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In un anno speciale come questo, in cui Barche a Motore celebra i suoi 35 anni di edicola, ho ripensato ai racconti che ho avuto la fortuna di scrivere: storie diverse tra loro, ma unite dallo stesso filo fatto di mare, passione e quella capacità tutta italiana di reinventare la tradizione senza rinnegarla. Questa è una selezione di quelle che più mi hanno accompagnato lungo il 2025, e che meglio raccontano il modo in cui vivo e racconto la nautica a motore.
La top five delle storie più interessanti che ho scritto quest’anno
Qui sotto trovate cinque storie che ho scelto tra quelle scritte nel corso dell’anno. Non seguono un ordine cronologico né una classifica di importanza: sono semplicemente quelle che, per un motivo o per un altro, mi sono rimaste più addosso. Spero possano farvi compagnia in queste feste come lo hanno fatto con me mentre le raccontavo.
1. Il rombo del lago: la leggenda di Tullio Abbate
28 luglio 2025. Immaginate il Lago di Como, uno specchio d’acqua dove il silenzio viene rotto da un rombo di tuono. Non è un temporale, ma il battito cardiaco della motonautica italiana. La storia del Cantiere Tullio Abbate è un’epopea di velocità, innovazione e passione che si tramanda di generazione in generazione. Tullio ha fatto di un cantiere artigianale un laboratorio di innovazione, trasformando sfide agonistiche in motori di progresso tecnologico. Da quel primo 715 in vetroresina del 1969 ai suoi 13 trionfi nella Centomiglia del Lario, fino a collaborazioni con designer come Giorgetto Giugiaro e celebrità come Michael Schumacher e Ayrton Senna, il cantiere ha sempre mantenuto un mantra sacrosanto: “il peso è nemico della velocità”. Oggi, guidato da Tullio Jr., il cantiere continua a evolversi senza perdere le sue radici.
2. Rio Yachts, i mitici motoscafi italiani nati da un viaggio di nozze
30 luglio 2025. Sembra una storia da film, ma è la pura verità. Nel 1961, Luigi e Anna Scarani tornano dalla Costa Azzurra da una luna di miele trasformata in epifania nautica. Decidono che quella passione non rimarrà un ricordo da cartolina: diventerà un’impresa. Così nasce Avionautica Rio, con barche in mogano che sfilavano nei porti come dive sul tappeto rosso. Mi piace quando una storia di fondazione ha questo sapore: romantico ma concreto, visionario ma radicato nel reale. Rio ha saputo fare qualcosa di raro: evolversi senza tradire. Dal lancio della Rio 310 negli anni ’70 – quella “Fiat 600 del mare” che democratizzò la nautica con 50.000 unità vendute – fino al passaggio generazionale di Piergiorgio Scarani nel 2000, il cantiere ha sempre mantenuto intatto lo spirito: barche costruite come “abiti sartoriali”, dove ogni cliente entra in famiglia. Oggi Rio produce fra i 34 e i 58 piedi con linee come Daytona (per chi ama la festa in giornata) e Le Mans (per il comfort di crociera).
3. Addio a Karim Aga Khan. 3 barche mitiche del Principe
5 febbraio 2025. Con la scomparsa di Karim Aga Khan IV, il mondo ha perso un grande visionario. Non era solo un armatore: era un uomo che capiva che il mare poteva essere un palcoscenico per l’eccellenza. Destriero, che nel 1992 attraversò l’Atlantico in 58 ore e 34 minuti stabilendo un record ancora imbattuto dopo trent’anni. Shergar del 1983, con i suoi 45 nodi e la straordinaria armonia tra potenza (16.000 cavalli totali) ed eleganza. Alamshar, quel progetto audace degli anni ’90 che voleva spingersi a 65 nodi. Mi ha sorpreso scoprire come la storia di queste barche fosse la storia del sogno stesso dell’Aga Khan: non era solo velocità e innovazione, era la ricerca di un limite da oltrepassare. E quella ricerca lo portò a fondare la Costa Smeralda, trasformando 1.800 ettari di Sardegna in un paradiso esclusivo. Una volta disse che non bastano i soldi per fare certe cose – e aveva ragione. Servono visione, coraggio e una comprensione profonda di cosa significhi eccellenza.
4. Riccardo Pozzoli, il giovane manager che ha fatto rinascere un Sonny Levi in legno del 1971
10 marzo 2025. La passione per la nautica classica non è una nostalgia: è una scelta consapevole. Riccardo Pozzoli, 39 anni, Creative Director al brand Persol di Luxottica, ha scoperto il fascino senza tempo quando ha trovato il suo CANAV Rudy del 1971, uno scafo disegnato dal leggendario Renato “Sonny” Levi. La barca era ferma da 15 anni. Avrebbe potuto comprare una nuova, ma ha scelto diversamente: la ha restaurata. Fasciami, cromature, interni – restauro completo da cima a fondo, mantenendo però i motori Perkins originali del ’71, che dopo una revisione funzionano ancora perfettamente. Mi piace la sua risposta quando gli ho chiesto perché non una barca nuova: “Amo il legno e il calore che trasmette. Non mi interessa avere un’interfaccia digitale sofisticata; per me, l’esperienza della navigazione è fatta di momenti autentici.” Ecco il contrasto affascinante: il suo lavoro è immerso nel digitale (social, influencer marketing, Condé Nast), ma la sua vita è totalmente analogica. Sul Lago Maggiore, con sua moglie e i bambini, ha riscoperto un piacere semplice: il mare come avventura autentica, dove ogni intoppo diventa parte del fascino.
5. Toy Marine: il fascino senza tempo delle lobster all’italiana
9 dicembre 2025. Aldo Tomasina racconta come tutto è iniziato: “Nasco velista, e guardavo solo le barche a vela. Poi negli Stati Uniti ho scoperto le lobster boat americane e me ne sono innamorato.” Un colpo di fulmine, ma con una riflessione: “Gli americani sono bravi assemblatori, ma nell’armonia delle forme noi italiani siamo imbattibili.” Con Alessandro Novella e il supporto di Nauta Design, Tomasina decide di fare le lobster boat all’italiana – fedeli alla tradizione americana ma con stile mediterraneo. Il risultato è straordinario. Il Toy 36, pietra miliare del cantiere, conserva i tratti essenziali della lobster: bordo libero basso, grande pozzetto, tuga bassa e protetta. Ma con linee più armoniche. Non una copia, ma una reinterpretazione. Oggi la gamma spazia dal Toy 36 (weekender) al Toy 72 (vera barca da crociera), passando per il versatile Toy 51. Ma la cosa che mi affascina di più è la filosofia: Toy Marine è “un atelier del mare”. Ogni armatore è seguito “passo dopo passo” nelle scelte di materiali e dettagli. Soluzioni tagliate addosso come abiti sartoriali. In un’epoca di standardizzazione, Toy resiste: piccolo, attento indipendente. Proprio come dovrebbe essere un vero cantiere.
*Lasciate che mi presenti
Sono Giacomo Barbaro, collaboratore di Barche a Motore. La mia passione per la barca a vela mi ha fatto conoscere il mare. Anche se resto un profondo amante della pace e del silenzio che si prova a scivolare sulle onde spinti soltanto dal vento, scrivere per Barche a Motore mi ha fatto apprezzare anche il “lato cattivo” della nautica: velocità, adrenalina e quella sottile eccitazione che nasce quando accendi quattro motori e lo scafo entra in planata. Non è tradimento, è evoluzione. Nato e cresciuto lontano dal mare, oggi vivo circondato dall’acqua e mi muovo con una piccola barca a motore per la mia città: Venezia. Tra i canali, la laguna e il ronzio di un fuoribordo, ho capito che la nautica non ha lati buoni e cattivi – ha solo storie diverse da raccontare.
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