Nuova tassa barca alle Baleari? Ecco cosa devi sapere

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Foto d’archivio

Circola da qualche settimana la notizia della volontà del governo delle isole Baleari di introdurre una nuova tassa sulle imbarcazioni, sulla falsa riga di quanto avvenuto anni fa in Italia, e del possibile esodo degli armatori dall’arcipelago spagnolo. È davvero così?

Siamo andati ad approfondire la questione e abbiamo scoperto che, in realtà, il governo locale promuove una nuova tassa sui beni di lusso non produttivi, incluse le imbarcazioni, in capo alle persone giuridiche (società).

Gli effetti per la nautica delle Baleari, avvertono le associazioni degli imprenditori, potrebbero pesanti, con la possibilità che imbarcazioni e yacht di lusso facciano rotta verso altri porti della Spagna e del Mediterraneo.

Ma è bene fare chiarezza fin da subito: non si pagheranno “tasse di stazionamento” se deciderete di andare con la vostra barca alla Baleari.

Tassa sulle imbarcazioni, cosa sta succedendo?

Lo scorso 7 febbraio, la Commissione Finanze del Parlamento delle Isole Baleari ha approvato una proposta non legislativa che invita il Governo a studiare l’attuazione di una nuova tassa per le persone giuridiche (società) sui beni di lusso non produttivi, come immobili commerciali e non (non necessari all’attività economica dell’azienda), veicoli con più di 200 cavalli, yacht, aerei o opere d’arte e gioielli. La proposta, avanzata da Més per Mallorca, partito di sinistra al governo, è vista con favore da diversi movimenti sociali ed ecologisti. Trova, però, il rifiuto di associazioni datoriali come la Confederazione delle Associazioni Imprenditoriali delle Baleari (CAEB) e l’Associazione degli impianti sportivi nautici delle Isole Baleari (ANADE).

Le ragioni di chi ha proposto la nuova tassa sulle imbarcazioni

Per giustificare questo provvedimento, Més per Mallorca sostiene, citando i dati di Oxfam Intermón (ONG parte della confederazione Oxafam International), che “le ultime crisi economiche hanno mostrato un aumento delle disuguaglianze”, mentre le tasse sono “uno strumento essenziale per sostenere i servizi pubblici e ridistribuire la ricchezza. La rappresentante di Més per Mallorca, Joana Aina Campomar, ha evidenziato che l’inflazione dei prodotti di base “aumenta come non mai“, mentre la ricchezza dei milionari nei settori alimentare ed energetico “aumenta di un miliardo ogni due giorni“.

Ciò significherebbe che accumulano, secondo Campomar citando i dati di Oxfam, il 13,9% del PIL mondiale, il triplo rispetto al 2000. “Questa elevata disuguaglianza nella ricchezza giustifica l’uso di strumenti fiscali per ridurla, evitando di penalizzare la crescita economica”, afferma Campomar, sottolineando che ciò consentirebbe di combinare due obiettivi fiscali: redistribuzione e crescita economica. “Una tassa di questo tipo è economicamente efficiente perché può incoraggiare un uso più produttivo dei beni“, afferma. Allo stesso modo, l’obiettivo sarebbe anche quello di “affrontare l’evasione e la frode fiscale di alcuni titolari che, in alcuni casi, non lo mettono (il bene) a proprio nome, ma a quello delle loro società, per non pagare la tassa di successione”, sostiene.

Le associazioni datoriali sono contrarie

Il 9 marzo il CAEB ha avvertito che l’applicazione di questa tassa “farebbe fuggire gli yacht verso altre destinazioni. In un comunicato, l’associazione datoriale ha espresso la sua “totale contrarietà” alla possibilità che una tassa di questo tipo venga approvata nell’arcipelago delle Baleari, poiché danneggerebbe “chiaramente non solo i porti” che accolgono gli yacht, “ma anche il tessuto commerciale e industriale delle Isole Baleari“.

Questa tassa è stata applicata in Catalogna e le barche, soprattutto in bassa stagione, se ne sono andate.“, spiega Andy Halcón, vicepresidente di ANADE. “Questa tassa non sarebbe efficace, poiché, a differenza di altri beni di lusso, le barche possono essere spostate verso altre destinazioni“. Il rischio è di provocare un esodo di imbarcazioni verso altre località, anche della stessa Spagna, distante poche miglia, perché si tratterebbe di un’imposta locale e non nazionale.

Sebbene sia possibile che la tassa abbia un impatto sul settore della nautica anche nella stagione turistica, è per la bassa stagione che gli imprenditori sono più preoccupati. Oggi le imprese che lavorano nella manutenzione degli yacht alle Baleari sono attualmente quasi 700, mentre nel 2008 non erano più di 200. “Il lavoro che si fa in inverno è un fattore importante per l’economia delle Isole Baleari. Rappresenta un fatturato diretto di circa 300 milioni di euro di PIL“, afferma Halcón. “La nostra più grande preoccupazione è che le imbarcazioni e gli yacht di lusso durante la bassa stagione virino verso altre destinazioni, cosa che ci danneggerebbe non solo perché partono, ma anche perché perderemmo un fattore importante di destagionalizzazione di cui il nostro territorio ha tanto bisogno“.

Evitare l’evasione fiscale

Dobbiamo avere un sistema fiscale non solo progressivo, ma anche equo. Pertanto, ciò che si persegue con questa tassa è evitare che alcune società incorporino beni non produttivi (che non hanno nulla a che fare con l’attività economica della società) con il solo scopo di pagare meno tasse “, spiega a Maria Antònia Truyols, economista, ex direttrice dell’Agenzia delle Entrate delle Isole Baleari (2009-2011) e deputata del PSIB (Partito Socialista delle Isole Baleari) in Parlamento.

Poiché l’imposta sulla successione è pagata solo da persone fisiche, sostiene Truyols, ci sono società che incorporano questi beni che vengono utilizzati per scopi personali “quando dovrebbero, ovviamente, essere tassati nell’ambito dell’imposta sulla successione come persona fisicaNon è una tassa che cerca maggiori entrate perché è dimostrato, come nel caso della Catalogna, che è una tassa che genera poche entrate. Ciò che si persegue sono le pratiche di evasione fiscale e ottenere una maggiore giustizia fiscale“.


L’esperienza italiana

Impossibile non pensare all’esperienza italiana della tassa di stazionamento, rivelatesi un vero e proprio flopQuella introdotta nel 2006 dall’ex governatore della Sardegna Renato Soru, poi peraltro bocciata nel 2008 da una sentenza della Corte di Giustizia europea, ha provocato un crollo immediato del 35% del fatturato di aziende legate ai servizi e al turismo nautico.

Quella voluta dal governo Monti nel 2011, che in teoria avrebbe dovuto garantire un introito di oltre 280 milioni di euro, ha assicurato incassi per appena 24 milioni, spingendo molti armatori a spostare le proprie imbarcazioni in acque francesi e croate.

Un’occasione per la nautica italiana?

La tassa sul possesso delle imbarcazioni in Italia, che ad onor del vero riguardava tutti, sia persone giuridiche che fisiche, è stata abolita nella Legge di Stabilità 2016. Se il governo delle Isole Baleari dovesse approvare questa nuova tassa sui beni di lusso non produttivi, ancorché applicabile alle sole persone giuridiche, forse gli armatori spagnoli potrebbero fare rotta proprio verso l’Italia e la Sardegna per trovare rifugio. Sarà questa un’occasione per la nautica italiana o uno stimolo ad una lotta all’evasione fiscale a livello europeo?

Voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere con un commento.

Giacomo Barbaro

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