Salpare con ormeggio di punta: ecco come fare

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Salpare con ormeggio di punta

Salpare con ormeggio di punta

Salpare con ormeggio di punta: cosa vuol dire? Si definisce ormeggio di punta l’avere lo yacht disposto perpendicolarmente alla banchina, con la prua o la poppa legati a terra e il lato opposto ad un corpo morto, ad una o due bricole o direttamente sull’ancora. È l’ormeggio più diffuso in ogni marina del mondo, perché consente un maggiore e più razionale sfruttamento degli spazi d’attracco. Le cime debbono essere sempre tesate in modo simmetrico, per potere mantenere un corretto allineamento, eventualmente cercando sempre di divaricare sufficientemente i cavi a terra, così da risentire meno di eventuali effetti di vento in fiancata o correnti di marea

Salpare con ormeggio di punta

Per prima cosa significa “salpare”? Salpare vuol dire “tirare su l’ancora dal fondo del mare. Si può fare a braccia nelle barche più piccole o con il salpa ancora elettrico sulle imbarcazioni che ne sono dotate. Detto questo oggi in italiano salpare vuol dire anche lasciare gli ormeggi per uscire dalla banchina, senza necessariamente tirare su “fisicamente” l’ancora.

Salpare con ormeggio di punta con poppa in banchina

Avere la poppa alla banchina è la condizione ottimale per una piacevole vita in porto (essendo più agevole scendere e risalire sulla barca) e soprattutto per una uscita “pulita”. Infatti per salpare è quasi sempre sufficiente assicurarsi che non vi siano cime galleggianti in acqua che possono essere catturate dall’elica. Poi (dopo avere scaldato doverosamente il motore ed avere osservato che altri yacht non siano in manovra) si recuperano a bordo tutti i cavi d’ormeggio, si ingrana la marcia avanti e si dà un leggero colpo di gas per iniziare a muovere la barca.

Come sempre ogni movimento deve essere effettuato a bassa velocità, ricordando che nei bruschi cambiamenti di rotta lo yacht ruota appunto attorno ad un ipotetico asse. Per una maggiore tranquillità (ad esempio quando potrebbero esservi cavi, grippie o altri oggetti semigalleggianti) si può far scivolare la barca fuori dallo spazio a forza di braccia.

In questo caso si deve sempre evitare di aggrapparsi alle draglie o sui candelieri del vicino. Nella quasi totalità dei casi, questo provoca l’allentamento della battagliola e persino il piegamento dei candelieri. Piuttosto utilizzare correttamente il mezzo marinaio puntato lungo la falchetta o, al limite, spingendo sulle sartie in caso di barche a vela vicine e sui pulpiti, assai più robusti delle draglie. Per quanto riguarda i cavi, se non c’è vento o risacca si possono recuperare a bordo all’atto della partenza. Altrimenti occorre predisporre sicuramente i doppini ed effettuare il loro recupero solo dopo che la barca è già in movimento.

Salpare con ormeggio di punta con prua in banchina

Se si deve uscire a marcia indietro, occorre tenere presente l’inevitabile maggiore difficoltà di governare lo yacht, dovuta alla bassa efficacia del timone (che viene a trovarsi in un’anomala posizione “prodiera”), unita all’effetto evolutivo dell’elica. In particolare quest’ultimo agisce fin da subito, quando lo scafo è ancora fermo e quindi l’effetto del timone quasi nullo. Occorre perciò contrastare fin dall’inizio la sua tendenza a fare ruotare la barca in modo indesiderato. Una volta che si sia acquistato un leggero abbrivo si potrà procedere come nel caso precedente.

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