RASSEGNA stabilizzatori: con questi la barca non “balla” più

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Stabilizzatori barca

Stabilizzatori barca

Stabilizzatori barca

Stabilizzatori barca

La parola d’ordine è stabilizzare. Fino a poco tempo fa erano solo i megayacht a potersi permettere appendici che escono dallo scafo e che si muovono per smorzare i movimenti indesiderati, grazie a delle pinne laterali mobili. Oggi, invece, esistono più sistemi per portare, anche a chi ha una barca di soli otto metri, i vantaggi di uno stabilizzatore. Soprattutto i cosiddetti “zero speed”, che funzionano anche all’ormeggio. Ma anche quelli che (molto meno costosi) smorzano i movimenti in navigazione e correggono l’assetto.

Stabilizzatori per barca: 6 modelli

Tra gli stabilizzatori giroscopici. i Seakeepers sono probabilmente i più noti. Hanno la parte rotante mantenuta sottovuoto per aumentare la velocità di rotazione, riducendo così la massa necessaria. Il modello di base, il Seakeeper2 (giri/Rpm: 9000; coppia: 5,2 kNm; peso/mass: 188 kg, prezzo 19mila euro) è adatto per barche fino a 8 tonnellate circa otto metri; il maggiore, il Seakeeper 35 (giri/Rpm: 5150; coppia: 73 kNm; peso/mass: 1778 kg; prezzo circa 200mila euro) per yacht oltre gli 85’.

www.seakeeper.com

La linea MC2X Quick Gyro prevede nove modelli di stabilizzatori, dal modello MC2X5 (giri/Rpm: 4800; coppia: 5,5 kNm; peso/mass: 265 kg, prezzo circa 17.500 euro), all’MC2X56 (giri/Rpm: 3500; coppia: 56 kNm; peso/mass: 1400 kg) per barche di grandi dimensioni). La loro peculiarità prevede il sistema di rotazione del volano su asse orizzontale, invece che verticale. Per questo motivo, i cuscinetti subiscono meno attrito e mantengono temperature più basse, non necessitando così del raffreddamento ad acqua e di sottovuoto.

www.quicknauticalequipment.com

TOHMEI ARG
Anche la casa giapponese porta la sua competenza a disposizione dei natanti di dimensioni inferiori con il modello ARG 50T/65T (giri/Rpm: 4200; coppia: 5,0 kNm; peso/mass:
234 kg, prezzo circa 15.500, 11.600 €) pensato per barche dalle sette alle 10 tonnellate. Tra le sue peculiarità, il funzionamento anche a batteria con corrente continua. Il modello più grande di stabilizzatori giroscopici di questa azienda è l’ARG 375 (giri/Rpm: 3250; coppia: 37,5 kNm; peso/mass: 910 kg; prezzo: n.d.).

www.samos.it / www.antirollinggyro.com

ZIPWAKE
Gli interceptor della Zipwake correggono in automatico l’assetto, attenuando il rollio e il beccheggio. Oltre alla comfort di bordo, migliorano anche l’economicità di navigazione permettendo un .risparmio di carburante. Adatti a barche dai 20’ (6 m) in su, sono collegabili in serie a un’unica centralina elettronica, gestita da un pannello di controllo digitale con un giroscopio integrato, che automaticamente manda l’impulso agli Interceptor per correggere l’assetto. A partire da 2.000 euro.

www.saim-group.com

HUMPREE

Probabilmente gli interceptor giroscopici più noti. Lavorano attivamente e in maniera automatica per ridurre beccheggio, rollio e assetto su barche semiplananti o plananti dai 25 piedi. Offrono la funzione virata coordinata (Automatic Turn Control), con cui intervengono sull’angolo di sbandamento in manovra per ridurre il raggio di virata ed limitando le accelerazioni laterali a vantaggio del comfort. Prezzi da 7.500 euro circa.

humphree.seaenergy.it

ROTORSWING
Il sistema che sfrutta l’effetto Magnus (vedi nel testo). Combina i vantaggi della leggerezza e della funzionalità immediata (è totalmente operativo anche appena acceso) tipici una pinna con un ridotto aumento dell’attrito idrodinamico (se spento può anche essere installato in un recesso interno alla carena). Garantisce tre possibilità di utilizzo, in modalità Zero Speed, Cruising, tra i 4 e i 14 nodi e Rake, sopra i 14 nodi. Per scafi di grandi dimensioni.

www.daviddimarine.com

GIROSCOPIO

Tra gli stabilizzatori “per tutti”, la grande crescita recente è stata quella dei giroscopici (sembrano una palla). Come in una trottola, usano il loro rapido girare per mantenere l’equilibrio intorno all’asse di rotazione. A bordo s’installa (non importa dove, il giroscopio funziona anche se montato sul fly bridge) una massa rotante, la cui dimensione varia in funzione del dislocamento della barca. Quando la barca inizia a rollare, la massa si sposta in modo tale da mantenere stabile il suo asse di rotazione, smorzando, di fatto, il rollio.

Rispetto ai sistemi a pinna, diminuisce la resistenza all’avanzamento, poiché non hanno parti immerse. Hanno una maggiore facilità d’installazione e dimensioni più compatte, tanto da essere interessanti anche per barche dagli otto metri di lunghezza in su. Attenzione, però, il giroscopio per essere efficiente deve arrivare al suo normale regime di rotazione (Spool-up): il che significa che, per farlo passare da spento a operativo, servono circa 30 minuti (in questa fase il consumo è maggiore rispetto al normale utilizzo). Così come serve altrettanto tempo, se non il doppio, per lo spegnimento totale (Spool-down). Il difetto è il peso che si aggiunge (da qualche centinaio di kg alla tonnellata) e l’idea di avere una massa di quelle dimensioni in perenne movimento a bordo.

EFFETTO MAGNUS

La terza via possibile per stabilizzare la vostra barca è l’effetto Magnus: un cilindro rotante, immerso in acqua in movimento, tenderà a spostarsi dalla parte (o in basso o in alto) in cui la sua rotazione e il moto dell’acqua hanno verso opposto. Se la barca è all’ancora, il sistema funziona ugualmente, basta che sia il cilindro a muoversi. Meno costosi e pesanti dei giroscopi, hanno sempre parti immerse, ma circa un decimo rispetto a una pinna che fornisca l’equivalente spinta.

DIPENDE DAL PESO

La dimensione dello stabilizzatore va calcolata in funzione della coppia antirollio che sviluppa, cioè la forza con cui tende a raddrizzare le barca. Espresso in kiloNewton/metri è a spanne la seguente: uno stabilizzatore da 5 kNm per una barca di circa sette tonnellate; da 6,5 kNm se le tonnellate diventano 10; e su, fino a 130 tonnellate di dislocamento se i kNm prodotti sono 120.

CONTROLLO DIGITALE

Da un punto di vista dell’interfaccia utente, la situazione è abbastanza paritaria per i vari produttori: tutti hanno un pannello di controllo digitale direttamente sulla macchina e, spesso, c’è anche un’App da scaricare su telefonino o dispositivo connesso per gestire e monitorare il lavoro dell’impianto.

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