Quando il più grande pilota italiano correva in barca: Tazio Nuvolari

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Tazio Nuvolari in barca
Tazio Nuvolari – Foto dall’archivio Vassena

Le immagini del leggendario pilota automobilistico Tazio Nuvolari (1892/1953) nei panni di motonauta sono rarissime, introvabili.

Quella che vi proponiamo qui sopra è stata realizza a Gardone Riviera nel 1935 poco prima di una competizione. Tazio è seduto su uno splendido scafo dei Cantieri Baglietto, il “Ravanello”, del pilota Theo Rossi di Montelera, equipaggiato di un motore Maserati V5 16 cilindri da 5000 centimetri cubi. Un vero e proprio “missile” per quei tempi.

La foto è in bianco nero ma il “Ravanello” (5,50 metri di lunghezza e 1,70 di larghezza) era di colore rosso: un colore che in qualche modo richiama l’idea di velocità nelle competizioni, anche su terra a quattro o due due ruote. Una barca molto performante uscita, come detto, dai Cantieri Baglietto nati nel 1854 dalla passione per la nautica di Pietro Baglietto e oggi ancora protagonisti nel settore dei superyacht.

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Nuvolari, il “Mantovano volante” anche in barca

Nuvolari, il “Mantovano volante”, oltre ad essere stato uno dei più grandi piloti dell’automobilismo di tutti i tempi, aveva un rapporto stretto con la velocità e uno stile di guida aggressiva, coraggiosa e spettacolare. Non abbiamo molte testimonianze in campo nautico di Nuvolari ma di una cosa siamo certi: difficilmente anche qui non avrà gareggiato al risparmio con il “gas” a tutta.

Dopo le prime uscite il Nuvolari motonauta lo ritroveremo ancora in acqua subito dopo il conflitto mondiale. Apparizioni con imbarcazioni della classe “Asso” progettate da Mario Verga e sempre più evoluti scafi a “tre punti” con una caratteristica fondamentale: la velocità grazie a motori potentissimi di derivazione automobilistica.

Solo problemi di salute lo costrinsero a ritirarsi altrimenti, sicuramente, il suo nome sarebbe apparso sull’albo d’oro di molte competizioni titolate anche nella motonautica.

Chi era Tazio Nuvolari

Del resto, Tazio Nuvolari da Castel d’Ario (Mantova) può fregiarsi di un palmares incredibile: 69 vittorie in moto (36 assolute, 33 di classe), 1 titolo di Campione d’Europa (1924), 2 titoli di Campione d’Italia (1924 e 1926), 3 primati internazionali di velocità. Allori ottenuti in sella ad Harley Davidson, Norton, Indian e la mitica Bianchi 350 “Freccia Celeste”.

Ma il capolavoro lo fece al volante con 92 vittorie (55 assolute, 37 di classe) con Bianchi, Chiribiri, Bugatti, Maserati, MG, Cisitalia, Ferrari e Alfa Romeo.

La leggenda racconta che spesso correva senza casco, con il vento tra i capelli sfidando la morte ad ogni competizione. Con sé portava sempre una tartaruga d’oro regalatagli nel 1932 dal poeta Gabriele D’Annunzio con la dedica: «All’uomo più veloce, l’animale più lento». Da allora Nuvolari la considerò un portafortuna.

Quella volta che comprai un motore per la barca da Tazio Nuvolari

Su Nuvolari possiamo raccontarvi un aneddoto curioso legato al mondo della motonautica. Nel 1946 Angelo Vassena, che poi divenne un grande pilota di motonautica e successivamente un apprezzato presidente della Federazione Italiana Motonautica, aveva 13 anni. Una mattina d’estate di quell’anno suo padre, Pietro, l’inventore, quello del sommergibile C3 che stupì il mondo per le sue imprese, disse al figlio di prepararsi perché dovevano fare un viaggio “lungo” sino a Mantova da un amico.

Da sinistra in primo piano, Angelo Vassena, Pietro Vassena con la moglie Rina nel 1948.
Da sinistra in primo piano, Angelo Vassena, Pietro Vassena con la moglie Rina nel 1948. Foto dall’archivio Vassena

Infatti, in quei giorni febbrili, la famiglia Vassena stava preparando uno scafo “Redan” per partecipare al Gran Prix Motonautico di Campione d’Italia. Le prove avvenivano alla Canottieri Lecco e lo scafo veniva trasportato, dal laboratorio-officina di Vassena nella centralissima via Cavour di Lecco, con una carretta a mano “guidata” da un altro figlio, Franco, con Angelo dietro a garantire l’equilibrio della barca. Poche centinaia di metri ma sufficienti per incuriosire i passanti e l’ilarità di alcuni.

Pietro Vassena alla Pavia-Venezia del 1953
Pietro Vassena alla Pavia-Venezia del 1953 – Foto dall’archivio Vassena

Morale: durante una prova il motore Laros 500 si sbiellò. Niente male non fosse altro che i pezzi di ricambio non si trovavano. Pietro telefonò a Osculati, niente; poi a Paolo Mora noto motonauta, niente. Miracolosamente, però, riuscì a trovare un Laros 500 usato da un suo amico proprio di Mantova.

Ed eccoci al viaggio. Vassena, con la sua Fiat 500 Giardinetta con i profili in legno, una bella mattina, con il figlio “Angioletto”, appunto, partì. Angelo racconta: «Chiedendo qua e là, trovammo casa dell’amico di mio padre. I due si abbracciarono e stettero un’oretta a parlottare mentre io curiosavo. Poi mio padre mi disse di aprire il portellone dell’auto e caricammo il motore. Infine, mi presentò il suo amico, Tazio mi disse si chiamava, e poi partimmo. Sulla strada verso casa papà mi spiegò che quel motore doveva essere vincente perché veniva dalla casa di uno che con la velocità aveva una certa confidenza. Sì, perché chi gli aveva venduto quel motore era nientemeno che Tazio Nuvolari. Solo qualche anno dopo capii che quello per me era stato un giorno davvero speciale, a tu per tu con uno dei piloti più forte ed amato dagli italiani in quel periodo. Proprio il grande Tazio Nuvolari. Se ci penso ora mi viene da sorridere».

Marco Corti

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