Specie aliene in Mediterraneo: facciamo chiarezza, ecco quelle più invasive

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Il Mar Mediterraneo sta cambiando volto, o meglio, stanno gradualmente arrivando dei nuovi abitanti. Negli ultimi decenni, quello che un tempo era un ecosistema relativamente stabile si è trasformato a causa del riscaldamento delle acque, all’ingresso di nuove specie aliene e allo spostamento di altre già presenti in nuove aree.  Ma cosa sta succedendo esattamente al Mare Nostrum? Cerchiamo di analizzare i fenomeni climatici in atto e imparare a riconoscere alcuni dei nuovi protagonisti dei nostri mari.

Specie aliene in Mediterraneo

Partiamo da due termini spesso usati erroneamente come sinonimi, due termini che descrivono processi biologici differenti, seppur entrambi alimentati dal riscaldamento globale: tropicalizzazione e meridionalizzazione.

Cosa sono tropicalizzazione e meridionalizzazione

La tropicalizzazione è l’ingresso di specie provenienti da aree tropicali o subtropicali esterne al Mediterraneo. La maggior parte di questi “alieni” arriva dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez (specie lessepsiane). Poiché le acque mediterranee sono sempre più calde, questi pesci trovano un ambiente ospitale dove riprodursi e colonizzare zone un tempo troppo fredde.

La meridionalizzazione invece si riferisce allo spostamento verso nord di specie già presenti nel Mediterraneo, ma storicamente confinate nelle zone più calde (come le coste del Nord Africa o della Sicilia). A causa dell’aumento delle temperature, specie come il Pesce Balestra o il Carango Mediterraneo stanno risalendo verso il Mar Ligure e l’Alto Adriatico.

Quindi per esempio se, come a volte accade, sentite parlare di pesci serra o barracuda come specie aliene nel nord Italia, si tratta di un’affermazione grossolanamente errata, in quanto è un caso di meridionalizzazione di acque che un tempo erano più fredde e non accoglievano alcune specie che si trovavano più a sud. 

Come riconoscere i principali pesci alieni

La tropicalizzazione però è ormai una realtà. Se vai a pesca o fai snorkeling, potresti imbatterti in specie mai viste prima. Alcune sono innocue, altre decisamente pericolose.

Il Pesce Palla Maculato (Lagocephalus sceleratus)

Pesce palla

Arrivato dal Canale di Suez, è uno dei più pericolosi.

Come riconoscerlo: Ha una forma a “clava”, pelle liscia senza squame, dorso grigio-azzurro con macchie scure e una fascia argentea sui fianchi.

Attenzione:  altamente tossico se ingerito (contiene tetradotossina). Non va assolutamente mangiato.

Il Pesce Scorpione (Pterois miles)

Pesce scorpione

Bellissimo ma pericoloso per l’ecosistema e doloroso per l’uomo a causa delle sue spine velenose.

Come riconoscerlo: Caratterizzato da lunghe pinne dorsali e pettorali simili a piume e una livrea a strisce verticali bianche e marroni/rosse.

Attenzione: Le sue spine sono velenose. La puntura causa forti dolori, ma la sua carne è commestibile e pregiata (previa rimozione delle spine).

Il Pesce Coniglio (Siganus luridus e Siganus rivulatus)

Pesce coniglio

Si tratta di erbivori voraci che stanno desertificando i fondali rocciosi brucando tutte le alghe.

Come riconoscerlo: Corpo ovale e compresso lateralmente, bocca piccola con denti simili a quelli di un coniglio. Il colore varia dal bruno al verde oliva.

Nota: Hanno spine velenose sulle pinne dorsali e anali, ma sono commestibili.

Il Pesce Flauto (Fistularia commersonii)

Pesce Flauto

Come riconoscerlo: Impossibile sbagliarsi. Ha un corpo estremamente lungo e sottile, muso a forma di tubo e una coda che termina con un lungo filamento. È un predatore vorace di piccoli pesci.

Il Calamaro di Lesson (Sepioteuthis lessoniana)

Un Calamaro di Lesson catturato a Lampedusa dalla scogliera.
Un Calamaro di Lesson catturato a Lampedusa dalla scogliera.

Questa specie è un tipico esempio di migrante lessepsiano (entrato dal Canale di Suez) che si sta stabilizzando nel Mediterraneo centro-orientale, con avvistamenti sempre più frequenti anche nelle acque italiane.

Come riconoscerlo:

A differenza del calamaro comune, le sue pinne non sono confinate alla parte finale del corpo, ma corrono lungo quasi tutta la lunghezza del mantello. Questo lo rende molto simile a una seppia a una prima occhiata. Il mantello è robusto e di forma ovale. Ha una straordinaria capacità di cambiare colore (mimetismo), spesso mostrando striature trasversali o macchie iridescenti quando è eccitato o in caccia.

Non tutte le specie aliene sono “invasive” (ovvero dannose), ma nel Mediterraneo il ritmo di introduzione è così alto che l’equilibrio biologico originale è seriamente a rischio. Conoscere questi pesci è il primo passo per proteggere il nostro mare.

Mauro Giuffrè

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