Duecento anni di salvataggi in mare. La storia dell’RNLI

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La scialuppa di Lytham St Annes Shannon Barbara Anne 13-24 in mare con tempo mosso.

200 anni dalla nascita della RNLI, Royal National Lifeboat Institution. Così in due secoli i volontari del mare hanno salvato oltre 146mila vite.

La RNLI è l’associazione no-profit del Regno Unito che salva le vite in mare. Si occupano di SAR ed educazione alla sicurezza o in casi di alluvione. Una sorta di guardia costiera, ma fatta interamente da volontari con il solo scopo di soccorrere chi rischia la pelle in acqua.

RNLI: i volontari che salvano le vite in mare

Naufragare nel mar d’Irlanda alla fine del 1800 non era un’ipotesi remota. Fortunatamente ci sono state persone con una forza di volontà superiore a quella dell’abitudine, che si sono mosse per cambiare lo status quo. Tra questi, Sir William Hillary, che viveva sull’Isola di Man ed era stato testimone di molti naufragi intorno a lui. L’isola è, infatti, al centro del mar d’Irlanda, tra la Gran Bretagna e appunto l’Irlanda. Da un suo appello nacque, in una taverna di Londra, il 4 marzo 1824, la RNLI, Royal National Lifeboat Institution.

Il nome in origine era “Royal National Institution for the Preservation of Life from Shipwreck”. Venne poi cambiato in Royal National Lifeboat Institution (RNLI) nel 1854. In quell’anno viene intuito un aspetto che poi diventerà la base della sicurezza in mare nei secoli. Il giubbotto salvagente! Oggi sono decisamente più comodi di quelli che gli equipaggi indossavano in quel periodo con imbottitura di sughero.

La lifeboat Severn class Ivan Ellen (17 metri) attraversa le acque agitate di Mountís Bay, verso la Manica.

I numeri e l’importanza di quest’ente parlano chiaro: dalla fondazione nel 1824, gli equipaggi volontari si sono lanciati in mare in operazioni di salvataggio 380.328 volte. Sono state in totale 144.277 le vite salvate, a cui se ne aggiungono 2.000, salvate dai bagnini, entrati a far parte del servizio di salvataggio della RNLI nel 2001. Due vite al giorno di media.

Tra guerre mondiali e sfide di ogni genere (comprese quelle finanziarie) la RNLI è sempre riuscita a progredire. Dalle scialuppe a remi si è passati a mezzi decisamente più moderni, così come sono cambiati anche i dispositivi personali di sicurezza a disposizione degli equipaggi. 


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Oggi l’RNLI gestisce 238 stazioni di salvataggio in tutto il Regno Unito e in Irlanda, tra cui quattro sul Tamigi, e dispone di bagnini stagionali su oltre 240 spiagge protette in tutto il Regno Unito. Progetta e costruisce le proprie scialuppe di salvataggio e gestisce programmi di sicurezza acquatica nazionali e internazionali.

Quando il giubbotto di salvataggio divenne obbligatorio

Era il 1861. Una tempesta si era abbattuta sul North Yorkshire, in Inghilterra, e a portare soccorso alle imbarcazioni era intervenuto l’equipaggio di Whitby. Tutto procedeva per il meglio e per ben cinque volte i volontari avevano riportato a terra i naufraghi. Al sesto lancio, però, un’onda rovesciò la scialuppa e tutti i membri dell’equipaggio. Morirono tutti, tranne Henry Freeman. Era l’unico che indossava un nuovo modello di giubbotto di salvataggio in sughero. Dopo questo evento, il giubbotto di salvataggio in sughero divenne un must dei soccorritori.

L’ammiraglia della flotta

Penlee Point, a sud di Newlyn, alla periferia di Mousehole, è un luogo tristemente famoso in Cornovaglia. Il 19 dicembre 1981 la lifeboat Solomon Browne della RNLI salpò per soccorrere la nave Union Star, in avaria al largo di queste coste. I suoi motori si erano guastati a causa del mare grosso. La Solomon Browne recuperò quattro persone, ma non riuscì a fare ritorno. Sia la nave che la lifeboat andarono perdute e morirono sedici persone.

L’attuale scialuppa della Penlee Lifeboat Station è una classe Severn, la più grande della flotta RNLI. Con una lunghezza di oltre 17 metri e un peso di oltre 40 tonnellate, l’imbarcazione è alimentata da due motori gemelli che erogano oltre 3.000 CV. Ciò significa che la scialuppa può raggiungere una velocità massima di 25 nodi, ma consuma circa 1.000 litri di carburante all’ora.


Se vuoi sostenere il lavoro quotidiano dei volontari di RNLI, ecco il link per supportare le operazioni, i mezzi e il personale.

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