Bentornata Scilla! Così è rinata questa pilotina Sangermani del 1966

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SANGERMANI SCILLA
SANGERMANI SCILLA

Il nostro giornale non ha mai nascosto la propria predilezione verso le barche classiche, le classic boatNon appena abbiamo saputo di Scilla (ex-Duchessa) non abbiamo potuto far altro che rallegrarci. Non siamo gli unici a tenerci, alla fine dei conti!

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Stiamo parlando di uno dei primissimi progetti a motore di Sangermani, una pilotina, costruita nel 1966. Quasi 60 anni per questa barca mitica di 10 metri che oggi ha ritrovato il suo antico (e mai discusso) splendore.

Scilla (Ex Duchessa) prima del refit

Scilla, così rinasce un Sangermani del 1966

Dietro c’è l’armatore Cesare D’Amico, imprenditore e CEO dell’omonima d’Amico Shipping Group, che ha voluto rimettere a nuovo questo pezzo di storia. Un colpo di fortuna per lo scafo che, dopo 15 anni passati su un invaso, si è ritrovato tra le mani dell’architetto Tommaso Spadolini che, con l’armatore D’Amico, in trent’anni ha lavorato alla realizzazione di quattro yacht da 19 a 48 metri e al refitting, lo scorso anno, di un Magnum 38 del 1978.

Scilla (Ex Duchessa) dopo il refit

Merito anche a Salvatore D’Amico, figlio di Cesare, colui che ha effettivamente scovato la barca. Il refit è stato fatto al cantiere Azzurra di Gaeta sotto la supervisione di Spadolini e Ferdinando D’Urgolo, titolare del cantiere laziale dove si sono svolti i lavori. L’obiettivo era quello di salvare quanto più possibile ciò che c’era a bordo e il fatto di avere a che fare con un Sangermani ha sicuramente giocato a favore.

Coperta di Scilla (Ex Duchessa) prima del refit

“L’alta qualità della costruzione originale Sangermani – ha spiegato Tommaso Spadolini – ci è apparsa subito evidente. Abbiamo riportato il tutto a fasciame e siamo dovuti intervenire solo in tre o quattro punti realizzando dei rinforzi e ripristinando il legno. Abbiamo, poi, optato per un trattamento wet-system esterno così da assicurare la massima impermeabilità e garantire una manutenzione più semplice in futuro”.

Scilla, Sangermani del 1966: i lavori

Guardando questa barca sicuramente vi avrà colpito il bottazzo in corda (originale dell’epoca). A cosa serve? Quando i parabordi di plastica, tanto comodi quanto esteticamente poco affascinanti, non esistevano, si era soliti usare vecchi pezzi di cima per farli. Stesso discorso per il bottazzo che serve, appunto, a proteggere la barca dagli urti in banchina.

Dettaglio del bottazzo
Dettaglio del bottazzo

In plancia di comando tutto è rimasto come allora a livello d’impostazione generale, eccezion fatta per la manetta del gas. Fedele al progetto iniziale anche la scelta di non avere schermi multifunzione, ma solo indicatori analogici.

 

Il filtravetro, ovvero l’oblò presente nella sezione anteriore della finestratura in plexiglass, è stato smontato, rimesso a nuovo e rimontato.

In pozzetto, abbiamo dovuto ricostruire, sempre mantenendoci fedeli al progetto, i cassoni, aggiungendo dei pratici cuscini a C”, continua Tommaso Spadolini. “Con l’aggiunta di un tavolo, diventa una comoda area per il pranzo. In origine, inoltre, sotto alla seduta poppiera, si trovava una ghiacciaia per il pescato: l’abbiamo sostituita con un grande frigorifero. Per rendere il tutto ancora più accogliente, nei portacanne laterali incassati in coperta possono essere innestati due tubolari che sorreggono il tendalino, fissato con una zip alla sovrastruttura, così da riparare l’intero pozzetto”.

Sangermani Scilla: anche un po’ di modernità

Non tutto è rimasto “identico”. Al comfort si è ceduto a poppa con l’immancabile (oggi) piattaforma di poppa che di sicuro agevola ingresso e uscita dall’acqua. A poppa sono cambiati anche i motori. All’origine c’erano dei DAF da 225 cavalli ciascuno e l’idea era di mantenerli, ma alla prova pratica una ri-motorizzazione ha permesso di guadagnare in usabilità. Con due nuovi motori aspirati di AS Labruna sulla linea d’asse originale oggi tocca i 24 nodi contro i 14-15 nodi di velocità dei vecchi.

L’impianto elettrico, invece, è stato interamente rifatto dotando la barca delle prese 220V che ci sono, ma nascoste!

Interni dopo il refit

Sottocoperta, però, la vera chicca: tutto il mogano è originale, sia delle strutture sia del pagliolato. Nel refit / restauro è stato tutto recuperato, verniciato e lucidato. Sono originali anche i piani di formica del banco della cucina e gli interruttori in bronzo.

 

 

 

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7 commenti su “Bentornata Scilla! Così è rinata questa pilotina Sangermani del 1966”

  1. LUCA MACORATTI

    Splendida Barca, splendido restauro! Per fortuna ci sono ancora persone che sanno apprezzare la bellezza, la praticità e la marinità del “classico”, che non solo non ha nulla da invidiare alle barche di oggi, ma ha tanto da insegnare a progettisti, costruttori ed utilizzatori del ns. tempo. A cominciare dal “bottazzo” che oggi, quando c’è, salvo poche eccezioni è di dimensioni tali da essere praticamente inutile…..
    Mi sia consentito però di fare alcuni appunti, che peraltro nulla tolgono alla bontà dell’opera di restauro: passi per le viti con la testa a croce nelle cerniere della porta (all’epoca si usavano con la testa a taglio), ma il rubinetto del lavello poteva essere sostituito con uno moderno che richiamasse lo stile dell’epoca! Quello che è stato messo non è proprio adatto!
    Ho inoltre qualche dubbio che la strumentazione della plancia di comando sia proprio quella originale del 1966: in particolare le spie mi paiono più recenti. All’epoca avevano il corpo in ottone cromato.
    Comunque ancora complimenti al Cantiere per lo splendido lavoro ed all’Armatore per il buon gusto e per la determinazione.

    1. Buondì Luca,

      appunti consentiti e apprezzati! Sulla strumentazione, in particolare, è puntuale. Abbiamo messo entrambe le immagini (prima e dopo) e corretto il tiro.

      Grazie e buona giornata,

      La redazione

  2. Essendomi occupato di Scilla (primo nome originale) per tanti anni, concordo con il commento precedente. La strumentazione è cambiata accompagnando i nuovi motori. La rimotorizzazione era una scelta pressoché obbligata per chiunque. Avrei pubblicato qui la foto della vecchia plancia, purtroppo non è tecnicamente possibile nei commenti.

    1. Buongiorno Edoardo,

      grazie molte per la segnalazione. Abbiamo recuperato un’immagine del “prima” e quella attuale e le abbiamo messe a confronto. Effettivamente l’impostazione di massima è simile, ma le differenze effettivamente ci sono e non riguardano solo le manette.

      Grazie ancora e buona giornata,

      La redazione

  3. LUCA MACORATTI

    E’ un piacere condividere opinioni e commenti su simili “bellezze”. Anzi, Vi ringrazio per lo spazio che state dando nelle Vs. rubriche alle barche classiche ed ai loro restauri.
    Buon lavoro e buona giornata

  4. GIANLORENZO CABRINI

    Tutto bellissimo, anche se condivido l’appunto relativo al rubinetto del lavello. Non approvo assolutamente, invece, la scelta dei monoleva Morse per accceletarori ed invertitori. Come vedere una comparsa di un film ambientato al tempo dei Romani che porta l’orologio al polso. I comandi devono rigorosamente essere biella (ne faceva di bellissimi la Ultraflex), anche se occupano più spazio di un Morse monoleva. E il trattamento del legno, che, se non ho capto male, è in resina, non rischia di diminuire la resistenza dello stesso alla umidità? Per il resto complimenti, una barca così merita un simile restauro

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