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Abbiamo testato il nuovo De Antonio 50 Coupé. Con questo 50 piedi il cantiere ha “surfato” a cavallo tra lo stile walkaround e un approccio più crocieristico. Da qui il nome, Coupé, che condivide la piattaforma del D50 Open (leggi qui il test), ma con un piano di coperta diverso. Lo scopo è offrire ai propri armatori qualcosa di adatto anche a condizioni meteo meno favorevoli per fare navigazioni più lunghe sempre protetti, soprattutto al timone.
De Antonio 50 Coupé
Il design è in totale continuità con quello che ha reso fino ad ora il brand spagnolo famoso in tutto il mondo. Bordo libero alto, poche curve e linee squadrate. La differenza con il modello open di pari lunghezza è data da una sovrastruttura che avvolge completamente la plancia di comando con parabrezza e vetrate sui lati ed è completata da un tetto rigido che arriva fino alla parte iniziale del prendisole di poppa, coprendo e proteggendo, dunque, anche l’intero pozzetto.
I due fuoribordo da 600 cavalli
Nel dettaglio l’hard-top è diviso in due parti: una verso prua con delle vetrate fatte a griglia che permettono alla luce di entrare, ma non sono apribili. Questo è esattamente in corrispondenza della plancia di comando e delle relative sedute, quattro totali. Sulle vetrate laterali ci sono due finestrini, uno per parte, che si aprono a scorrimento e permettono ad un po’ d’aria di entrare anche se, in giornate come queste, sembra non bastare mai, soprattutto quando non si sta navigando.
Il piano di coperta
L’altra parte, verso poppa, del top prosegue coprendo in parte anche il prendisole che, in base alla posizione del sole ed all’orientamento dello scafo, può risultare parzialmente coperto. Viste le condizioni potersi sdraiare anche all’ombra non lo considero uno svantaggio, anzi. Il solarium di prua, poi, è quasi altrettanto spazioso e senza ripari “strutturali”.
Il piano di coperta dispone di un prendisole con sotto, come da marchio di fabbrica De Antonio, i fuoribordo. In questo caso due Mercury V12 da 600 cavalli ciascuno. Separata, troviamo la zona pranzo con divano a C e un tavolino doppio che può essere unito. La copertura di questa sezione è ideata in modo tale da avere sopra un’apertura elettrica di dimensioni considerevoli per migliorare la circolazione dell’aria e quindi il comfort.
Di fronte, a servire questa area, una doppia postazione con wet bar dotato di piastra e lavandino, frigorifero, ghiacciaia e gavoni di stivaggio. Sottocoperta il layout “base”, così come per la versione open, vede una cabina armatoriale a prua, un bagno con wc separato e completo di box doccia e, a poppa, una dinette a “U” a tutto baglio trasformabile in letto matrimoniale grazie allo scorrimento del tavolino posizionato al centro.
Cabina di poppa
Al posto della dinette, l’armatore può avere due cabine doppie, con un secondo bagno. Per chi volesse un marinaio a bordo è possibile avere due doppie cabine e una per l’equipaggio (con un proprio bagno).
Cabina di prua
Come naviga questo De Antonio?
Per testarla siamo andati al porto di Lavagna, vicino a Genova, sede di Pedetti Yacht Sales, importatore esclusivo di De Antonio Yachts in Italia. All’uscita abbiamo trovato un vento deciso sopra i 12 nodi da scirocco, capace di alzare un’onda poco sotto il metro, decisamente fastidiosa. È la classica giornata in cui si va in cerca di una rada protetta per fermarsi a fare il bagno. La potenza di cui disponiamo è quella più “bassa” da 1.200 cavalli, erogati da due V12 Mercury.
Rispetto ai quattro motori da 300 cv, che avevo provato l’anno prima, noto subito una maggior maneggevolezza sul timone che è molto reattivo. I due motori hanno il vantaggio di ridurre i costi di gestione e manutenzione, anche se la ridondanza di quattro motori è sicuramente diversa da quella di due. Le condizioni non ci permettono di raggiungere la velocità di punta, che per come è configurata la barca dovrebbe essere intorno ai 45 nodi, ma ci attestiamo su una buona velocità di crociera a circa 30 nodi dove i due motori corrono a 4.500 giri con un consumo medio orario poco sopra i 190 litri ora.
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2 commenti su “Il walkaround da crociera. Test del De Antonio D50 Coupé (15 m)”
Bellissimo! Mi ricorda il ferro da stiro a carbonella che aveva la mia bisnonna
Concordo. Ma come si fa a concepire una barca così? Mi spiace anche per il cantiere che ci avrà messo i soldi e l’entusiasmo.