Specie aliene: è arrivata la Ricciola “Giapponese”, prime catture in Puglia

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La ricciola “giapponese”

Il Mar Mediterraneo si conferma, ancora una volta, un ecosistema in rapidissima e profonda mutazione. Nelle acque dello Ionio, al largo di Nardò (Lecce) e a breve distanza dall’Area Marina Protetta di Porto Cesareo, si è registrato un evento storico per la biologia marina: per la prima volta nel Mare Nostrum sono stati catturati due esemplari di ricciola giapponese (Seriola quinqueradiata), una specie nativa del Pacifico nord-occidentale, a tutti gli effetti una nuova specie aliena.

Non sono note le modalità tramite le quali la ricciola “giapponese” sia arrivata in Mediterraneo, tuttavia appare plausibile, come già avvenuto in molti altri casi, che sia stata trasportata involontariamente nella stiva di una nave.

La scoperta, resa certa dalla prova del DNA su due esemplari e formalizzata in uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista scientifica Acta Adriatica da un team di ricercatori guidato dall’Università di Catania, apre nuovi interrogativi sulla diffusione delle specie aliene nei nostri mari. La presenza della specie verrà adesso monitorata per capire se ci sarà un processo di stabilizzazione o meno.

Come distinguere la Ricciola Giapponese

A un occhio non allenato le due specie possono sembrare identiche, ma la ricciola giapponese – famosissima nella cucina nipponica per la preparazione del sashimi (dove è nota come buri o hamachi) – possiede tratti unici. Presenta una caratteristica striscia longitudinale gialla ben definita che parte dal muso, attraversa l’occhio e arriva fino alla coda (tende a sbiadire dopo la cattura). La struttura ossea mascellare superiore della ricciola giapponese è più affusolata e meno rotonda rispetto a quella delle specie mediterranee. Per il resto i due pesci hanno abitudini e comportamenti simili.

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