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Fino a pochissimi anni fa la stabilizzazione della barca, ovvero installare a bordo qualcosa in grado di smorzare il rollio dello scafo, era prerogativa delle grandi navi da diporto. Innanzitutto per le dimensioni dei sistemi preposti a questo compito (pinne che sporgono dall’opera viva), in secondo luogo per i costi. Per di più, questo tipo di stabilizzatori funzionavano solo con la barca in movimento. In tempi più recenti sono arrivati anche i cosiddetti “zero speed”: tengono ferma la barca anche quando è ormeggiata, che è la situazione più delicata quando ci sono ospiti a bordo.
L’altra strada, la sottile arte degli stabilizzatori giroscopici
Un grosso passo avanti è stato compiuto grazie agli stabilizzatori giroscopici, che non si oppongono al movimento aprendo o muovendo pinne immerse, ma applicando il principio del giroscopio. Cioè di uno strumento come la trottola che, sfruttando il suo movimento rotatorio, tende a mantenere una condizione di equilibrio proprio intorno all’asse di rotazione.In termini pratici: a bordo si installa una massa rotante, dimensionata in funzione della barca da stabilizzare, che si sposta in modo tale da smorzare il rollio della barca.
Vantaggi rispetto ai sistemi tradizionali? Meno resistenza all’avanzamento non avendo parti esterne allo scafo: sono assenti i fori passanti attraverso lo scafo, o se presenti sono molto più piccoli (nei modelli che abbisognano di acqua per il raffreddamento); maggiore facilità di installazione (la scatola che contiene il giroscopio può essere montata ovunque, anche sul fly bridge, funziona sempre, basta che ci siano delle parte strutturali in grado di sopportare la forza di diverse tonnellate, o meglio chiloNewtonmetri, che si oppone al rollio; dimensioni più compatte, tanto da essere interessanti anche per barche intorno ai 10 metri di lunghezza. C’è da specificare, tuttavia, che il giroscopio per essere efficiente deve arrivare al suo normale regime di rotazione (Spool-up): il che significa che per farlo passare da spento a operativo servono circa 30 minuti e in questa fase il consumo è maggiore della normale fase di utilizzo. Il tempo è richiesto, anche fino al doppio, per lo spegnimento totale (Spool-down).
Without stabilizers
Without stabilizers
With stabilizers
With stabilizers
La terza via, l’effetto Magnus
Inoltre c’è anche una terza via per la stabilizzazione. Sono i sistemi che sfruttano l’effetto Magnus: un cilindro immerso in acqua che scorre, poniamo, da sinistra verso destra se ruota in senso orario genera una spinta che va dal basso verso l’alto (in pratica genera una portanza, come per un’ala); se invece ruota in senso antiorario genera una deportanza, o spinta verso il basso (ovviamente i fenomeni sono opposti se l’acqua scorre nel verso opposto). Maggiore è la velocità di rotazione, maggiore è l’effetto generato. L’essenziale è che l’acqua sia in movimento rispetto al cilindro: ovvero se la barca è all’ancora il sistema funziona ugualmente basta che sia il cilindro a muoversi. Meno costosi e pesanti dei giroscopi, hanno sempre parti immerse, ma infinitamente più piccole delle pinne. Un singolo Magnus Rotor ha la stessa forza di sollevamento di una pinna da 1,4 m2 in funzione ZeroSpeed, e di 1,2 m2 a velocità di crociera, ma con una superficie di soli 0,14 m2.Nota utile: per stabilire la dimensione giusta dello stabilizzatore da installare pensate alla vostra barca in funzione del dislocamento e non della lunghezza. Molto a spanne il numero di kiloNewton metri, ovvero il valore della coppia antirollio è da scegliere in funzione della stazza: intorno ai 5 kNm è adatto a una barca di circa otto tonnellate; intorno ai 6,5 kNm le tonnellate diventano 10, se i kNm diventano 120, come nel più grande tra gli stabilizzatori qui presentati, le tonnellate della barca possono andare dalle 50 alle 130.
Da un punto di vista dell’interfaccia utente, la situazione è abbastanza paritaria per i vari produttori, tutti hanno un pannello di controllo digitale direttamente sulla macchina e spesso c’è anche un’app da scaricare su telefonino o dispositivo connesso per gestire e monitorare il lavoro dell’impianto. In conclusione allora, quale scegliere? Ogni soluzione ha i suoi pro e i suoi contro e, come spesso succede in barca, esiste la soluzione giusta per qualcuno, ma non esiste la soluzione universale perfetta per tutti. Noi vi diamo la vetrina, cosa comprare, poi, lo dovete decidere voi.
Seakeeper 2
Probabilmente il nome più noto tra i produttori di stabilizzatori giroscopici. Offrono due linee, la Recreational e la Heavy Duty che si differenziano per tipologia di utilizzo, ovviamente più intensa nel secondo caso, e per la durata della garanzia che per la linea HD è di quattro anni invece che due.
Grazie al sistema di rotazione del volano su asse orizzontale, i cuscinetti subiscono meno attrito raggiungendo temperature più basse: non necessitano del raffreddamento ad acqua e di sottovuoto a vantaggio della semplicità di installazione e manutenzione .
La casa giapponese, nota per i suoi prodotti per il mercato dei megayacht presenta i primi modelli destinati alle piccole installazioni e propone ARG 50T/65T, pensato per barche fino a 10 tonnellate. Tra le sue peculiarità, il funzionamento anche a batteria con corrente continua.
Sono correttori d’assetto intelligenti che attenuano il rollio della barca in navigazione, correggono il beccheggio e l’assetto di navigazione. Permettono cosi di aumentare il confort e risparmiare carburante. La gamma attuale degli Interceptor Zipwake è idonea per imbarcazioni da 20 a 60 piedi.
Non sfrutta l’effetto giroscopico, ma l’effetto Magnus (leggi nel testo). Oltre a essere funzionante appena acceso, garantisce tre possibilità di utilizzo, in modalità Zero Speed, Cruising, tra i 4 e i 14 nodi e Rake, sopra i 14 nodi.
3 commenti su “Con gli stabilizzatori “new generation” addio nausea (anche senza avere il mega yacht!)”
Gianluigi Da Campo
ho una barca a vela di 9,30 mt, desidero sapere se uno stabilizzatore può essere utile per non far soffrire il mal di mare a mia moglie e che tipo ,misure e costi mi consigliate .
Grazie
dipende se ha bisogno di uno stabilizzatore o di un correttore di assetto! Può contattare i vari marchi per farsi un’idea di quali possano essere le soluzioni più vantaggiose per lei.
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3 commenti su “Con gli stabilizzatori “new generation” addio nausea (anche senza avere il mega yacht!)”
ho una barca a vela di 9,30 mt, desidero sapere se uno stabilizzatore può essere utile per non far soffrire il mal di mare a mia moglie e che tipo ,misure e costi mi consigliate .
Grazie
Salve ho una Manó 27,50 cosa mi consigliate?
Buongiorno Salvatore,
dipende se ha bisogno di uno stabilizzatore o di un correttore di assetto! Può contattare i vari marchi per farsi un’idea di quali possano essere le soluzioni più vantaggiose per lei.
Un cordiale saluto,
La redazione