Rio Yachts, i mitici motoscafi italiani nati da un viaggio di nozze

IL REGALO PERFETTO!

Regala o regalati un abbonamento a Barche a Motore cartaceo + digitale e a soli 39 euro l’anno hai la rivista a casa e in più la leggi su PC, smartphone e tablet. Con un mare di vantaggi.

Uno dei simboli della Dolce Vita italiana: il motoscafo Rio Espera, capola- voro di 6,60 m in mogano motorizzato Chris Craft, prodotto negli anni ’60 dal cantiere di Sarnico. Ancora oggi è ricercatissimo dagli appassionati di “classic boats”.

Un tributo alle aziende e alle persone che hanno fatto grande Barche a Motore in questi 35 anni permettendogli di nascere, crescere, diventare grande sino a questo storico anniversario. In questi articoli le grandi eccellenze della nautica si raccontano e svelano i loro progetti, dando un importante contributo alla conoscenza di questo mondo, che permette a tutti noi di andare per mare, in ogni forma e contesto.

Rio Yachts: dalle rive del Lago d’Iseo al mondo

Sembra una storia da film, ma è la pura verità. Tutto è iniziato con un viaggio di nozze. Correva l’anno 1961 quando Luigi e Anna Scarani, sposini con la testa piena di sogni, partirono per la costa francese. Il loro viaggio si trasformò subito in un’immersione nel mondo degli yacht, tra i porticcioli affollati della Costa Azzurra e le coperte lustrofino dei motoscafi simbolo della Dolce Vita. Tornati sulle rive del Lago d’Iseo, decisero che questa nuova passione non sarebbe rimasta un ricordo da cartolina. Sarebbe diventata un’impresa.

Così nacque Avionautica Rio. Nome pertinente, perché all’inizio si occupavano anche di alianti. Ma presto, molto presto, gli Scarani capirono che il vero futuro era sull’acqua, non in cielo. Le prime barche? Sono delle opere d’arte: barche in mogano, motorizzate Rolls-Royce e Chris Craft con nomi esotici, ripresi da quelli dei grandi fiumi del Sud America.

Colorado, Paraná, Bonito, Espera, sembrava quasi che ogni barca raccontasse un’avventura. Ma non era solo stile. Era anche visione. Già negli anni ’60 Rio era sinonimo di qualità, design e fascino. Barche da sogno che sfilavano nei porti come dive sul tappeto rosso.

 

I fondatori di Rio Yachts Anna e Luigi Scarani qui ritratti nel loro viaggio di nozze del 1960 in Costa Azzurra. Proprio da qui nascerà la loro passione per le barche a motore.

Rio 310: la barca per tutti

Negli anni Settanta, mentre il mondo cambiava ritmo, Rio cambiò con lui. Abbandonato il legno, il cantiere fece una scelta coraggiosa: puntare sulla plastica ABS. Una rivoluzione. Con l’ABS nacque il concetto di “barca per tutti”: accessibile, sicura, inaffondabile. Nasceva la Rio 310, un’icona. Ne vendettero oltre 50.000. Era la Fiat 600 del mare. Un successo clamoroso. La nautica diventava accessibile, e Rio era in prima fila.

E come ogni rivoluzione che si rispetti, ne seguì un’altra. Negli stessi anni, mentre collaborava con Piaggio per sviluppare la propulsione a jet – sì, proprio i motori a idrogetto – Rio forniva motoscafi ai Carabinieri e sfornava modelli che avrebbero segnato un’epoca. Era un cantiere camaleontico, capace di essere industriale e artigianale, tecnico e visionario. Negli anni Ottanta e Novanta arrivò un’altra trovata geniale: l’hard top. Rio lo introdusse nel 1986, con vent’anni d’anticipo su tutti. Ma all’inizio nessuno lo capì. Ci vollero decenni prima che diventasse un must in banchina. Rio, come spesso accade ai pionieri, era già oltre. E nel frattempo continuava a sfornare barche amate dai diportisti: flybridge, fisherman, open cruiser. Sempre un passo avanti, sempre fedele allo spirito del marchio.

 

Il Le Mans 50, 15 metri, è il più grande coupé walkaround prodotto oggi da Rio Yachts. Coniuga comfort e protezione con buone prestazioni: uno dei simboli del “nuovo corso” del cantiere italiano.

Il cambio generazionale

Nel 2000 è il momento del passaggio di testimone. Entra in scena Piergiorgio Scarani, figlio di Luigi e Anna. Ma attenzione: niente rivoluzioni improvvise. Solo evoluzione naturale. Piergiorgio cambia nome all’azienda, che diventa ufficialmente Rio Yachts, ma mantiene intatto lo stile inconfondibile creato dai genitori. E rilancia. Con lui, il cantiere abbraccia una filosofia nuova, ambiziosa, riassunta in due parole: “Navigare alto”. Il target? Il lusso. Ma non quello esibito: quello che si riconosce nei dettagli, nei materiali, nella cura del progetto. Nascono modelli come il Colorado 54, l’Espera 34, il Parana 40. Barche eleganti, raffinate, pensate per chi vuole vivere il mare con stile. Non numeri, ma esemplari unici. Perchè ogni Rio viene costruita quasi come un abito sartoriale. Il cliente partecipa, sceglie, personalizza. Entra in famiglia, letteralmente. Per ché con gli Scarani, comprare una barca è anche un’esperienza relazionale. Un legame.

 

Rio Yachts (nella foto il Rio 14,20) introdusse innovazioni come l’hard top già a partire dagli anni ’80.

Un presente fatto di successi internazionali

Oggi Rio è più viva che mai. Produce barche tra i 34 e i 58 piedi. Ha una gamma ampia, ma coerente. C’è la linea Daytona, perfetta per chi ama le uscite giornaliere con amici, musica e bollicine. Si parte dall’imbarcazione più piccola, un natante walkaround di 11 metri: il Daytona 34. Nato inizialmente per il mercato americano, il Daytona 35 è un capolavoro di design bow rider, con un secondo pozzetto a prua, prendisole trasformabili e motori Mercury Verado da 300 CV.

Salendo di dimensioni, c’è il Daytona 45, un open di 13 metri che fonde agilità e comfort con ampie zone prendisole e prestazioni brillanti. E infine il Daytona 50, con i suoi tre fuoribordo da 400 cavalli e stabilizzatore Seakeeper, è un vero salotto galleggiante. Poi c’è la nuova serie Le Mans, per chi cerca comfort da crociera e maggiore protezione. L’importante differenza tra le due linee risiede nella cupola di cristallo che avvolge il pozzetto e che fornisce una protezione extra. Le Mans 45, è un open coupè di 13 metri dall’eleganza sobria e con il tetto in cristallo: un modello pensato per crociere in totale relax, con ampi volumi e protezioni per navigare in ogni condizione. Non mancano i modelli più sportivi, come lo Sport Coupé 58, un hard top dal look sportivo, con il pozzetto che si chiude e diventa una “casa sull’acqua”. O i nuovi Maxi Rib, come l’Inagua 36, con un loro look aggressivo e la console a forma di diamante. Tutto questo, però, non basta a raccontare Rio Yachts. Perchè la vera differenza non sta solo nelle barche. Sta nell’approccio. Nella capacità di combinare artigianalità e visione industriale, emozione e ingegneria, estetica e praticità. Ogni barca Rio ha un’anima. È costruita per essere vissuta, non solo guardata. È pensata per durare, per emozionare anche dopo mille miglia.

 

A sinistra, lo Sport Coupe 58 in navigazione. A destra, la sua plancia di comando.

Oltre l’orizzonte

E nel frattempo, Piergiorgio Scarani guarda avanti. Ha lanciato nuove linee, consolidato la presenza negli Stati Uniti – dove il marchio sta vendendo bene grazie a modelli pensati per il mercato locale – e prepara un futuro che sarà ancora più dinamico. Si parla di Flybridge, di barche più grandi, di linee alternative. E anche di maxi-rib per il diporto di derivazione militare, essenziali, solidi, per chi vuole andare ovunque. Zero fronzoli, solo sostanza. Dall’amore di due ragazzi in viaggio di nozze a una flotta che solca i mari di tutto il mondo, Rio Yachts è la prova che il lusso vero non si misura in cavalli o in piedi, ma in emozioni. Quelle che nascono quando, girando la chiave, senti il motore accendersi e il mondo restare a terra. Perchè in fondo, il mare è fatto per chi sa sognare. E i sogni, a volte, hanno il nome di una barca.

Il Rio 1300 Cruiser.

www.rioyachts.net

Condividi:

Facebook
Twitter
WhatsApp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla nostra Newsletter

Entra nel Club del Giornale della Vela

Le barche a motore, le sue storie, dal piccolo open ai motoryacht. Iscriviti ora alla nostra newsletter gratuita e ricevere ogni settimana le migliori news selezionate dalla redazione. Inserisci la tua mail qui sotto, accetta la Privacy Policy e clicca sul bottone “iscrivimi”.

Una volta cliccato sul tasto qui sotto controlla la tua casella mail

Privacy*


In evidenza

Può interessarti anche

Sui superyacht vogliono queste docce italiane. Ecco perché

Le barche, anche i più grandi ed esclusivi superyacht, sono prodotti assemblati, sono la somma di uno sconfinato numero di componenti. Il risultato finale deriva non solo dall’abilità di chi sa “metterli insieme”, ma soprattutto dal valore di ogni singolo