’elica con una più performante in acciaio ed è stata modificata la centralina”, ci ha detto Carlo.

“Abbiamo gareggiato nella categoria 6:1 che, sostanzialmente, vede gareggiare barche da diporto con le quali praticamente si può andare a fare il bagno. 6:1 sta per il rapporto fra il peso della barca e la potenza del motore; l’80 % delle barche che partecipano al raid sono da diporto, suddivise nelle categorie dalla 3:1 alla 8:1”.

Carlo ci ha raccontato di come questa edizione sia stata caratterizzata dalla scarsità di acqua del fiume e delle difficoltà che hanno messo in crisi parecchi equipaggi: “Quando a Cremona il Po incontra il Mincio bisogna stare molto attenti, perché con così poca acqua i passaggi sono davvero millimetrici e si devono seguire i cartelli di rimando: il rischio è finire spiaggiati e farsi male. Insabbiarsi a oltre 60 nodi di velocità non è mai piacevole”.

In effetti, molte sono state le barche che si sono arenate, come si vede dalle foto scattate direttamente dalla barca di Vaccani e fa impressione vedere i piloti in piedi fuori dalla barca con l’acqua alle caviglie. “Io ho deciso di rimanere alle manette per dedicarmi anima e corpo alla lettura dei cartelli, fondamentali per arrivare sani e salvi a Venezia coi fondali così bassi. Ho studiato praticamente a memoria il portolano del Po, per conoscere ogni segreto del Grande Fiume”, ci ha detto.

Come si affronta una gara come questa

“La Pavia – Venezia è lunga 400 km e, come in tutte le gare di durata, bisogna sempre pensare ad arrivare fino in fondo: per questo, come diceva mio papà, bisogna tirare la manetta indietro dell’1% e mai andare al 100 %. Questa edizione ha visto il tracciato accorciato di 80 km, perché la prima parte sul Ticino era impraticabile. La partenza è unica per tutti e poi ognuno sceglie la sua strategia; noi abbiamo optato per partire subito velocissimi per avere acqua pulita, ma molti tirano indietro la manetta per vedere se qualcuno si insabbia prima di loro. Siamo partiti col pieno e ci siamo fermati al primo stop a Torricella dopo 90 km per rifare il pieno e arrivare fino al traguardo senza più fermarci”.

Questa è stata una strategia vincente, perché l’equipaggio Guffanti – Vaccani ha vinto la sua categoria a 102 km/h di media ed è arrivato 24mo assoluto.

“Vincere la propria categoria è un’emozione assoluta, anche perché i primi 5 assoluti e i primi 3 di categoria arrivano in parata all’Arsenale di Venezia scortati dalle vedette della Polizia. Per rendere possibile tutto questo, mi sento di ringraziare l’anima della gara, Angelo Poma, che da anni riesce a coordinare e mettere d’accordo magistralmente 3 regioni (Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) e 34 parchi naturali per fare svolgere nel migliore dei modi il Raid”.

Federico Lanfranchi

 

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