In Italia siamo pronti per la nautica elettrica? – INTERVISTA a Torqeedo

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Torqeedo Deep Blue R25

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Il tempo della mobilità elettrica sull’acqua per l’Italia sembra essere arrivato. Il marchio Torqeedo, tra i più grandi produttori di motori elettrici al mondo, ha deciso di puntare sulla nautica italiana strutturato una rete di vendita diretta sul territorio (leggi qui la news). Ci siamo fatti raccontare da Gennaro Giliberti, sales manager e key account Torqeedo per l’Italia, com’è la situazione, quali sono i punti critici e come si possono superare.

La nostra penisola è pronta per ad accogliere l’elettrico sull’acqua?

Soprattutto per i laghi stiamo ricevendo moltissime richieste, per esempio per fuoribordo con potenza intorno ai 20 cavalli. Va detto che per ora quella che va per la maggiore è l’applicazione commerciale, come per esempio le taxi boat. Il motivo è presto detto: l’uso intensivo consente di ammortizzare in 3-4 anni il prezzo, risparmiando sul carburante. Questo non toglie che siano molti i diportisti che usano già i nostri motori, soprattuto per chi vuole navigare in Aree Marine Protette o sui laghi.

E rispetto all’Europa, a che punto siamo?

Città come Parigi o Amburgo, per non parlare di Amsterdam, hanno già puntato sul piccolo trasporto sull’acqua in elettrico. Qui in Italia potremmo essere a buon punto, ma capita che manchino i posti dove caricarle. C’è la volontà, ma bisogna lavorare ancora dal punto di vista delle infrastrutture. Siamo di fronte a una vera rivoluzione, che però va gestita. Di certo il mercato è maturo per accogliere questo tipo di prodotti, anche perché portano con sé vantaggi importanti guardando al futuro.

In merito alle critiche all’autonomia delle barche con questo tipo di propulsione?

Quello che bisogna cambiare è l’approccio. Per fare le miglia che fa un piccolo motoscafo durante un’uscita giornaliera, le batterie di un motore elettrico sono più che sufficienti. Certo, non sono motori pensati per prestazioni estreme, ma anzi per una navigazione più lenta e tranquilla. Già a livello progettuale c’è la necessità di imbarcazioni studiate ad hoc per questo tipo di propulsione. Per una barca planante veloce per ora il motore elettrico non è la soluzione ideale. Su una barca di dimensioni più grande, dislocante, è sicuramente più facile, sia in termini di spazio, sia di peso. Se non si punta sulla velocità, ma su una navigazione più lenta anche le piccole dayboat e i tender offrono molte opportunità di sviluppo. È una questione di approccio e di consapevolezza del tipo di navigazione che si andrà a fare.

 

Gregorio Ferrari

 


 

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