Rio Espera: storia di un’icona del Lago d’Iseo

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Rio Espera Le Guepard
Rio Espera Le Guepard

Benvenuti  all’interno della rubrica Classic Boat, la “custode” storica e culturale della testata, un luogo dedicato all’approfondimento delle figure, delle barche e degli sviluppi progettuali che hanno segnato l’evoluzione della nautica a motore. In questo articolo recupereremo quanto affrontato nel precedente (qui) e, se in quello avevamo parlato di quattro “prime volte” eccezionali, oggi ci concentreremo su una soltanto, quella di Rio. Questa la storia del del Rio Espera, una perla tra le classic boat.

Classic Boat Cult: Rio Espera, una perla tra le Classic Boat

Sarnico è un luogo di culto per gli appassionati di nautica, un pantheon, la culla natale di cantieri quali Riva e Rio. E fu proprio qui che, sul finire degli anni ‘50, l’allora Avionautica Rio iniziò la sua conversione verso l’industria nautica (qui la storia intera), abbandonando definitivamente la precedente produzione di alianti. Nascono così le fondamenta del cantiere e, con queste, nasce un piccolo 6.6 metri (successivamente 6.9) destinato a passare alla storia: è il Rio Espera.
Piccolo, agile ed elegantissimo, verrà lanciato nel 1961 e incontrerà immediatamente il favore del pubblico, diventando un successo. È la nascita di un mito, il debutto di uno scafo compatto nelle dimensioni eppure grande, capace di evocare in quei suoi pochi metri tutto l’immaginario della motonautica di quegli anni. È il capostipite ideale, lo scafo perfetto per incidere il nome del cantiere nella storia…

Genesi e progetto

Parlando di primi anni Sessanta e di barche pienamente figlie di quel tempo, è inevitabile trovarsi davanti a volumi e forme profondamente eleganti, prime esponenti di uno stile diventato canonico e di un periodo storico unico e inimitabile, metro di misura di tutto quanto a seguire. Ed è precisamente qui che si posiziona il Rio Espera, pioniere tra i runabout del tempo, eppure così capace di interpretare al meglio il gusto della propria epoca, rivelandosi un progetto essenziale, capace di non appesantirsi con elementi e soluzioni superflue.
In questo senso, naturalmente, è il legno a farla da padrone, parola d’ordine dell’intero linguaggio estetico. È quindi questo il primo elemento a emergere, cuore pulsante di uno scafo profondamente classico e nel quale forme, coperta e dettagli concorrono a creare un insieme compatto e coerente. La prua è breve, definita da un dritto prodiero poco slanciato, ma è subito equilibrata dalla pulizia della coperta, che accompagna lo sguardo verso poppa senza interrompere la continuità delle linee.

Rio Espera
il piccolo e splendido Rio Espera, qui in versione TA – Notare la poppa, inversa, differentissima rispetto ai coetanei Riva

In quest’ottica, l’Espera veniva poi proposto in due differenti configurazioni. Una prima, più classica, presentava la poppa coperta, consentendo di installare il prendisole poppiero quando necessario. Una seconda invece, la versione “TA”, adottava una soluzione con solarium già incassato in coperta, posizionandolo appena sopra i vani motore. Due interpretazioni dello stesso progetto, diverse nell’organizzazione dell’area poppiera, ma accomunate dalla medesima ricerca di pulizia formale, ambedue capaci di integrarsi alla perfezione in quella continuità lineare che porta da prua a poppa senza minimamente intaccare l’eleganza complessiva del tutto.

Il pozzetto del Rio Espera

Un runabout essenziale

Al netto delle differenze introdotte dalle due configurazioni, il Rio Espera rimane però un progetto estremamente essenziale nella gestione dello spazio. Come si conviene a un runabout di inizio anni Sessanta, il pozzetto si sviluppa infatti dal centro barca e verso prua, è protetto da un basso parabrezza curvilineo, essenziale tanto sul fronte pratico come su quello estetico, rendendosi elemento chiave nel definire l’eleganza del profilo complessivo.

In quanto a disposizione, questa è semplice e immediata. Nella parte prodiera trovano posto la timoneria e una prima fila di sedute, tendenzialmente destinata al pilota e a due passeggeri. Subito a poppa, invece, è collocato un secondo divanetto, capace di ospitare ulteriori tre persone. Questo, a sua volta, è servito da un tavolino abbattibile. Non ci sono poi né sovrastrutture importanti né tentativi di moltiplicare artificialmente gli ambienti: tutto è concentrato nel pozzetto e tutto risponde alla logica di una barca pensata per essere vissuta all’aperto. Ed è proprio questa essenzialità a restituire oggi una parte importante del fascino dell’Espera.
La coperta non cerca infatti di assolvere troppe funzioni differenti, ma organizza con chiarezza quelle necessarie e guidare ad accogliere a bordo i propri ospiti, offrendo uno spazio nel quale, semplicemente, trascorrere il proprio tempo. Una formula semplice, ma sostenuta da proporzioni particolarmente riuscite e da un linguaggio estetico impagabile.

Rio Espera
il piccolo e magnifico Rio Espera

Scafo e prestazioni

Guardano ai volumi e allo scafo, gli slanci e il dinamismo che caratterizzano l’Espera non dipendono da un singolo elemento, ma dall’equilibrio complessivo dei suoi volumi. L’opera morta passa infatti dalla sezione convessa della zona poppiera a forme progressivamente più acute, fino a chiudersi nel dritto di prua. Una soluzione dal quale deriva un disegno continuo, capace di apparire elegante anche da fermo e di acquistare ulteriore leggerezza una volta in navigazione. Ma queste forme non rispondono soltanto a una ricerca estetica e anzi guardano specificatamente al loro ruolo, con le fiancate concepite per deflettere al meglio gli spruzzi e, contemporaneamente, a garantire la maneggevolezza dello scafo. Forma e funzione non procedono quindi su binari separati, ma concorrono alla costruzione di una medesima identità.

In quanto a motorizzazione, i primi esemplari di Espera, ancora caratterizzati da una lunghezza di 6,60 metri, venivano equipaggiati da un singolo V8 Chris-Craft da 185 cavalli. Una motorizzazione significativa per uno scafo di queste dimensioni, e necessariamente coerente con la natura del progetto. Sarà però con il successivo allungamento dello scafo a 6,90 metri, che l’offerta si amplierà, spalancando le porte al Chris-Craft da 230 cavalli e al più potente Chrysler da 330. La velocità massima: 37 nodi, decisamente rispettabili per un 7 metri di inizio anni sessanta.

Rio Espera TA690
Locandina del “nuovo” Rio Espera TA690

Complessivamente, l’Espera rappresenta così un importante momento di transizione, una fase di passaggio in cui la precedente esperienza industriale dell’Avionautica Rio incontra definitivamente la nautica, dedicandosi ora a questa soltanto. Una barca piccola nelle dimensioni, eppure fondamentale per ciò che avrebbe generato: un primo capitolo a dir poco eccezionale

Uno dei simboli della Dolce Vita italia- na: il motoscafo Rio Espera, capola- voro di 6,60 m in mogano motorizzato Chris Craft, prodotto negli anni ’60 dal cantiere di Sarnico. Ancora oggi è ricercatissimo dagli appassionati
di “classic boats”.

Classic Boat Cult: quattro incredibili “primogenite” che hanno fatto la storia

 

 

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